Il calendario multireligioso 2014

La sezione italiana di Religioni per la pace presenta per il quarto anno il calendario multireligioso. Vivace e di facile consultazione, è uno strumento di conoscenza dell’altro, di condivisione e integrazione

di Roberto Catalano

In un mondo sempre più globale, e quindi multiculturale e multireligioso, anche la scansione del tempo diventa inevitabilmente polifonica. Di certe feste, come il Diwali o il Ramadan, non si era mai sentito parlare fuori dai contesti indù e musulmani e, per quanto ci riguarda, noi italiani ne avevamo forse letto sui libri di scuola. Nulla più.

Oggi, invece, fanno parte del nostro quotidiano con le 4 milioni e trecentomila presenze provenienti dall’estero e residenti sul suolo italico. Se cambia la topografia della nostra popolazione, inevitabilmente cambiano anche le feste, le celebrazioni e le cadenze giornaliere, settimanali e mensili. O meglio, non cambiano, ma si arricchiscono di nuove entrate.

Il celebrare le feste degli altri e con loro le nostre è da sempre un processo integrativo sia a livello sociale che religioso. Per questo da vari anni sono nati tentativi di calendari che offrono uno spaccato del tempo vissuto secondo fedi e culture diverse, oggi sempre più conviventi. Particolare successo ha avuto e continua ad avere il tentativo della sezione italiana di Religioni per la pace, che anche per il 2014 ha pubblicato un calendario multireligioso particolarmente vivace e di facile consultazione. L’iniziativa è giunta al quarto anno ed è ormai entrata in molte scuole e in altre sedi istituzionali condivise. Molti sono anche i singoli che ne distribuiscono copie a vicini e conoscenti. Il calendario è efficace non solo per l’attraente policromia con cui si presenta, ma anche per la sua dimensione culturale divulgativa. Quà e là, nelle varie pagine, sono collocate citazioni di leader religiosi e delle Scritture delle varie tradizioni. Questo permette anche un approccio culturale di conoscenza dell’altro e della sua comunità.

Nei giorni scorsi il calendario multireligioso 2014 è stato presentato ufficialmente a Roma presso la Sala della Protomoteca, in Campidoglio, nel corso di una serata che ha raccolto circa centocinquanta partecipanti con un programma che comprendeva un saluto dell’assessore del Comune di Roma, Paolo Masini, brevi performance musicali di vari gruppi e riflessioni da parte di rappresentanti di diverse comunità religiose presenti nella capitale.

Nel corso della serata si è anche letta parte della Dichiarazione finale della IX Assemblea mondiale di Religioni per la pace, recentemente tenutasi a Vienna sul tema “Welcoming the other – A multireligious vision of peace”. Proprio a Vienna, riferisce Silvio Daneo, il dinamico protagonista di questa iniziativa all’interno del comitato italiano di Religioni per la Pace, «il calendario multireligioso stampato dalla nostra sezione italiana di Religioni per la Pace ha ottenuto un grande successo e vasto riconoscimento». Varie delegazioni – quella indiana, quella americana e quelle finlandese e sudafricana – hanno infatti chiesto di collaborare per poter diffondere l’iniziativa anche nei loro Paesi. Il calendario multireligioso italiano, per altro già stampato anche in inglese proprio a partire da quest’anno, diventa un’iniziativa internazionale per la promozione del riconoscimento e della valorizzazione dell’altro, delle sue celebrazioni e festività, per una vera conoscenza reciproca.

Ramadam, Veshak, Hanukah, Holi, Maha Shivratri entrano, quindi, nelle nostre case, insieme alle feste delle nostre culture e fedi per diventare patrimonio dell’umanità, come davvero sono.

Fonte: Città Nuova.it

DICHIARAZIONE FINALE IX Assemblea Mondiale RfP

Accogliere l’altro – Una visione multi-religiosa della Pace

IX Assemblea Mondiale di Religions for Peace

22 Novembre 2013

Vienna, Austria

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Noi – più di seicento guide religiose e persone di fede che rappresentano tutte le tradizioni religiose storiche e tutti i continenti del mondo – ci siamo riuniti a Vienna, in Austria, per la IX Assemblea Mondiale di Religions for Peace.

Proveniamo dalla famiglia mondiale di Religions for Peace formata da  90 consigli e gruppi  nazionali interreligiosi, cinque consigli continentali, un consiglio mondiale e reti internazionali di donne e di giovani di fede . Le nostre rispettive tradizioni religiose ci hanno chiamato a lavorare insieme per la pace.

Le precedenti assemblee mondiali di Religions for Peace ci hanno fatto individuare gli elementi positivi di Pace, le minacce alla Pace ed un consenso multireligioso frutto di valori condivisi in merito alla Pace. Ci impegniamo ad una azione comune animata da questi valori sui quali si fonda  l’imperativo ad  accogliere l’altro, che nella nostra visione della Pace è fondamentale.

Noi riaffermiamo gli elementi positivi della Pace che accomunano le nostre rispettive tradizioni:

–          La Pace è centrale nelle nostre religioni e le nostre diverse fedi ci obbligano a lavorare insieme per costruirla

–          L’amore, la compassione e l’onestà sono più forti dell’odio, dell’indifferenza e dell’inganno

–          Tutti gli uomini e le donne sono dotati di dignità umana, condividono una stessa identità umana, debbono prendersi cura l’uno dell’altro e sono chiamati a considerare i problemi affrontati dagli altri come i propri

–          Accettiamo la chiamata ad affiancare e sostenere chi è più vulnerabile, ed a promuovere società giuste ed armoniose

–          Consideriamo donne e uomini come partners uguali nei nostri sforzi per costruire  pace

–          I bambini rappresentano l’interesse preminente. Lo speciale stato dell’infanzia merita la nostra protezione e cura: dovrebbe avere la priorità nel ricevere le risorse delle nostre società

–          La trasformazione dei conflitti non violenti attraverso  il dialogo e la riconciliazione è alla base della costruzione della pace

–          L’uso delle armi nucleari e di tutte le armi di distruzione indiscriminata e di massa è immorale

–          Il progredire dello sviluppo umano e la protezione della terra fanno parte dell’impegno per la Pace.

Gli elementi positivi di Pace che condividiamo sono inseparabilmente legati alla nostra   comune chiamata  a confrontarci con le minacce alla Pace, che includono:

–          Il cattivo uso della religione  per avallare ogni forma di violenza compreso l’estremismo violento

–          La crisi spirituale  progressiva  che erode i valori che  sostengono la vita

–          La conflittualità violenta e la proliferazione di armi

–          Le ineguaglianze eccessive e crescenti, inclusa le violazione diffusa dei diritti fondamentali

–          La violenza contro le donne, l’abuso dei bambini e l’affievolirsi del sostegno alle famiglie

–          La povertà estrema, le malattie lasciate senza cura e la mancanza di opportunità su larga scala

–          Il degrado ambientale, l’esaurimento delle risorse naturali ed il  cambiamento climatico, ciascuno dei quali  minaccia la convivenza civile e lo  sviluppo dell’umanità.

Mentre riconosciamo che alcuni credenti tradiscono gli insegnamenti di pace delle loro fedi, non cessiamo per questo di impegnarci, in prima persona  e con le nostre comunità, per una cultura di Pace che faccia avanzare un benessere condiviso, fondato su un risanamento collettivo, sulla capacità di vivere insieme e su una sicurezza condivisa.

Ostilità Crescente

La IX Assemblea Mondiale di Religions for Peace richiama l’attenzione nei confronti di una nuova minaccia alla pace rappresentata da una crescente ostilità.

Siamo profondamente preoccupati per questa ostilità che va aumentando nella società, nonché  all’interno delle comunità religiose e fra le stesse. Essa rappresenta un’estensione dell’intolleranza e troppo spesso prende la forma della violenza. Vittime dell’ostilità sono spesso popolazioni vulnerabili, comprendendo in queste le minoranze etniche, religiose e linguistiche, nonché migranti, rifugiati, richiedenti asilo, profughi ed apolidi

Le ostilità emergono da tutti i settori della società:  governi, singoli individui, organizzazioni e gruppi sociali. Benché la libertà di religione e di credo sia sempre più valorizzata  internazionalmente,  tuttavia un numero crescente di  governi sta ponendo restrizioni sui credi e sulle pratiche religiose. Spesso alcune religioni sono collocate in una condizione  di inferiorità rispetto ad altre. La violenza settaria e tra comunità sta dividendo le società,  alimentando conflitti e distruggendo vite innocenti. L’ostilità sociale verso singoli e gruppi, alimentata da intolleranza e paura dell’altro, minaccia la dignità umana, il buon governo ed il benessere condiviso. Sempre  più, le persone sono perseguitate a causa della propria fede.

Intolleranza e violenza in tutte le loro manifestazioni sono ostacoli alla Pace. Esse aggravano in modo preoccupante  altre gravi minacce alla pace stessa. Le comunità religiose devono affrontare tali espressioni dell’ostilità verso l’altro come una minaccia urgente, ma anche come passaggio-chiave per contrastare altre minacce particolarmente critiche.

Accogliere l’altro – Una visione multireligiosa di Pace

La nostra visione multireligiosa di Pace include l’appello a tutte le persone di fede ad accogliere l’altro. Ciascuna delle nostre diverse tradizioni ci chiama ad una solidarietà profonda ed attiva, come pure ad un’empatia verso l’altro radicata in uno spirito di unità, valore profondamente sentito e condiviso fra le nostre comunità . Accogliere l’altro significa essenzialmente  rispetto ed accettazione reciproca.

Noi sosteniamo una forte promozione della tolleranza, un principio nutrito dal riconoscimento dei diritti umani universali, premessa  essenziale per accogliere l’altro.

Accogliere l’altro  rafforza e va oltre la tolleranza chiamando ogni comunità religiosa  a porsi con senso di solidarietà nei confronti della dignità, della vulnerabilità e del benessere dell’altro, con tutta la forza dei propri insegnamenti spirituali e morali. Tali insegnamenti sono specifici per ogni tradizione. Comprendono: l’impegno per la giustizia, la disponibilità a sacrificarsi per il bene degli altri, il farsi carico del dolore innocente, il rispondere al male con il bene, il cercare e diffondere perdono ed esprimere compassione senza esclusioni.

Accogliere l’altro  ci chiama a lavorare per procedere nella piena realizzazione della dignità umana attraverso una crescita integrale della persona.

In continuità con le precedenti Dichiarazioni dell’Assemblea, riconosciamo che accogliere l’altro invita ogni persona a cooperare, ad alimentare ed a custodire insieme il nostro bene comune, che include il rispetto della natura ed uno sviluppo in armonia con essa. La custodia della terra è un solenne dovere religioso.

Le comunità religiose, lavorando insieme, possono essere protagoniste  nel prevenire la violenza prima che esploda e la diffusione del conflitto quando questa si verifica, come pure guidare i propri membri nella ricostruzione delle società lacerate dalla guerra. Le risorse eccessive dedicate alle armi sarebbero meglio spese per alleviare la povertà, fare passi avanti nell’educazione e nell’assistenza sanitaria per tutti, nonché per affrontare le sfide ambientali. Accogliere l’altro  implica riuscire a vedere noi stessi gli uni negli altri. Per facilitare questo, dobbiamo insegnare ai nostri figli la non-violenza, le strategie di prevenzione dei conflitti ed il valore universale della Pace. La nostra comune visione positiva   della stessa rappresenta per noi il fondamento per il diritto umano alla Pace.

Possiamo accogliere l’altro facendo crescere una maggiore consapevolezza  del valore  della cittadinanza che riconosce i diritti umani fondamentali, tra i quali la libertà di religione e di fede.

Le comunità religiose accolgono l’altro quando lavorano insieme per far progredire uno sviluppo umano che rispetta la terra. Accogliere l’altro respinge ogni complicità nella distruzione della terra, che aggrava i disastri e le angosce umane. La salvaguardia dell’aria, del terreno e dell’acqua è essenziale per la sopravvivenza ed il benessere umano. Lo sviluppo dovrebbe onorare la continuità della vita, salvaguardando la natura a beneficio delle generazioni presenti e future.

Le nostre comunità religiose possono diventare centri di educazione religiosa sull’accoglienza dell’altro.   Per fare questo, dobbiamo recuperare i nostri specifici insegnamenti che ci sollecitano ad accogliere l’altro, diffonderli al nostro interno, tra i giovani in particolare, e metterli in pratica.

Le comunità religiose possono lavorare per invertire la crescente tendenza all’ostilità  verso l’altro facendo crescere  una visione multireligiosa della Pace ed attraverso una azione conseguente.

Specificamente, l’assemblea Mondiale di Religions for Peace  fa  appello a:

1)       Guide religiose e persone di fede per:

–          Onorare e proteggere la dignità umana ogni volta e dovunque è sotto attacco

–          Favorire una collaborazione tra donne ed uomini per tenere alta la dignità delle donne e delle ragazze, e lavorare insieme per prevenire la violenza contro di loro

–          Dare voce ad individui e gruppi vulnerabili ed a tutte le persone perseguitate o la cui esistenza è negata a causa della fede

–          Riconoscere che il benessere delle famiglie, come quello delle comunità, è il pre-requisito per il benessere dei bambini

–          Affrontare il tema delle responsabilità  dei cambiamenti climatici

–          Riconoscere il valore delle iniziative di base  gestite da giovani, orientate all’accoglienza dell’altro ed alla promozione di una Pace sostenibile

–          Promuovere i valori spirituali indispensabili per realizzare il bene comune

–          Rafforzare l’accettazione delle differenze nelle nostre comunità

–          Accogliere l’altro attraverso la preghiera ed il servizio

–          Coinvolgersi in associazioni con altri soggetti per promuovere l’accoglienza

–          Stimolare le potenzialità di reti interreligiose per accogliere l’altro, promuovendo la dignità umana, il bene comune e la cittadinanza attraverso un’azione concreta multi- religiosa.

 

2)          Governi, organizzazioni internazionali e società civile per:

–          Promuovere un modo di governare trasparente che assicuri e protegga la crescita complessiva del bene comune ed il pieno godimento dei diritti umani universali per tutti

–          Dare protezione legale alle vittime dell’intolleranza

–          Promuovere politiche sociali e norme legali che riconoscano la dignità dei migranti, dei rifugiati, dei richiedenti asilo, dei profughi e degli apolidi

–          Favorire  la cittadinanza che assicura la dignità umana e nello stesso tempo protegge la sicurezza ed il benessere di ogni persona, inclusa la libertà di religione e di fede ed altri diritti sia individuali che di gruppo, per la maggioranza come  per le minoranze

–          Assicurare la protezione dei luoghi di preghiera

–          Eliminare le armi nucleari  ed ogni arma di distruzione di massa, arginare la proliferazione di armi per uso personale

–          Promuovere una giustizia riabilitativa che faccia guarire sia le vittime sia i responsabili di conflitti violenti

–          Affrontare le minacce dell’esposizione e della contaminazione nucleare per proteggere tutte le realtà viventi e le future generazioni;

–          Dare sostegno e collaborare con le persone di fede, con le guide religiose, con le comunità e con le loro reti impegnate ad accogliere l’altro.

3)      Tutte le persone di buona volontà per:

–          Richiamare l’attenzione ed impegnarsi per eliminare ogni forma di intolleranza e di discriminazione da parte degli stati, di soggetti non statali, della società civile, dei gruppi e delle guide religiose e di singoli individui

–          Accogliere l’altro.

Noi, Delegati della IX Assemblea Mondiale di Religions for Peace, siamo uniti nell’impegno a resistere alle minacce contro la Pace che prendono la forma dell’ostilità verso l’altro e ad intraprendere azioni positive per accogliere l’altro attraverso la promozione di una vera crescita di tutti gli esseri umani. Questo duplice impegno e la corrispondente chiamata all’azione esprimono la nostra visione multireligiosa della Pace.

Vienna                                                                                                                                                    22 Novembre 2013

Il futuro sta nella convivenza rispettosa delle diversità

Discorso di papa Francesco ai partecipanti alla Plenaria del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso

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Signori Cardinali, cari fratelli nell’Episcopato, cari fratelli e sorelle,

prima di tutto mi scuso per il ritardo. Le udienze sono state in ritardo. Vi ringrazio per la pazienza. Sono lieto di incontrarvi nel contesto della vostra Sessione Plenaria: porgo a ciascuno il più cordiale benvenuto e ringrazio il Cardinale Jean-Louis Tauran per le parole che mi ha rivolto anche a nome vostro.
La Chiesa cattolica è consapevole del valore che riveste la promozione dell’amicizia e del rispetto tra uomini e donne di diverse tradizioni religiose. Ne comprendiamo sempre più l’importanza, sia perché il mondo è, in qualche modo, diventato “più piccolo”, sia perché il fenomeno delle migrazioni aumenta i contatti tra persone e comunità di tradizione, cultura, e religione diversa. Questa realtà interpella la nostra coscienza di cristiani, è una sfida per la comprensione della fede e per la vita concreta delle Chiese locali, delle parrocchie, di moltissimi credenti.
Risulta dunque di particolare attualità il tema scelto per il vostro raduno: “Membri di differenti tradizioni religiose nella società”. Come ho affermato nell’Esortazione Evangelii gaudium, «un atteggiamento di apertura nella verità e nell’amore deve caratterizzare il dialogo con i credenti delle religioni non cristiane, nonostante i vari ostacoli e le difficoltà, particolarmente i fondamentalismi da ambo le parti» (n. 250). In effetti, non mancano nel mondo contesti in cui la convivenza è difficile: spesso motivi politici o economici si sovrappongono alle differenze culturali e religiose, facendo leva anche su incomprensioni e sbagli del passato: tutto ciò rischia di generare diffidenza e paura. C’è una sola strada per vincere questa paura, ed è quella del dialogo, dell’incontro segnato da amicizia e rispetto. Quando si va per questa strada è una strada umana.
Dialogare non significa rinunciare alla propria identità quando si va incontro all’altro, e nemmeno cedere a compromessi sulla fede e sulla morale cristiana. Al contrario, «la vera apertura implica il mantenersi fermi nelle proprie convinzioni più profonde, con un’identità chiara e gioiosa» (ibid., 251) e per questo aperta a comprendere le ragioni dell’altro, capace di relazioni umane rispettose, convinta che l’incontro con chi è diverso da noi può essere occasione di crescita nella fratellanza, di arricchimento e di testimonianza. È per questo motivo che dialogo interreligioso ed evangelizzazione non si escludono, ma si alimentano reciprocamente. Non imponiamo nulla, non usiamo nessuna strategia subdola per attirare fedeli, bensì testimoniamo con gioia, con semplicità ciò in cui crediamo e quello che siamo. In effetti, un incontro in cui ciascuno mettesse da parte ciò in cui crede, fingesse di rinunciare a ciò che gli è più caro, non sarebbe certamente una relazione autentica. In tale caso si potrebbe parlare di una fraternità finta. Come discepoli di Gesù dobbiamo sforzarci di vincere la paura, pronti sempre a fare il primo passo, senza lasciarci scoraggiare di fronte a difficoltà e incomprensioni.
Il dialogo costruttivo tra le persone di diverse tradizioni religiose serve anche a superare un’altra paura, che riscontriamo purtroppo in aumento nelle società più fortemente secolarizzate: la paura verso le diverse tradizioni religiose e verso la dimensione religiosa in quanto tale. La religione è vista come qualcosa di inutile o addirittura di pericoloso; a volte si pretende che i cristiani rinuncino alle proprie convinzioni religiose e morali nell’esercizio della professione (cfr Benedetto XVI, Discorso al Corpo Diplomatico, 10 gennaio 2011). È diffuso il pensiero secondo cui la convivenza sarebbe possibile solo nascondendo la propria appartenenza religiosa, incontrandoci in una sorta di spazio neutro, privo di riferimenti alla trascendenza. Ma anche qui: come sarebbe possibile creare vere relazioni, costruire una società che sia autentica casa comune, imponendo di mettere da parte ciò che ciascuno ritiene essere parte intima del proprio essere? Non è possibile pensare a una fratellanza “da laboratorio”. Certo, è necessario che tutto avvenga nel rispetto delle convinzioni altrui, anche di chi non crede, ma dobbiamo avere il coraggio e la pazienza di venirci incontro l’un l’altro per quello che siamo. Il futuro sta nella convivenza rispettosa delle diversità, non nell’omologazione ad un pensiero unico teoricamente neutrale. Abbiamo visto a lungo la storia, la tragedia dei pensieri unici. Diventa perciò imprescindibile il riconoscimento del diritto fondamentale alla libertà religiosa, in tutte le sue dimensioni. Su questo il Magistero della Chiesa si è espresso negli ultimi decenni con grande impegno. Siamo convinti che per questa via passa l’edificazione della pace del mondo.
Ringrazio il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso per il prezioso servizio che svolge, e invoco su ciascuno di voi l’abbondanza della benedizione del Signore. Grazie.

A Vienna incontri internazionali: KAICIID e RELIGIONS FOR PEACE per il dialogo e la cooperazione

 

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lisa palmieri-billig.

roma.

Vienna, centro di diversità nella cultura mitteleuropea nell’epoca precedente la sua obliterazione durante la buia notte del nazismo, sembra ora essere ritornata ai suoi antichi splendori.

Un fantastico e vivace incontro multireligioso e multietnico si è svolto recentemente in questa città. Per sei giorni circa 1200 leader e rappresentanti di tutte le principali religioni del mondo, provenienti dai cinque continenti, si sono riuniti presso l’Hilton Park Hotel per due incontri separati ma collegati di 600 partecipanti ciascuno.

Il “King Abdullah Bin Abdulaziz International Center for Interreligious and Intercultural Dialogue (KAICIID)” con sede a Vienna, ha sponsorizzato i primi due giorni. Poi, dal 20 al 22 novembre si è svolta la nona Assemblea Mondiale di Religioni per la Pace, in collaborazione con KAICIID. I temi trattati sono stati, rispettivamente, “L’immagine dell’Altro: Educazione Interreligiosa e Interculturale” per il KAICIID e “Accogliere l’altro: una visione multi-religiosa della Pace” per Religioni per la Pace.

Certamente forum come questi non potrebbero avvenire oggi in Arabia Saudita, uno dei tre paesi fondatori del KAICIID assieme all’Austria e la Spagna, ma il re Abdullah sembra intento a cominciare con le riforme dall’esterno con la speranza che possano finalmente fare breccia nel suo paese. Questa, almeno, sembra essere l’interpretazione prevalente di molti tra i leader religiosi di tutte le fedi che hanno partecipato sia al KAICIID che alle assemblee di RFP.

Le due organizzazioni sono completamente indipendenti, ma cooperano su progetti vitali che promuovono l’educazione al dialogo, rispetto e tolleranza.

Il Cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Consiglio Pontificio per il Dialogo Interreligioso, rappresentando la Santa Sede in veste di Osservatore fondatore di KAICIID, si è rivolto all’Assemblea nella sessione inaugurale. Ha sottolineato che è necessario “stare attenti a non presentare la religione degli altri in cattiva luce nelle scuole, nelle università, nei mass media e, in particolare, nel discorso religioso […] e di considerare la diversità […] come una ricchezza, non come una minaccia.” Questo tema è stato poi ripreso in tutti gli interventi seguenti.

Il Segretario Generale del KAICIID, Faisal Bin Muaammar, ha annunciato accordi concreti di cooperazione sul tema dell’educazione, allo scopo di “perfezionare la comprensione e la costruzione di rapporti migliori che diminuiscano le tentazioni di estremismo.” I partner internazionali comprendono l’Unione Africana, l’Organizzazione Islamica per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (ISESCO), la Scouts World Foundation e l’UNESCO. Le questioni interreligiose e interculturali fondamentali saranno affrontate il prossimo anno nel nuovo formato “Policy Network Globale” da esperti dei Ministeri dell’Istruzione, degli Affari Religiosi e dell’Integrazione di tutto il mondo.

Il rabbino David Rosen, Direttore Internazionale dell’AJC (American Jewish Committee) per il Dialogo Inter-Religioso e membro fondatore del Consiglio di Amministrazione di KAICIID insieme con i leader religiosi dell’Islam, del cristianesimo, del buddismo e dell’induismo – è anche un Presidente internazionale delle Religioni per la Pace. Alla assemblea di apertura di RfP, ha illustrato l’essenza di “accogliere l’altro”, facendo riferimento al racconto di Abramo nella Torah, che corse fuori dalla sua tenda nel deserto per accogliere tre stranieri. Non sapeva che in realtà erano degli angeli, “ma vide l’angelo in ogni essere umano”, ha detto. In risposta ad un commento di un delegato senegalese che lamentava la mancanza di rispetto con cui gli africani sono spesso trattati in Europa, il rabbino Rosen ha risposto: “Dobbiamo anche vedere il Divino in noi stessi e non permettere a noi stessi di essere umiliati.

I delegati alla nona Assemblea Globale di Religioni per la Pace provenivano da una rete di 90 Consigli e gruppi nazionali interreligiosi, da cinque Consigli regionali, dal Consiglio mondiale e dalle reti globali delle donne e dei giovani religiosi baha’i, buddisti, cristiani (tutte le denominazioni), indù, animisti, Jainisti, ebrei, musulmani, sikh, scintoisti, taoisti e zoroastriani. La delegazione italiana era composta dal leader della sezione di RfP e da osservatori fraterni della comunità di S.Egidio e dei movimenti dei Focolari, per un totale di dodici persone circa.

Diversamente da molti altri gruppi impegnati nel dialogo interreligioso, nessuna religione è dominante in RfP. Fondata nel 1960 da un nucleo internazionale di leader multi-religiosi, RfP continua a operare come organizzazione totalmente interreligiosa.

Padre Miguel Ayuso, Segretario del Consiglio Pontificio per il Dialogo Interreligioso, ha partecipato alla assemblea RfP in veste di osservatore delegato della Santa Sede. Un altro esperto del Vaticano presente all’incontro era l’arcivescovo Felix Machado, che è stato in precedenza sottosegretario del Consiglio Pontificio ed è ora presidente della Federazione delle Conferenze Episcopali dell’Asia (FABC), oltre ad essere arcivescovo della diocesi di Vasai in India.

Mons. Machado ha condiviso i suoi sentimenti di profondo impegno per il dialogo interreligioso, e quindi anche di “Religioni per la Pace”, che si è “distinta per il dialogo a tutti i livelli, anche nella società civile”. “Fin dall’inizio”, ha detto,« abbiamo trovato un terreno solido, privo di sincretismi.” Ha espresso apprezzamento per la dichiarazione finale di RfP, che richiama l’attenzione alla necessità che tutte le religioni e le varie organizzazioni lavorino per eliminare tutte le forme di intolleranza e discriminazione da parte degli Stati, della società civile, dei gruppi religiosi, tra i leader e tra gli individui, e che si collabori con urgenza “attraverso l’azione multi-religiosa […] per superare la nuova minaccia per la pace: la crescente ostilità verso il diverso.”

Il dialogo è essenziale”, ha detto S.E. Mons. Machado. “L’odio comincia attraverso la non-comunicazione, quando ci limitiamo a vederci, ma non parliamo mai, non comunichiamo mai. Il dialogo non porta frutti immediati ma i leader religiosi possono lentamente, costantemente, rendere il dialogo accettabile nelle loro comunità.”

Ha ricordato quando presentò le preghiere del rabbino Abraham Heschel ai cattolici indiani, e le opere di Ben Israel, poeta ebreo di Bombay i cui scritti sono in Marathi, lingua parlata da 60 milioni di persone nella zona di Mumbai.

Il dott. Gunnar Stålsett, vescovo emerito di Oslo della Chiesa di Norvegia, uno dei Presidenti Internazionali delle Religioni per la Pace, moderatore del Consiglio europeo dei leader religiosi e membro del Comitato del Premio Nobel della Pace, ha pronunciato un vibrante discorso sulla prevenzione e trasformazione dei conflitti, con riferimento alla situazione in Europa.

Ha parlato in particolare circa i pericoli di un ritorno all’estremismo fascista. In risposta alle “atrocità indicibili” di un terrorista norvegese che ha commesso un massacro ad un raduno giovanile “con il pretesto di salvare l’Europa dall’assalto dell’Islam”, ha detto, “la nostra risposta deve essere quella di onorare il contributo positivo dell’Islam nella storia europea. Non ci devono essere dubbi dopo questa assemblea, l’Islam appartiene al passato, al presente e al futuro dell’Europa”.

Mons. Stålsett ha anche ricordato la recente commemorazione ebraica, cristiana ed islamica del 75° anniversario della Kristallnacht a Vienna quando “più di 1.400 sinagoghe furono distrutte in Germania e in Austria nella prima grande manifestazione del piano di Hitler di annientare gli ebrei europei.”

“Che non ci sia alcun dubbio”, ha aggiunto, “che da questa piattaforma, in nome delle religioni per la pace, noi condanniamo in modo inequivocabile ogni forma vecchia e nuova di antisemitismo […] In quanto servitori delle religioni del mondo, noi siamo qui a chiedere ai cittadini europei, ai loro leader e alle istituzioni di moltiplicare i loro sforzi per porre un freno alla crescente proliferazione di gruppi neonazisti e partiti politici estremisti.”

In un messaggio inviato a Religioni per la Pace, Papa Francesco ha chiesto la cooperazione multi-religiosa per terminare l’indifferenza alla violenza nel mondo.

I diritti umani, ivi compresa la libertà di religione e la libertà dell’individuo di credere o non credere, sono stati sottolineati nel corso degli incontri.

Dopo la lettura della “Dichiarazione di Vienna” finale, il dott. William F. Vendley, segretario generale di RfP ha detto: “Tutte le tradizioni di fede chiariscono che accogliere l’altro è un imperativo religioso. Questo impegno può guidare l’azione multi-religiosa per la pace, antidoto alla crescente ondata di ostilità.”

La sessione di chiusura ha visto alcuni eventi variegati e significativi.

Leader religiosi provenienti dalla Corea del Nord e dalla Corea del Sud sono saliti sul palco insieme, hanno unito le mani, si sono inchinati, e hanno chiesto alla famiglia di RfP di pregare e lavorare per la pace nella penisola coreana. Mons. Igino Kim Hee-joong, presidente della Conferenza coreana per RfP ha detto: “Anche se la Corea è divisa tra nord e sud, nelle nostre comunità religiose non siamo divisi. Stiamo già eseguendo la riunificazione.”

Il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I è arrivato poco prima della fine per salutare il gruppo. “Il tema […] di accogliere l’altro non poteva essere più appropriato e opportuno di adesso. […] Stiamo bussando a tutte le porte in cerca di pace, in cerca di co-esistenza, in cerca di amore”, ha detto.

S.E. Sheikh Shaban Mubajje, Gran Mufti del Supremo Consiglio Musulmano dell’Uganda e co-moderatore del Consiglio Africano dei leader religiosi di RfP ha detto: “Abbiamo bisogno di una piattaforma comune per lavorare sui problemi quotidiani di tutte le persone.”

Il Venerabile Maestro di Dharma Sitagu Sayadaw del Myanmar ha dichiarato: “Trovando ponti di cultura e religione, siamo in grado di ridurre i conflitti.”