Il futuro sta nella convivenza rispettosa delle diversità

Discorso di papa Francesco ai partecipanti alla Plenaria del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso

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Signori Cardinali, cari fratelli nell’Episcopato, cari fratelli e sorelle,

prima di tutto mi scuso per il ritardo. Le udienze sono state in ritardo. Vi ringrazio per la pazienza. Sono lieto di incontrarvi nel contesto della vostra Sessione Plenaria: porgo a ciascuno il più cordiale benvenuto e ringrazio il Cardinale Jean-Louis Tauran per le parole che mi ha rivolto anche a nome vostro.
La Chiesa cattolica è consapevole del valore che riveste la promozione dell’amicizia e del rispetto tra uomini e donne di diverse tradizioni religiose. Ne comprendiamo sempre più l’importanza, sia perché il mondo è, in qualche modo, diventato “più piccolo”, sia perché il fenomeno delle migrazioni aumenta i contatti tra persone e comunità di tradizione, cultura, e religione diversa. Questa realtà interpella la nostra coscienza di cristiani, è una sfida per la comprensione della fede e per la vita concreta delle Chiese locali, delle parrocchie, di moltissimi credenti.
Risulta dunque di particolare attualità il tema scelto per il vostro raduno: “Membri di differenti tradizioni religiose nella società”. Come ho affermato nell’Esortazione Evangelii gaudium, «un atteggiamento di apertura nella verità e nell’amore deve caratterizzare il dialogo con i credenti delle religioni non cristiane, nonostante i vari ostacoli e le difficoltà, particolarmente i fondamentalismi da ambo le parti» (n. 250). In effetti, non mancano nel mondo contesti in cui la convivenza è difficile: spesso motivi politici o economici si sovrappongono alle differenze culturali e religiose, facendo leva anche su incomprensioni e sbagli del passato: tutto ciò rischia di generare diffidenza e paura. C’è una sola strada per vincere questa paura, ed è quella del dialogo, dell’incontro segnato da amicizia e rispetto. Quando si va per questa strada è una strada umana.
Dialogare non significa rinunciare alla propria identità quando si va incontro all’altro, e nemmeno cedere a compromessi sulla fede e sulla morale cristiana. Al contrario, «la vera apertura implica il mantenersi fermi nelle proprie convinzioni più profonde, con un’identità chiara e gioiosa» (ibid., 251) e per questo aperta a comprendere le ragioni dell’altro, capace di relazioni umane rispettose, convinta che l’incontro con chi è diverso da noi può essere occasione di crescita nella fratellanza, di arricchimento e di testimonianza. È per questo motivo che dialogo interreligioso ed evangelizzazione non si escludono, ma si alimentano reciprocamente. Non imponiamo nulla, non usiamo nessuna strategia subdola per attirare fedeli, bensì testimoniamo con gioia, con semplicità ciò in cui crediamo e quello che siamo. In effetti, un incontro in cui ciascuno mettesse da parte ciò in cui crede, fingesse di rinunciare a ciò che gli è più caro, non sarebbe certamente una relazione autentica. In tale caso si potrebbe parlare di una fraternità finta. Come discepoli di Gesù dobbiamo sforzarci di vincere la paura, pronti sempre a fare il primo passo, senza lasciarci scoraggiare di fronte a difficoltà e incomprensioni.
Il dialogo costruttivo tra le persone di diverse tradizioni religiose serve anche a superare un’altra paura, che riscontriamo purtroppo in aumento nelle società più fortemente secolarizzate: la paura verso le diverse tradizioni religiose e verso la dimensione religiosa in quanto tale. La religione è vista come qualcosa di inutile o addirittura di pericoloso; a volte si pretende che i cristiani rinuncino alle proprie convinzioni religiose e morali nell’esercizio della professione (cfr Benedetto XVI, Discorso al Corpo Diplomatico, 10 gennaio 2011). È diffuso il pensiero secondo cui la convivenza sarebbe possibile solo nascondendo la propria appartenenza religiosa, incontrandoci in una sorta di spazio neutro, privo di riferimenti alla trascendenza. Ma anche qui: come sarebbe possibile creare vere relazioni, costruire una società che sia autentica casa comune, imponendo di mettere da parte ciò che ciascuno ritiene essere parte intima del proprio essere? Non è possibile pensare a una fratellanza “da laboratorio”. Certo, è necessario che tutto avvenga nel rispetto delle convinzioni altrui, anche di chi non crede, ma dobbiamo avere il coraggio e la pazienza di venirci incontro l’un l’altro per quello che siamo. Il futuro sta nella convivenza rispettosa delle diversità, non nell’omologazione ad un pensiero unico teoricamente neutrale. Abbiamo visto a lungo la storia, la tragedia dei pensieri unici. Diventa perciò imprescindibile il riconoscimento del diritto fondamentale alla libertà religiosa, in tutte le sue dimensioni. Su questo il Magistero della Chiesa si è espresso negli ultimi decenni con grande impegno. Siamo convinti che per questa via passa l’edificazione della pace del mondo.
Ringrazio il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso per il prezioso servizio che svolge, e invoco su ciascuno di voi l’abbondanza della benedizione del Signore. Grazie.

A Vienna incontri internazionali: KAICIID e RELIGIONS FOR PEACE per il dialogo e la cooperazione

 

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lisa palmieri-billig.

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Vienna, centro di diversità nella cultura mitteleuropea nell’epoca precedente la sua obliterazione durante la buia notte del nazismo, sembra ora essere ritornata ai suoi antichi splendori.

Un fantastico e vivace incontro multireligioso e multietnico si è svolto recentemente in questa città. Per sei giorni circa 1200 leader e rappresentanti di tutte le principali religioni del mondo, provenienti dai cinque continenti, si sono riuniti presso l’Hilton Park Hotel per due incontri separati ma collegati di 600 partecipanti ciascuno.

Il “King Abdullah Bin Abdulaziz International Center for Interreligious and Intercultural Dialogue (KAICIID)” con sede a Vienna, ha sponsorizzato i primi due giorni. Poi, dal 20 al 22 novembre si è svolta la nona Assemblea Mondiale di Religioni per la Pace, in collaborazione con KAICIID. I temi trattati sono stati, rispettivamente, “L’immagine dell’Altro: Educazione Interreligiosa e Interculturale” per il KAICIID e “Accogliere l’altro: una visione multi-religiosa della Pace” per Religioni per la Pace.

Certamente forum come questi non potrebbero avvenire oggi in Arabia Saudita, uno dei tre paesi fondatori del KAICIID assieme all’Austria e la Spagna, ma il re Abdullah sembra intento a cominciare con le riforme dall’esterno con la speranza che possano finalmente fare breccia nel suo paese. Questa, almeno, sembra essere l’interpretazione prevalente di molti tra i leader religiosi di tutte le fedi che hanno partecipato sia al KAICIID che alle assemblee di RFP.

Le due organizzazioni sono completamente indipendenti, ma cooperano su progetti vitali che promuovono l’educazione al dialogo, rispetto e tolleranza.

Il Cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Consiglio Pontificio per il Dialogo Interreligioso, rappresentando la Santa Sede in veste di Osservatore fondatore di KAICIID, si è rivolto all’Assemblea nella sessione inaugurale. Ha sottolineato che è necessario “stare attenti a non presentare la religione degli altri in cattiva luce nelle scuole, nelle università, nei mass media e, in particolare, nel discorso religioso […] e di considerare la diversità […] come una ricchezza, non come una minaccia.” Questo tema è stato poi ripreso in tutti gli interventi seguenti.

Il Segretario Generale del KAICIID, Faisal Bin Muaammar, ha annunciato accordi concreti di cooperazione sul tema dell’educazione, allo scopo di “perfezionare la comprensione e la costruzione di rapporti migliori che diminuiscano le tentazioni di estremismo.” I partner internazionali comprendono l’Unione Africana, l’Organizzazione Islamica per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (ISESCO), la Scouts World Foundation e l’UNESCO. Le questioni interreligiose e interculturali fondamentali saranno affrontate il prossimo anno nel nuovo formato “Policy Network Globale” da esperti dei Ministeri dell’Istruzione, degli Affari Religiosi e dell’Integrazione di tutto il mondo.

Il rabbino David Rosen, Direttore Internazionale dell’AJC (American Jewish Committee) per il Dialogo Inter-Religioso e membro fondatore del Consiglio di Amministrazione di KAICIID insieme con i leader religiosi dell’Islam, del cristianesimo, del buddismo e dell’induismo – è anche un Presidente internazionale delle Religioni per la Pace. Alla assemblea di apertura di RfP, ha illustrato l’essenza di “accogliere l’altro”, facendo riferimento al racconto di Abramo nella Torah, che corse fuori dalla sua tenda nel deserto per accogliere tre stranieri. Non sapeva che in realtà erano degli angeli, “ma vide l’angelo in ogni essere umano”, ha detto. In risposta ad un commento di un delegato senegalese che lamentava la mancanza di rispetto con cui gli africani sono spesso trattati in Europa, il rabbino Rosen ha risposto: “Dobbiamo anche vedere il Divino in noi stessi e non permettere a noi stessi di essere umiliati.

I delegati alla nona Assemblea Globale di Religioni per la Pace provenivano da una rete di 90 Consigli e gruppi nazionali interreligiosi, da cinque Consigli regionali, dal Consiglio mondiale e dalle reti globali delle donne e dei giovani religiosi baha’i, buddisti, cristiani (tutte le denominazioni), indù, animisti, Jainisti, ebrei, musulmani, sikh, scintoisti, taoisti e zoroastriani. La delegazione italiana era composta dal leader della sezione di RfP e da osservatori fraterni della comunità di S.Egidio e dei movimenti dei Focolari, per un totale di dodici persone circa.

Diversamente da molti altri gruppi impegnati nel dialogo interreligioso, nessuna religione è dominante in RfP. Fondata nel 1960 da un nucleo internazionale di leader multi-religiosi, RfP continua a operare come organizzazione totalmente interreligiosa.

Padre Miguel Ayuso, Segretario del Consiglio Pontificio per il Dialogo Interreligioso, ha partecipato alla assemblea RfP in veste di osservatore delegato della Santa Sede. Un altro esperto del Vaticano presente all’incontro era l’arcivescovo Felix Machado, che è stato in precedenza sottosegretario del Consiglio Pontificio ed è ora presidente della Federazione delle Conferenze Episcopali dell’Asia (FABC), oltre ad essere arcivescovo della diocesi di Vasai in India.

Mons. Machado ha condiviso i suoi sentimenti di profondo impegno per il dialogo interreligioso, e quindi anche di “Religioni per la Pace”, che si è “distinta per il dialogo a tutti i livelli, anche nella società civile”. “Fin dall’inizio”, ha detto,« abbiamo trovato un terreno solido, privo di sincretismi.” Ha espresso apprezzamento per la dichiarazione finale di RfP, che richiama l’attenzione alla necessità che tutte le religioni e le varie organizzazioni lavorino per eliminare tutte le forme di intolleranza e discriminazione da parte degli Stati, della società civile, dei gruppi religiosi, tra i leader e tra gli individui, e che si collabori con urgenza “attraverso l’azione multi-religiosa […] per superare la nuova minaccia per la pace: la crescente ostilità verso il diverso.”

Il dialogo è essenziale”, ha detto S.E. Mons. Machado. “L’odio comincia attraverso la non-comunicazione, quando ci limitiamo a vederci, ma non parliamo mai, non comunichiamo mai. Il dialogo non porta frutti immediati ma i leader religiosi possono lentamente, costantemente, rendere il dialogo accettabile nelle loro comunità.”

Ha ricordato quando presentò le preghiere del rabbino Abraham Heschel ai cattolici indiani, e le opere di Ben Israel, poeta ebreo di Bombay i cui scritti sono in Marathi, lingua parlata da 60 milioni di persone nella zona di Mumbai.

Il dott. Gunnar Stålsett, vescovo emerito di Oslo della Chiesa di Norvegia, uno dei Presidenti Internazionali delle Religioni per la Pace, moderatore del Consiglio europeo dei leader religiosi e membro del Comitato del Premio Nobel della Pace, ha pronunciato un vibrante discorso sulla prevenzione e trasformazione dei conflitti, con riferimento alla situazione in Europa.

Ha parlato in particolare circa i pericoli di un ritorno all’estremismo fascista. In risposta alle “atrocità indicibili” di un terrorista norvegese che ha commesso un massacro ad un raduno giovanile “con il pretesto di salvare l’Europa dall’assalto dell’Islam”, ha detto, “la nostra risposta deve essere quella di onorare il contributo positivo dell’Islam nella storia europea. Non ci devono essere dubbi dopo questa assemblea, l’Islam appartiene al passato, al presente e al futuro dell’Europa”.

Mons. Stålsett ha anche ricordato la recente commemorazione ebraica, cristiana ed islamica del 75° anniversario della Kristallnacht a Vienna quando “più di 1.400 sinagoghe furono distrutte in Germania e in Austria nella prima grande manifestazione del piano di Hitler di annientare gli ebrei europei.”

“Che non ci sia alcun dubbio”, ha aggiunto, “che da questa piattaforma, in nome delle religioni per la pace, noi condanniamo in modo inequivocabile ogni forma vecchia e nuova di antisemitismo […] In quanto servitori delle religioni del mondo, noi siamo qui a chiedere ai cittadini europei, ai loro leader e alle istituzioni di moltiplicare i loro sforzi per porre un freno alla crescente proliferazione di gruppi neonazisti e partiti politici estremisti.”

In un messaggio inviato a Religioni per la Pace, Papa Francesco ha chiesto la cooperazione multi-religiosa per terminare l’indifferenza alla violenza nel mondo.

I diritti umani, ivi compresa la libertà di religione e la libertà dell’individuo di credere o non credere, sono stati sottolineati nel corso degli incontri.

Dopo la lettura della “Dichiarazione di Vienna” finale, il dott. William F. Vendley, segretario generale di RfP ha detto: “Tutte le tradizioni di fede chiariscono che accogliere l’altro è un imperativo religioso. Questo impegno può guidare l’azione multi-religiosa per la pace, antidoto alla crescente ondata di ostilità.”

La sessione di chiusura ha visto alcuni eventi variegati e significativi.

Leader religiosi provenienti dalla Corea del Nord e dalla Corea del Sud sono saliti sul palco insieme, hanno unito le mani, si sono inchinati, e hanno chiesto alla famiglia di RfP di pregare e lavorare per la pace nella penisola coreana. Mons. Igino Kim Hee-joong, presidente della Conferenza coreana per RfP ha detto: “Anche se la Corea è divisa tra nord e sud, nelle nostre comunità religiose non siamo divisi. Stiamo già eseguendo la riunificazione.”

Il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I è arrivato poco prima della fine per salutare il gruppo. “Il tema […] di accogliere l’altro non poteva essere più appropriato e opportuno di adesso. […] Stiamo bussando a tutte le porte in cerca di pace, in cerca di co-esistenza, in cerca di amore”, ha detto.

S.E. Sheikh Shaban Mubajje, Gran Mufti del Supremo Consiglio Musulmano dell’Uganda e co-moderatore del Consiglio Africano dei leader religiosi di RfP ha detto: “Abbiamo bisogno di una piattaforma comune per lavorare sui problemi quotidiani di tutte le persone.”

Il Venerabile Maestro di Dharma Sitagu Sayadaw del Myanmar ha dichiarato: “Trovando ponti di cultura e religione, siamo in grado di ridurre i conflitti.”

 

 

Nelson Rolihlahla Mandela

L’Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna si unisce al mondo in lutto per rendere omaggio a colui che meglio ha rappresentato i diritti umani neilla storia recente, il Presidente Nelson Rolihlahla Mandela. In questa triste circostanza porgiamo le nostre più sentite condoglianze alla famiglia Mandela e all’intera nazione del Sudafrica.

Nel 1990, all’età di 72 anni, al suo rilascio dopo 27 anni di reclusione per reati politici contro il governo dell’apartheid, avvicinò i suoi oppressori e si adoperò per una trasformazione pacifica, traghettando verso la democrazia un paese in cui la minoranza era oppressa dalla paura di ciò che il futuro potesse riservare. Grazie al perdono dimostrato da Mandela e alla gentilezza che ha elargito, gli affiliati dell’African National Congress, di cui era il leader, hanno ascoltato il suo richiamo affinché in Sudafrica prevalessero la pace e la riconciliazione. Dalla miseria delle township – i ghetti riservati alla gente di colore – ai campi sportivi, alle comunità religiose, al Parlamento, Madiba, come il Presidente Mandela veniva affettuosamente chiamato, esercitò la sua speciale influenza in tutto il Paese.

La ISKCON ha avuto l’onore di ricevere il Presidente Mandela nel 1992 nella propria sede di Chatsworth, Sudafrica e di discutere con lui gli insegnamenti dell’antico testo della Bhagavad-gita durante un pranzo organizzato in suo onore presso il ristorante Govinda, all’interno del complesso del tempio. Egli mostrò ammirazione per il messaggio contenuto nella Bhagavad-gita, che enfatizza l’uguaglianza tra tutti gli esseri viventi che, quali figli di Dio, hanno il diritto di partecipare dei Suoi doni senza distinzioni e di essere trattati con rispetto e dignità.

Dopo essere diventato il primo Presidente eletto democraticamente nella storia del Paese, Mandela fece di nuovo visita al tempio Hare Krishna e in questa sede tenne un discorso rivolto alla comunità induista, che conta 10.000 membri, e alla nazione intera. L’occasione era quella della celebrazione religiosa di Diwali, la Festa delle Luci, che corrisponde al Capodanno induista. Questa festa onora il ritorno del grande Sri Rama ad Ayodhya, la capitale del regno, dopo un esilio durato quattordici anni, dove fu incoronato Re. La comunità riconobbe significative similitudini tra le difficoltà affrontate da Rama e la sua conseguente vittoria finale con quelle del Presidente Mandela.

Mandela fu particolarmente attento nel rispettare la varietà delle diverse lingue, delle culture e delle tradizioni spirituali di quella che divenne famosa come la “nazione arcobaleno” mentre la nuova costituzione garantiva a tutti i Sudafricani diritto di espressione e di libertà religiosa. Questa ispirazione portò il progetto ISKCON “Cibo per la Vita” ad organizzare il Festival dei Bambini della Nazione Arcobaleno, con la partecipazione del Presidente Mandela quale ospite d’onore. L’evento si tenne nello stadio King’s Park Soccer, dove si riunirono 50.000 bambini con i loro insegnanti. Dopo il suo discorso di presentazione, Mandela si trattenne allo stadio per più di cinque ore, assistendo ai vari spettacoli tenuti dai piccoli partecipanti. Egli incoraggiò i giovani ad eccellere a scuola, a sfruttare i diritti che erano loro concessi e li esortò ad apprezzare quanto le generazioni venute prima di loro avessero combattuto per la libertà di cui oggi loro godevano. Il quotidiano Mercury citò una sua frase in cui diceva come questo fosse: “Il giorno più felice della mia vita!”.

Mandela è stato molto più di un paladino dei diritti umani, di un presidente di stato o il vincitore di un premio Nobel per la pace. Egli ha toccato la vita di ogni singolo Sudafricano, facendo sentire tutti seguiti e al sicuro; è stato di fatto il padre della nazione, nel vero senso del termine, con il suo impegno autentico per garantire al popolo un futuro migliore. Era leader, maestro ed esempio per tutto il mondo e rimarrà per sempre un simbolo di pace, di fede e di tolleranza.

I centri della ISKCON di Durban e del Sudafrica in questi giorni terranno delle funzioni speciali in onore del Presidente Nelson Mandela, che è stato nostro benefattore e amico. Possa Dio Supremo, Sri Krishna, benedire questa anima grande.

Parabhakti dasa (Mauro Bombieri) – ISKCON Communications Italy – Director e membro del Coordinamento Nazionale di RELIGIONS FOR PEACE/ItaliaMandela

KAICIID and Religions for Peace World Assemblies in Vienna

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Vienna was the center of a lively multiethnic six-day meeting in November, which saw KAICIID partners and Religions for Peace in its 9th World Assembly, discuss educational cooperation and the importance of dialogue

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Vienna, which was a hub of diversity and in Middle-European culture in the epoch preceding  its’ obliteration through the black night of Naziism, seems now to have turned full circle.

An amazingly vital multi-religious, multiethnic gathering took place in this city recently. For six days a total of approximately 1200 leaders and representatives of all the world’s major religions from the five continents gathered at the Hilton Park Hotel for two separate but related meetings – 600 attending each.

The King Abdullah Bin Abdulaziz International Centre for Interreligious and Intercultural Dialogue (KAICIID) housed in Vienna, sponsored the first two days. Then, from Nov 20 – 22 Religions for Peace partnered with KAICIID for its 9th World Assembly.  The themes were, respectively, “The Image of the Other: Interreligious and Intercultural Education” (KAICIID) and “Welcoming the Other: a Multi-Religious Vision of Peace” – (Religions for Peace).

Certainly forums such as these could not take place today in Saudi Arabia, one of the three founding member countries of KAICIID along with Austria and Spain, but King Abdullah seems intent to begin reforms abroad with the hopes he may eventually make inroads in his own country. This, at least, seems to be the predominant interpretation by many of the outstanding religious leaders of all faiths participating in both the KAICIID and RfP assemblies.

The two organizations are completely independent, but cooperate on vital projects promoting education for dialogue, respect and tolerance.

Cardinal Jean-Louis Tauran, President of the Pontifical Council for Interreligious Dialogue, representing the Holy See as a founding Observer of KAICIID, addressed the Assembly at its inaugural session.  He stressed that it is necessary “to be careful not to present the religion of the other in a bad light in schools, universities, the mass media and, in particular, in religious discourse….and to consider diversity…as a richness, not as a threat.”This theme was echoed in all presentations.

The Secretary General of KAICIID, Faisal Bin Muaammar, announced concrete educational cooperation agreements, based on “improving understanding and building better relationships that will lessen the temptations of extremism.” International partners will include the African Union, the Islamic Educational, Scientific and Cultural Organization (ISESCO), the World Scouts Foundation, and UNESCO. Key interreligious and intercultural issues will be tackled this coming year by a newly formed “Global Policy Network” of experts from Ministries of Education, Religious Affairs and Integration around the world.

Rabbi David Rosen, AJC’s International Director for Inter-Religious Dialogue (American Jewish Committee) – a founding member of KAICIID’s Board along with religious leaders of Islam, Christianity, Buddhism and Hinduism — is also an international President of Religions for Peace.

At the RfP opening assembly, Rabbi Rosen illustrated the essence of “welcoming the other” by referring to the Torah’s story of Abraham, who ran out of his tent in the desert to welcome three strangers.  He did not know they were actually angels, “but he saw the angel in every human being” said Rabbi David Rosen.  In response to a comment from a Senegalese delegate who lamented the lack of respect with which Africans are often treated in Europe, Rabbi Rosen replied, “We must also see the Divine in ourselves and not permit ourselves to be humiliated.

Delegates to the 9th global assembly of “Religions for Peace” came from a network of 90 national inter-religious Councils and groups, five regional Councils, one world Council and global networks of religious women and youth of the Baha’i, Buddhist, Christian (all branches), Hindu, Indigenous, Jain, Jewish, Muslim, Sikh, Shinto, Taoist and Zoroastrian faiths. The Italian RfP delegation composed of Chapter leaders and fraternal observers from the S.Egidio and Focolare movements, totaled about a dozen.

Contrary to many other groups engaged in inter-religious dialogue, no one religion dominates RfP.  Founded in the 1960s by an international nucleus of multi-religious leaders, it continues to operate as a totally interfaith organization.

Fr. Miguel Ayuso, Secretary of the Pontifical Council for Inter-Religious Dialogue participated in the RfP assembly as the Holy See’s observer delegate. Another Vatican expert present was Archbishop Felix Machado, who formerly served as Undersecretary of the Pontifical Council and is now Chairperson of the Federation of the Asian Bishops Conferences (FABC) as well as being Archbishop of the Diocese of Vasai in India.

Archbishop Machado shared his feelings of deep commitment to interreligious dialogue and therefore also to “Religions for Peace”, which has “distinguished itself for dialogue on all levels including grass roots. From the beginning” he said, “we found solid ground without syncretism.”  He expressed appreciation for RfP’s final declaration, which calls attention to the need for all religions and groups to eliminate all forms of intolerance and discrimination by states, by non-state actors, by civil society, by religious groups and leaders, and by individuals, working together with urgency “through multi-religious action…to overcome the new threat to peace – rising hostility toward the ‘other’.

Dialogue is essential” said H.E. msgr. Machado. “Hatred begins through non-communication, when we merely see each other but never talk, never communicate.  Dialogue does not bear immediate fruits but religious leaders can slowly, steadily, make dialogue acceptable in their communities.”

He recalls introducing the prayers of Rabbi Abraham Heschel to Indian Catholics, and the works of Ben Israel, a Jewish poet from Bombay who wrote in the Marathi language spoken in the Mumbai area by 60 million people.

Dr. Gunnar Stalsett, who is Bishop Emeritus of Oslo – Church of Norway, an International President of Religions for Peace, Moderator of the European Council of Religious Leaders and a member of the Nobel Peace Prize Committee gave a vibrant speech on conflict prevention and  transformation, with particular emphasis on the situation in Europe.

He spoke in particular about the dangers of a return to fascist extremism. In response to the “unspeakable atrocities” of a Norwegian terrorist who committed a massacre at a youth gathering “under the pretext of saving Europe from the onslaught of Islam”, he said, “Our response must be to honor the positive contribution of Islam to European history.  Let there be no doubt after this assembly; Islam belongs to the past, present and the future of Europe.”

Bishop Stalsett also recalled the recent Jewish-Christian-Muslim commemoration of the 75th anniversary of Kristallnacht in Vienna when “more than 1400 Synagogues were destroyed in Germany and Austria in the first major demonstration of Hitler’s plan to annihilate European Jewry.”

“Let there be no doubt”, he repeated, “from this platform, in the name of Religions for Peace; we unequivocally condemn every old and new form of anti-Semitism….As servants of world religions, we are here to call on European citizens, their leaders and institutions to multiply their attempts to curb an increasing number of neo Nazi groups and extremist political parties.”

A message from Pope Francis to Religions for Peace was read out in which he called for multi-religious cooperation to end indifference to violence in the world.

Human rights, including freedom of religion, and freedom for the individual to believe or not to believe, were stressed throughout the meetings.

After the reading of the final “Vienna Declaration”, Dr. William F. Vendley, Secretary General of RfP said, “All faith traditions make clear that it is a religious imperative to welcome the other.  This commitment can guide multi-religious action for peace, the antidote to the rising tide of hostility.”

The closing session included a few significant and varied happenings.

Religious leaders from both North and South Korea took the stage together and joined hands, bowed, and asked the assembled RfP family to pray and work for peace on the Korean peninsula. Archbishop Hyginus Kim Hee-joong, President of the Korean Conference on RfP said, “Although Korea is divided by north and south, in our religious communities we are not divided.  We are performing reunification.”

Ecumenical Patriarch Bartholomew I arrived just before the end to greet the assembly. He said, “the theme…welcoming the other, could not be more appropriate and timely than now.  …We are going to knock on all doors – looking for peace, looking for co-existence, looking for love.”

H.E. Sheikh Shaban Mubajje, Grand Mufti of the Uganda Muslim Supreme Council and co-Moderator of the African Council of Religious Leaders – RfP said, “We need to have a common platform to work on the common problems of all people.”

Dharma Master Most Venerable Sitagu Sayadaw, from Myanmar stated, “By finding bridges of culture and religion, we can reduce conflict.”