Un atto simbolico, senza precedenti, che alimenta la speranza: un importante leader religioso, l’Ayatollah Abdol-Hamid Masoumi-Tehrani, invoca la coesistenza religiosa in Iran

  NEW YORK, 7 aprile 2014, (BWNS)

Foto HAIFACon un atto simbolico che non ha precedenti, l’Ayatollah Abdol-Hamid Masoumi-Tehrani, eminente leader religioso musulmano in Iran, ha annunciato di aver donato ai baha’i del mondo una riproduzione calligrafica artisticamente decorata di un paragrafo di un’opera di Baha’u’llah, il Profeta che ha fondato la Fede baha’i.   Questo atto segue numerose recenti dichiarazioni pronunciate da eminenti esponenti religiosi del mondo musulmano che hanno offerto interpretazioni alternative degli insegnamenti dell’Islam, per cui la tolleranza di tutte le religioni sarebbe in realtà sostenuta dal santo Corano.   «Questo è uno sviluppo accolto con gioia e apportatore di speranza che ha molte implicazioni per la coesistenza dei popoli del mondo», ha detto la signora Bani Dugal, la principale rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite.

ImmagineL’Ayatollah Tehrani afferma sul suo sito web di aver preparato la riproduzione calligrafica del versetto come «atto simbolico che serva a ricordare l’importanza di apprezzare gli esseri umani, la coesistenza pacifica, la collaborazione e il reciproco supporto e di evitare l’odio, l’inimicizia e il cieco pregiudizio religioso».   L’Ayatollah Tehrani offre il suo squisito dono ai baha’i del mondo, in particolare a quelli dell’Iran, che egli dice «hanno sofferto in molti modi a causa di un cieco pregiudizio religioso». Afferma inoltre che il suo atto è «un’espressione di simpatia e di sollecitudine da parte mia e a nome dei miei cittadini dalla mente aperta».   La signora Dugal gli ha risposto: «La Baha’i International Community è profondamente toccata da questo nobile atto e dai sentimenti di tolleranza religiosa e di rispetto pe la dignità umana che lo hanno prodotto».   «Questo atto coraggioso da parte di un alto prelato musulmano nell’Iran contemporaneo non ha precedenti», ha detto la signora Dugal. «È un atto notevole alla luce della protratta, sistematica persecuzione della comunità baha’i nel paese da parte del governo islamico».   La complessa opera d’arte deve aver richiesto diversi mesi di scrupoloso lavoro manuale. Riproduce al centro un simbolo noto fra i baha’i come «il Più Grande Nome», che è una rappresentazione calligrafica del concetto del rapporto fra Dio, i Suoi profeti e il mondo del creato. Il dono misura circa 60cm x 70cm ed è disegnato secondo lo stile classico. Fra le opere d’arte dell’Ayatollah Tehrani vi sono miniature del Corano, della Torà, dei Salmi, del Nuovo Testamento e del libro di Ezra. La sua miniatura dei Salmi è oggi conservata nella Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.   La frase che l’Ayatollah Tehrani ha scelto di citare nel suo dono è tratta dal Kitab-i-Aqdas, il «Più Santo Libro di Baha’u’llah». Dice: «Associatevi con tutte le religioni con amicizia e concordia, affinché esse possano aspirare da voi la dolce fragranza di Dio. Badate che la fiamma della stolta ignoranza non vi sopraffaccia fra gli uomini. Tutte le cose procedono da Dio e a Lui ritornano. Egli è la sorgente di tutte le cose e in Lui tutte le cose si concludono».   In precedenza, l’Ayatollah Tehrani ha espresso pubblicamente con grande coraggio la sua preoccupazione per le continue, dure persecuzioni delle minoranze religiose, compresi i baha’i in Iran. Dopo la Rivoluzione islamica nel 1979, centinaia di baha’i sono stati uccisi e migliaia messi in prigione. In questo momento 115 baha’i sono trattenuti in carcere unicamente a causa delle loro convinzioni religiose. Ai baha’i in Iran sono stati negati l’accesso agli studi superiori e la possibilità di guadagnarsi da vivere, di seppellire i morti secondo i loro riti funerari, mentre i loro cimiteri sono stati demoliti, profanati ed espropriati, unicamente a causa della loro religione.   La speranza dell’Ayatollah Tehrani è che questo dono «che sarà tenuto dalla Casa Universale di Giustizia [il corpo internazionale che governa la Fede baha’i] serva a ricordare la ricca e antica tradizione iraniana di amicizia e la sua cultura di coesistenza».

RELIGIONS FOR PEACE lancia una campagna globale di solidarietà “Offer a Meal Movement”

We are pleased today to announce the launching of Religion for Peace’s (RfP) “Offer a Meal Movement” – a global campaign in solidarity with poverty-stricken people around the world.    The “Offer a Meal Movement” builds shared well-being and is based upon the gentle and mysterious power of small acts of compassion, love and prayer.  These acts can help others in great need and also help transform the person who makes them. They can be practiced by anyone. Each religion has its own way of encouraging them.   The heart of the movement is to skip a meal a couple of times a month in solidarity with – and prayer for – those suffering from hunger, extreme poverty or violent conflict.   Participants registering on RfP International’s website (http://www.rfp.org) are provided with two choices so they can join the movement to address human suffering and build peace:   * Donate the value of skipped meals to RfP International. If you donate to RfP, we will use 100 percent of your funds to reach those in need through our network of 92 national and regional Inter-Religious Councils (IRCs). Some of our IRCs are in the poorest countries in the world. The IRCs are effective because they engage volunteers in local churches, mosques, temples, gurdwaras, shrines and other religious community centers that are already assisting the needy in their communities.    * Donate the value of skipped meals to your local charity   We believe joining the Offer a Meal Movement is a modest, but genuine way of uniting prayer and action.  I hope you will join me in the Offer a Meal Movement. The good you do will be an invitation for others to do the same. Acts of kindness, thankfully, are highly contagious.To join RfP’s Offer a Meal Movement, please visit here (http://www.religionsforpeaceinternational.org)

Dr. Vendley signature 

Dr. William Vendley

Secretary General

Domenica 30 marzo 2014, a GERUSALEMME, 8 donne leader di 5 religioni della Terra hanno presentato la loro esperienza di dialogo

donne a gerusalemmeDomenica 30 marzo 2014, a GERUSALEMME, 8 donne leader di 5 religioni della Terra Santa hanno presentato la loro esperienza di dialogo e di riconciliazione durante l’incontro “WOMEN OF FAITH FOR PEACE”, promosso da Aurora Vision Nuovi Orizzonti e fondazione Fontana.

Hanno condotto l’incontro la distributrice israeliana ebrea ortodossa Hedva Goldschmidt e Lia Beltrami, cattolica, presidente di Aurora Vision. Hedva ha raccontato la storia del progetto, come è nato 4 anni fa, accogliendo una sfida che sembrava impossibile: si era messa alla ricerca di donne arabe, ebree, cristiane, druse e beduine, interessate a mettersi in gioco per costruire un dialogo vero, che partisse dall’accoglienza delle differenze. Poi i primi incontri in Italia, alcuni riservati in Israele, e finalmente il primo incontro pubblico, proprio a Gerusalemme, nella prestigiosa sede della Cineteca.

Ha invitato poi sul palco l’ambasciatore italiano in Israele Francesco Maria Talò. “Sono orgoglioso che un progetto così importante sia partito dall’Italia“, e ha ribadito che “le donne hanno un ruolo fondamentale nel cammino di riconciliazione“. Ha inoltre preso l’impegno di continuare a sostenere questo importantissimo progetto.

Molto applaudita la proiezione del documentario “Let’s make a Difference” di Gilad Goldschmidt, su come questa esperienza ha cambiato la vita delle donne protagoniste.

Le donne sono poi salite sul palco tutte insieme per portare la loro diretta testimonianza. Hanno parlato: Adina Barshalom, ebrea ultra ortodossa, tra le piú influenti donne di Israele, Tehila Barshalom, ebrea ortodossa che insieme a Faten Zenati, araba musulmana, ha avviato un centro sociale per ebrei e musulmani nella città di Lod, Nuha Farran, araba cristiana manager all’ YMCA di Gerusalemme, Dganit, della comunità Haredi e infine Lia Beltrami, che ha portato il saluto e la vicinanza di Chiara Amirante, verso nuovi orizzonti del dialogo.

Tutte hanno ribadito l’importanza di una vera convivenza tra i popoli, e hanno sottolineato come questo progetto ha cambiato le loro vite. Per tutte “il dialogo non è un’utopia quanto una realtà” e lo dimostra il fatto che questo non è stato un semplice sogno o una semplice conferenza nella quale si parla di possibili incontri per la pace o di magnifici progetti futuri, ma è una realtà concreta, fatta di amicizia, condivisione personale e conoscenza.

Hanno portato il loro saluto, incoraggiamento e supporto Marina Martelli dalla fondazione Fidapa onlus e Simonetta della Seta, addetta culturale dell’ambasciata italiana in Israele. In sala anche la presidente della Jerusalem Cinemateque, Lia van Leer, promotrice dei principali eventi culturali e cinematografici per oltre mezzo secolo.

In conclusione, l’annuncio di un importante forum di donne per la riconciliazione l’anno prossimo a Gerusalemme, aperto anche a rappresentanti di altri continenti e altre zone di conflitto.

A breve su TelePace la trasmissione integrale dell’incontro e dei servizi di approfondimento saranno mandati in onda da Frontiere delle Spirito, con Cecilia Sangiorgi presente all’evento.

Roundtable in Brussels: RELIGIONS HAVE A DUTY TO PROMOTE EQUAL CITIZENSHIP IN EUROPE

“Openness and tolerance are fundamental for a good society” stated Secretary of State of the German State of Hessen Mr. Mark Weinmeister in the Roundtable convened by ECRL in cooperation with Brussels office of the Council of Europe (CoE) and hosted by the State of Hessen.  CoE ambassador Torbjørn Frøysnes pointed out that conventions and legal frameworks are in place to secure citizenship with equal treatment.  Active participation from all groups in society is needed to secure their implementation, and religious leaders have particularly opportunities and responsibilities to contribute.

The Roundtable that took place 27th March that was moderated by ECRL Moderator Thomas Wipf brought around 35 participants from Council of Europe, EU Commission, EU member state missions, human rights organisations, religious communities and NGOs together with members of ECRL under the theme: “Welcoming the Other: Equal citizenship in Europe – the contribution of religion”.   ECRL General Secretary Stein Villumstad suggested in his introduction that citizenship goes beyond the legal framework.  There are social aspects that represent the mutual social responsibility that needs to be part of an inclusive society and spiritual aspects that represent values that are for the common good and claimed that “Religious and belief communities are well placed to promote an inclusive ‘we’ society, in which freedom of religion or belief is not only respected but promoted.  ‘Citizenship’ should be the sense of fraternity in diversity, and religion and belief in the public sphere should be visible contributions to a ‘wholesome society’”.

Brigitte Degen from the European Commission reviewed the outcome of “2013, European Year of Citizens”, and pointed particularly to the broad engagement of civil society through “The European Year of Citizens Alliance (EYCA)”.  Through broad consultations the alliance came up with a number of recommendations for follow-up. Recommendations are formed around three main themes: Active European citizenship as a project of society, An open and inclusive European democracy, and One European democreacy, three democratic pillars (see http://ey2013-alliance.eu/itsabouteuropeitsaboutus/ ) Degen formulated the following challenge to the roundtable:  “Most of  these policy recommendations are in line with ECRL recent Declarations. How can ECRL members reinforce those inclusion, solidarity, equality and non-discrimination messages?”

Ilya Subbotin of Council of Europe gave an overview of the European Social Charter, and pointed out that everyday living conditions, including workplace, health and education are important factors for achieving true participation in the society.  He encouraged religious communities to actively monitor the implementation of the provisions in the Social Charter, with reference to its Article 17 about dialogue and promoting a “New Narrative”.

Minorities are often vulnerable to discrimination, and Mark Barwick of Human Rights Without Frontiers posed the question:  “What can religious leaders and communities do to promote greater inclusion and equal citizenship?” and he goes on: “ I propose three words that can help guide us in our response to this question: Respect, Understanding and Solidarity”, and in conclusion he summed up: “In the end, as religious leaders and communities live respectfully, are intentional about promoting greater understanding and act in solidarity with one another in these ways, they begin to see that the Other is really not another after all. It is really about us, it is about becoming more human and living humanely in our diverse societies. It is about equal citizenship and the best that democracy has to offer.”

ECRL council member Rabbi Arie Folger challenged the European trend of showing disrespect for religious traditions, including male circumcision, use of religious symbols in the public space and removal of teaching about religion in educational institutions.  Through these attempts, he claimed, religious followers, particularly from minority traditions, will be regarded as less than equal citizens.  Council member Bhai Sahib Bhai Mohinder Singh commented that language is a problem: “We need a better understanding about each other, and we do not yet have the language to share the realities of our worldviews”.  ECRL council member Bharti Tailor raised the question of recognition of religious communities by governments.  She was referring to Hindu communities that were not recognized in some European countries:  “How can we be equal citizens if we are not recognised?”

The roundtable did not come up with concrete recommendations, but the exchanges based on the introductions clearly indicated the need to improve interaction between stakeholders in the European society in order to promote equal citizenship for all