OPINIONI A CONFRONTO SUL POSSIBILE RUOLO DEL DIALOGO E DELLA COOPERAZIONE INTERRELIGIOSA OGGI IN ITALIA

Pubblichiamo un’inchiesta sul tema, svolta dalla dr.ssa Alba Taroc durante il suo stage presso la sezione italiana di RELIGIONS FOR PEACE nel 2011.

Breve auto-presentazione dell’autrice del lavoro

Mi chiamo Alba Tarroc, ho 25 anni e sono laureata in sociologia all’Università di Barcellona. Mi sono interessata alla religione e al dialogo interreligioso solo da qualche anno: non sono nata in una famiglia propriamente cattolica, non ho mai assistito alle ore di religione a scuola e, nella mia infanzia, il contatto con il cattolicesimo, pur religione ampiamente maggioritaria in Spagna, è stato quasi nullo. Ho sempre rispettato la volontà dei miei genitori, che scelsero di non darmi educazione religiosa sostenendo che avrei potuto decidere autonomamente quando fossi diventata adulta. D’altra parte sentivo che mi mancava una migliore conoscenza del cristianesimo, soprattutto perché lo consideravo parte essenziale della cultura e della storia dell’Occidente La scelta dei miei genitori – e come loro quella di tanti altri loro coetanei spagnoli –  si spiega con la rigidissima educazione cattolica degli anni del franchismo: in molti, una volta caduto il regime, si ribellarono al cattolicesimo proprio perché lo consideravano parte integrante di ciò che volevano lasciarsi alle spalle. Il mio primo vero contatto con la religione è stato all’università. Le lezioni del professore di sociologia della religione Joan Estruch, uno dei più bravi docenti che abbia mai avuto, mi hanno appassionato alla diversità religiosa. Da quel momento in poi il mio interesse per la religione ed il dialogo interreligioso non ha fatto che crescere. Credo che la religione non sia solo una parte essenziale della cultura umana, ma anche un qualcosa che riesca a dare risposte alle aspirazioni spirituali più profonde dell’essere umano. Per questo motivo ho chiesto una borsa Leonardo per collaborare con Religioni per la Pace nel 2011 e realizzare questo studio che, per quanto piccolo, spero possa risultare interessante e incentivare ulteriori incontri, dialoghi e ricerche sulla diversità religiosa.

Introduzione

Questo articolo nasce da un questionario realizzato tra giugno e settembre 2011 ed inviato da Religions for Peace alle differenti comunità religiose esistenti in Italia. Il questionario si proponeva di dar voce alle varie comunità perché presentassero la propria identità e fornissero la propria opinione su diversi aspetti dell’attualità, sul ruolo della religione e sull’importanza del dialogo.
Il nostro proponimento era quello di arrivare al maggior numero possibile di gruppi, anche se poi il questionario (inviato per e-mail) è stato restituito compilato solo da diciotto. Tra questi si contano sette comunità di tradizione buddhista, cinque cristiana, due ebraica, due musulmana, e due induista. Questo articolo si propone di analizzare organicamente le risposte dei gruppi religiosi al questionario. È chiaro inoltre che, nonostante la nostra volontà di arrivare al maggior numero possibile di comunità, il risultato finale non può certo dirsi rappresentativo della totalità delle comunità presenti in Italia. Ciononostante, consideriamo che un tipo di analisi come questo sia comunque di interesse perché ci fornisce una idea generale delle opinioni di comunità tradizionalmente molto diverse tra di loro su alcuni aspetti che consideriamo essenziali. Prima di cominciare l’analisi delle risposte vorrei chiarire un aspetto che considero fondamentale. Diverse comunità hanno fatto capire che non si riconoscevano sotto l’etichetta di gruppo religioso: probabilmente sarebbe stato più conveniente usare la parola comunità al posto di gruppo e chiediamo scusa se questo può aver dato fastidio. Difendiamo la nostra scelta, tuttavia, ricordando che la parola gruppo ci sembra la più neutrale possibile quando ci si vuole riferire ad un collettivo di persone potenzialmente eterogenee, mentre comunità implica un’omogeneità culturale e di idee non sempre presente nei destinatari del nostro questionario. Adesso, senza altre dilazioni, passiamo al questionario e all’analisi delle risposte.
Potrebbe farci una piccola introduzione al suo gruppo religioso? Quali sono le sue credenze, la sua forma organizzativa… Per la natura stessa della domanda ho considerato che avremmo dovuto trascrivere le risposte esatte date dalle persone intervistate. Mi sono permessa di classificare le risposte per tradizioni e aggiungere alcuni commenti personali chiarificatori.
BUDDHISTI
Abbiamo ricevuto la risposta di sette comunità che si autodefiniscono buddhiste. Credo in ogni caso che bisogna fare tre considerazioni preliminari.
In primis, bisogna considerare il buddhismo come una religione o no? Alcune delle comunità intervistate rifiutano l’appellativo di gruppo religioso perché considerano che il buddhismo è una via spirituale ma non una religione. Noi le abbiamo considerate alla stregua di comunità religiose ma forse sarebbe più adeguato parlare di gruppi o comunità di ricerca spirituale, che in definitiva è quello che tutti i gruppi intervistati, che si considerino religiosi o no, hanno in comune.
La seconda considerazione riguarda le divisioni interne al buddhismo, che sono molte e molto complesse. Il buddhismo si divide storicamente in due grandi tradizioni: la tradizione Hinayana (o Theravada) e quella Mahayana. Per quanto riguarda il buddhismo tibetano (o Vajrayana) alcuni studiosi lo considerano una tradizione separata, anche se nasce dal buddhismo Mahayana. Ci sono pure studiosi che parlano del buddhismo Zen come di una tradizione propria, nonostante il fatto che anche la sua origine risalga al buddhismo mahayana.
Vogliamo fare notare che le differenti scuole hanno in comune gli aspetti essenziali del buddhismo, che provengono direttamente dagli insegnamenti del Buddha storico. Le divisioni interne al buddismo rispondono più a questioni storiche e culturali (essenzialmente a causa dei contatti del buddhismo con altre tradizioni religiose che esistevano in precedenza nei territori in cui si diffuse) che a profonde divisioni ideologiche. Per questo motivo esistono anche posizioni contrarie all’individuazione di divisioni nel buddismo oltre a quella delle due grandi scuole storiche (Theravada e Mahayana). Per rendere più comprensibile questo articolo si è tuttavia adottata la visione del CESNUR nel suo documento online Le religioni in Italia  e del libro Les altres religions. Minories religioses a Catalunya  pubblicato dal gruppo di investigazione ISOC (Università Autònoma de Barcelona) che riconoscono questa divisione. Bisogna tuttavia precisare, come ho già detto, che esistono opinioni contrarie al riguardo.
Delle sette comunità rappresentate da questo studio tre si ascrivono al buddhismo zen; una appartiene alla Soka Gakkai (buddhismo Mahayana) e un’altra appartiene al buddhismo tibetano.  Prova dell’imperfezione di queste tassonomie (e delle classificazioni e semplificazioni in genere) è il caso delle ultime due scuole. La prima di queste trae ispirazione contemporaneamente dal buddhismo theravada e dalla tradizione zen coreana e la seconda non rappresenta alcuna scuola buddhista in particolare.

Buddhismo Zen:

Monastero Zen di Scaramuccia: Mi permetta una precisazione fondamentale, per una corretta definizione del nostro “gruppo”. Non si tratta di un gruppo religioso, questo termine non ci appartiene, ma come per tutte le tradizioni Buddhiste che si rifanno all’insegnamento del Buddha storico, si può più opportunamente parlare di via o scuola di ricerca spirituale e il termine via o scuola richiama il fatto che esistono tradizioni buddhiste millenarie che trasmettono insegnamenti per tramite di maestri e guide spirituali con lo scopo ultimo di portare ad un risveglio della parte più intima della nostra natura,cioè in altri termini alla nostra illuminazione e liberazione dalle tenebre dell’illusione. Come si può dedurre questo è quanto di più lontano possa esserci dal concetto di religione
Casa Zen: Non si tratta di un gruppo religioso, ma di un gruppo di ricerca, nel tentativo di incontrare una verità o un segnale che dia senso vero all’esistenza
Dojo Zen Sanrin: Fondato dal monaco Ezio Tenryu Zanin del Dojo Zen Mokusho di Torino, viene costituito il Gruppo Zen di Fossano. Per 5 anni il gruppo si sviluppa consolidandosi gradualmente, finché nel 1995 alcuni praticanti chiedono al Maestro Roland Yuno Rech (discepolo del Maestro Taisen Deshimaru) di costituire un vero e proprio Dojo e di diventarne il Direttore Spirituale. Così nasce il Dojo Zen Sanrin, “foresta nella montagna”, e fondata per la sua gestione l’Associazione San Rin, consociata dal gennaio 1997 all’Unione Buddhista Italiana. L’attività principale del Dojo è focalizzata sulla pratica di zazen. Il centro non è residenziale, ma è aperto regolarmente in diversi orari settimanali. Vengono inoltre organizzate giornate di pratica e sessioni di cucitura del kesa, conferenze, iniziative mirate alla divulgazione dello Zen e del Buddhadharma e attività rivolte ai bambini. L’organizzazione del Dojo segue la tradizione Zen, perciò esiste un monaco responsabile (attualmente Lucio Yushin Morra) e diversi assistenti incaricati (monaci e laici) per svolgere tutte le mansioni necessarie per la conduzione del centro (insegnamenti, studio, biblioteca, rapporti esterni, ecc.) rigorosamente nello spirito della pratica della consapevolezza e del servizio verso gli altri. I praticanti regolari sono attualmente una trentina (tra cui quattro monaci), ma il Dojo Zen Sanrin è aperto a tutti e qualche centinaio di persone vi fa riferimento partecipando occasionalmente alle sue attività.
La Soka Gakkai:
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai: Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai (IBISG), ente religioso con DPR del 2000 (sito web: www.sgi-italia.org), appartiene alla scuola buddista mahayana  fondata da Nichiren Daishonin e fa parte della Soka Gakkai Internazionale che conta oltre 10  milioni di membri in Giappone e 2 milioni oltre oceano. In Italia comprende 62.000 membri.
Tradizione tibetana:
Centro Buddhista Terra Unificazion Ewam: Siamo un associazione senza fini di lucro, che promuove lo studio della filosofia e la pratica meditativa, facendo riferimento in particolare alla tradizione tibetana Ghelupa (cui appartiene anche il Dalai Lama). Abbiamo un Lama residente da 10 anni, che impartisce insegnamenti in forma tradizionale. In aggiunta, insegnanti italiani conducono corsi con una impostazione moderna, attenta al dialogo con la psicologia occidentale. Altri: Comunità Bodhidharma, La Spezia: Siamo Associazione buddhista “Comunità Bodhidharma” –  pratichiamo il buddhismo essenziale, basandosi sulla tradizione theravada e sulla tradizione zen coreana. Abbiamo un piccolo tempio a Lerici (SP) e quattro gruppi cittadini in altri luoghi.  L’essenziale non sono le credenze, ma indagine meditativa della propria mente. Organizzazione: www.bodhidharma.info Centro d’Informazione Buddhista: Il Centro d’Informazione Buddhista è stato fondato nel 1974 da Bruno Portigliatti e Sergio Bossio.Il Centro non rappresenta alcuna Scuola Buddhista particolare, ma è aperto a tutte le Tradizioni ed al dialogo interreligioso e interculturale. Il Centro dispone di vasta biblioteca in cui sono racconte e catalogatediverse migliaia di pubblicazioni monografiche, riviste specializzate, libri e documenti inerenti al Buddhismo ed alla cultura orientale, in italiano, francese, inglese, tedeso, ungherese, polacco, russo, thailandese, giapponese, mongolo, tibetano, sanscrito, singalese, malese etc
CRISTIANI Hanno risposto al nostro questionario cinque comunità cristiane, di cui due di confessione ortodossa, due cattoliche (ma non cattolico-romane), una evangelica e una che nasce dal cristianesimo evangelico ma che, attualmente, si considera una tradizione indipendente.
Ortodossi
Arcivescovado per le Chiese Ortodosse Russe in Europa occidentale. Esarcato del Patriarcato Ecumenico: La Chiesa cristiano ortodossa è la comunione delle Chiese locali di origine apostolica, che si riconosce nel paradigma teologico ed ecclesiologico sancito dai Sette Concili Ecumenici della Chiesa indivisa del primo millennio. La fede della Chiesa ortodossa è quella del Vangelo di Gesù Cristo, cioè la convinzione che Dio è venuto sulla terra per liberare l’uomo dal potere del diavolo e della morte nel quale era irretito, riconciliarlo a Dio e aprirgli le porte del suo Regno. La Chiesa è già l’anticipazione del Regno di Dio su questa terra; tuttavia la Chiesa attende il ritorno di Cristo, la resurrezione dei morti, la sconfitta di Satana e della morte e l’instaurazione definitiva del Regno di Dio, ovvero la vita eterna nella Pace e nella beatitudine. La Chiesa ortodossa è organizzata gerarchicamente, e regolata dai canoni apostolici, dei sette concili ecumenici, di alcuni concili locali e dai canoni dei Padri. Ha una estensione visibile territoriale, il cui referente è il vescovo e la sua organizzazione nasce dall’accordo dei vescovi  che abitano in una stessa regione nella scelta del primo tra loro. Oggi le Chiese locali vedono il loro “primus” in un Patriarca e sono amministrate dal Santo Sinodo locale dei vescovi. A livello mondiale si riconosce un primato onorifico al Patriarca ecumenico di Costantinopoli, “primus inter pares”. Comunità autonoma Metropolia Ortodossa di Milano e Aquileia “Chiesa Ortodossa in Italia”: Siamo Cristiani, che praticano gli stretti insegnamenti di Cristo, dei Padri e dei primi sette Concili Ecumenici. Come dice san Paolo “siamo parte integrante dell’unico Corpo di Cristo”. Facciamo parte di una Chiesa Autocefala riconosciuta: “Metropolia di Milano e Aquilea”, e seguiamo tutti i canoni delle Chiese Ortodosse (vecchio calendario). Il nostro gruppo è formato da immigrati dell’est Europa e da ex cattolici Romani, io, in particolare, opero a Messina, ma mi interesso dello sviluppo ecclesiastico di tutta la Sicilia.
Cattolici
I due gruppi cattolici che hanno risposto al questionario fanno parte della Chiesa vetero-cattolica italiana, della quale sarebbe forse opportuno chiarirne alcuni aspetti.
Il vetero-cattolicesimo è una dottrina cristiana cattolica ma non cattolico-romana, professata da una serie di comunità che si separarono della Chiesa di Roma nel XIX secolo in opposizione alla proclamazione del dogma dell’infallibilità papale stabilito nel Concilio Vaticano I da Papa Pio IX.
Nel 1889 nacque l’Unione di Ultrecht, un’associazione di Chiese nazionali che si professavano cattoliche ma che dal 1873 non dipendevano giuridicamente dalla Santa Sede. Riconoscevano la successione apostolica e il primato onorifico del Papa (in quanto vescovo di Roma e successore di San Pietro), ma non riconoscevano il dogma dell’infallibilità papale e non attribuivano al pontefice la giurisdizione universale sui vescovi. Altri punti di discontinuità sono l’assenza dell’obbligo al celibato per il clero e, dal 1996, l’ammissione all’ordine (diaconale, presbiterale ed episcopale) anche delle donne.
Le due comunità che hanno risposto al questionario fanno parte della Chiesa vetero-cattolica italiana che aderisce ufficialmente al movimento vetero-cattolico mondiale, ma che mantiene la sua caratteristica nazionale: non fanno parte, infatti, dell’Unione di Ultrecht e hanno la loro Sede Priorale a Roma.
Sede Priorale della Chiesa Vetero-Cattolica Italiana: La Chiesa Vetero-Cattolica Italiana, operando come Missione Cristiana Cattolica Italiana, professa la Dottrina Cattolica riconosciuta tale da tutte le Chiese storiche. Conserva e pratica i sette sacramenti secondo la prassi delle Chiese di tradizione cattolica sia occidentali che orientali; partecipa l’Eucarestia con entrambe le specie, la Penitenza può essere compiuta nella forma pubblica, in confessione privata e in pratica psicocurativa; l’Unzione degli infermi è praticata per il recupero della Buona Salute psicofisica e spirituale; il rito matrimoniale religioso è separato e compiuto dopo di quello civile. L’ospitalità sacramentale è offerta a tutti coloro che hanno ricevuto il battesimo, che pur essendo sottoposti a giurisdizione ecclesiastica sono spinti da necessità psicofisiche o da una vera esigenza spirituale. I ministri conservano lo status laicale anche se titolari dell’Ordine sacro, perciò restano liberi di vivere come celibi oppure di sposarsi. I dogmi dei primi sette Concili, essendo l’espressione della Chiesa indivisa, sono universalmente riconosciuti; sono accettate le definizioni dogmatiche dell’Immacolata (Pio IX) e dell’Assunta (Pio XII), ma non ritenute obbliganti per tutti. La C.V.C.I. lascia liberi i propri membri di aderire alla dottrina data dalla Chiesa Cattolica Romana dopo il I millennio. Inoltre pratica il culto della Vergine Maria e dei Santi. Nei rapporti con i fratelli cristiani l’atteggiamento della Chiesa Vetero-Cattolica Italiana è quello di mantenere l’unità nelle cose fondamentali, la libertà dove c’è il dubbio, la carità in tutto.
Parrocchia Vetero-Cattolica Firenze: La parrocchia Vetero-Cattolica di Firenze fa parte della Chiesa Vetero-Cattolica Italiana e si identifica pienamente con la definizione data dalla Sede Priorale.
Evangelici o di origini evangelica Scienza Cristiana: La Scienza Cristiana nasce in America alla fine del 19esimo secolo ad opera di Mary Baker Eddy donna perseverante e determinata. Durante tutta la sua vita ha cercato allo stesso tempo di lenire le proprie sofferenze e trovare un’interpretazione moderna delle Scritture, diventando negli anni una profeta conosciuta in tutto il mondo. La sua opera più famosa è il libro “Scienza e Salute con Chiave delle Scritture” che racchiude il credo della religione ed è insieme alla Bibbia il nostro unico pastore. La Scienza Cristiana ripristina il cristianesimo primitivo con i suoi elementi di guarigione,  ovvero il metodo guaritore di Gesù e dei suoi discepoli. Insegna che Dio è assolutamente spirituale e che l’uomo – fatto ad immagine e somiglianza di Dio – lo è altrettanto; In Italia e nel resto del mondo la Scienza Cristiana è presente con le sue chiese, che sono indipendenti fra loro e riconoscono come Chiesa Madre la Chiesa del Cristo Scientista a Boston. Una delle pubblicazioni più diffuse è il quotidiano “Monitor”vincitore di 6 premi Pulitzer, fondato dalla stessa Mary Baker Eddy.
Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni:  La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, i cui fedeli sono conosciuti anche con il soprannome di “Mormoni” per Il libro di Mormon, che è un altro testamento di Gesù Cristo, è la restaurazione della Chiesa primitiva fondata da Gesù Cristo con le stesse dottrine e la stessa gerarchia che Egli stabilì a quel tempo insieme con i suoi apostoli. La Chiesa, presente in Italia dal 1850, alla fine del 2010 contava più di 24.000 fedeli, organizzati in 99 congregazioni in tutto il paese. Durante la Conferenza Generale di ottobre 2008, il Presidente della Chiesa, Thomas S. Monson, annunciò l’intenzione di costruire un tempio a Roma. I lavori sono iniziati nel giugno 2011.
MUSULMANI Due gruppi musulmani hanno risposto al nostro questionario, entrambi di tradizione sunnita. Si tratta dell’Assemblea Musulmana Italiana e della Co.Re.Is (Comunità Religiosa Islamica).
Assemblea Musulmana Italiana : L’Assemblea Musulmana d’Italia rappresenta i cittadini italiani di religione musulmana: è di confessione sunnita, democratica, moderata, nemica dell’integralismo fondamentalista che considera un’eresia dal punto di vista teologico e una seria minaccia per la pace e l’integrazione sociale da quello politico.
Co.Re.Is (Comunità Religiosa Islamica) Italiana:  La CO.RE.IS. (Comunità Religiosa Islamica) Italiana è una delle principali organizzazioni italiane impegnate nella rappresentanza degli interessi di culto dei musulmani in Italia con sedi in varie regioni da quasi 20 anni. Costituita agli inizi degli anni ’90 da alcuni musulmani italiani aveva come attività principale il dialogo con la Chiesa Cattolica e l’informazione sull’islam spirituale. Dopo pochi anni ha assunto un ruolo nella promozione di corsi di educazione interculturale in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione e ha sviluppato cooperazioni istituzionali con alcune istituzioni del mondo islamico in Tunisia, Egitto e Marocco, dove nel 1997 è stato firmato un accordo bilaterale con l’ISESCO, l’equivalente dell’UNESCO nel mondo islamico. Il dialogo interreligioso ha avuto un particolare successo con la comunità ebraica e con l’assemblea rabbinica mentre dalla fine degli anni ’90 la COREIS è stata sempre più impegnata nelle politiche per l’integrazione e, successivamente nelle politiche di prevenzione del radicalismo, partecipando a numerosi seminari internazionali e diventando dal 2005 un referente costante del Ministero dell’Interno nel Comitato per l’Islam Italiano. In questi ultimi anni ha concretizzato significativi riscontri nella maturazione di una nuova generazione di musulmani europei intensificando un percorso di sensibilizzazione e maturazione intra-religiosa con alcune comunità di musulmani presenti in Italia e provenienti da vari Paesi come il Marocco, il Senegal, la Turchia, il Pakistan, la Bosnia. La formazione di imam e di responsabili femminili della dottrina islamica e l’organizzazione armoniosa dei luoghi di culto islamici in Italia sono alcuni punti fondamentali del lavoro della COREIS con i rappresentanti politici italiani.
INDUISTI O DI TRADIZIONE INDUISTA Due comunità induiste o di tradizione induista hanno risposto al questionario. Il Centro Nisagradatta Ashram appartiene all’Unione Induista Italiana mentre  la comunità Ramakrishna Math è l’unica in Italia ed è ha sede in Roma.
Centro Nisargadatta Ashram: Il nostro gruppo religioso si rifà, direttamente alla tradizione Induista nella sua forma tradizionale,il nostro centro ha partecipato infatti alle attività dell’unione Induista italiana. Il centro accoglie un piccolo tempio dedicato a Rama, nel quale vengono svolte delle Puje (cerimonie),di devozione verso alcune deità del Phanteon religioso Indù. Viene altresì svolto nel centro un lavoro di divulgazione, anche con ritiri spirituali in forma residenziale, della tradizione advaita Vedanta, con letture e meditazioni della tradizione classica Shankariana, finalizzate ad uno sviluppo ed un supporto delle problematiche psicologiche inerenti ad un cammino spirituale. Durante la settimana vengono naturalmente svolte lezioni di Hatha Yoga,e altre forme di Yoga pratico. La nostra forma organizzativa è quella di Circolo culturale.
Il Ramakrishna Math: Le credenze religiose sono individuali e sono proprie della regione di ciascuno. Il Ramakrishna Math non propone alcuna religione, considerando il proselitismo un aspetto che crea conflittualità non essendoci una religione migliore di un’altra da proporsi in sostituzione. Il Ramakrishna Math propone il Vedanta uno strumento pratico di disciplina spirituale applicabile nella vita quotidiana dei laici e dei religiosi di qualsiasi religione, per come insegnato dal nostro Maestro Sri Ramakrishna e da Swami Vivekananda.
EBREI Due comunità ebraiche hanno risposto al questionario. Entrambe fanno parte dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.
Comunità ebraica di Venezia: Gli ebrei costituiscono delle Comunità, regolate secondo la halakhà, ossia l’insieme di regole di comportamento che riguardano tanto la vita del singolo quanto quella della collettività, tanto le forme di culto (la preghiera al Dio unico con il rispetto delle specifiche ricorrenze, a cominciare dal giorno del Sabato) quanto le relazioni interpersonali.
Comunità ebraica di Casale: Il ‘gruppo religioso’ come lo definite voi, è l’ebraismo. Come abbiamo già precisato, il termine gruppo non intendeva essere una definizione della comunità, ma solo una categoria di suddivisione nel nostro lavoro.
Il suo gruppo ha contatti o collabora con altri gruppi religiosi? Tutti i gruppi intervistati (con una sola eccezione) hanno contatti o collaborano con altri gruppi. Si è notato che ogni gruppo si relaziona maggiormente con i gruppi  affini per tradizione religiosa. In alcuni casi, tuttavia, il contatto tra comunità si ha per prossimità geografica e non per affinità religiosa, come nel caso del Centro Buddista Terra Unificazione Erwan, situato a Firenze, che ha contatti con tutti i gruppi religiosi di Firenze (cristiani, indù, ebrei, altri gruppi buddisti, baha’i…). In altri casi le comunità hanno relazioni a livello nazionale sia in ragione delle tradizioni affini sia per la prossimità geografica, partecipando ad incontri ecumenici di dialogo nella propria città o in provincia. Molti gruppi buddhisti collaborano principalmente con altri gruppi di simile orientamento spirituale attraverso l’UBI (Unione Buddhista Italiana). Lo stesso succede con i gruppi cristiani, che hanno contatti principalmente con altri gruppi cristiani, che siano ortodossi, cattolici o della Riforma. Si osserva comunque anche dialogo tra molte comunità cristiane e comunità islamiche, ebraiche, buddhiste e induiste. Ad esempio la comunità Centro d’Informazione Buddhista segnala specialmente la sua collaborazione con gruppi cristiani e di dialogo ecumenico. Per quanto concerne le comunità islamiche intervistate (Assemblea Musulmana Italiana e CO.RE.IS), esse hanno stabilito contatti e dialogo con numerose comunità di differenti tradizioni (ebrei, cattolici, evangelici, buddhisti, sikh, ortodossi…) e non ritengono che il contatto con le altre comunità musulmane sia, in termini quantitativi, maggiore di quello che hanno stabilito con le altre tradizioni. Le comunità ebree segnalano che, sebbene mantengono contatti con gruppi di tradizioni differenti, il legame sia più forte con i gruppi cristiani, e ritengono che ciò sia dovuto alla posizione maggioritaria del cristianesimo in Italia. D’altra parte, la comunità Dojo Zen Sanrin segnala la sua attività di collaborazione con varie organizzazioni internazionali di dialogo per la pace e l’ecumenismo. Un caso particolare è la comunità Il Ramkrishna Math che, pur di tradizione induista, integra membri di diverse fedi (cristiani, indù…)
Fino a che punto considera importante il dialogo interreligioso? Per quanto riguarda l’importanza del dialogo la maggioranza degli intervistati lo ritengono molto importante o imprescindibile. La maggior parte lo considerano fondamentale per la convivenza e per la pace, così come per l’apertura mentale che deriva dalla conoscenza dell’altro e di quello che dall’altro si può apprendere. Molti intervistati considerano che la religione è enormemente importante: Poiché la religione non è soltanto un particolare tipo di cultura tra le tante che l’umanità ha sviluppato, ma costituisce il modo in cui una civiltà esprime le proprie aspirazioni fondamentali (Arcivescovado per le Chiese Ortodosse Russe in Europa occidentale)
Per questo motivo l’importanza del dialogo interreligioso diventa ancora più grande. Se le religioni dialogano e cooperano ne possono scaturire effetti positivi (pace, integrazione…); se, al contrario, le religioni si scontrano ne derivano grandi conflitti (e la storia, anche recente, lo dimostra). Alcuni gruppi, soprattutto di tradizione buddhista, hanno dato meno importanza al dialogo perché considerano più importante la ricerca, la crescita e la trasformazione spirituale personale. Ciononostante la maggior parte di essi credono che la crescita personale si possa produrre parallelamente al dialogo o addirittura possa da esso essere favorita.
Quali considera i principali problemi della società italiana attuale Di fronte a questa domanda gli intervistati sottolineano principalmente i problemi economici e sociali, con i quali, dice la Comunità autonoma Metropolia Ortodossa di Milano e Aquileia ormai “bisogna saper convivere”.
Anche i problemi relazionali e spirituali sono stati considerati come essenziali e in alcuni casi si parla proprio dei problemi spirituali come la base, la causa di tutti gli altri conflitti:
Dai problemi spirituali discendono tutti gli altri: la centralità che l’economia occupa oggi nella vita della civiltà mondiale è sintomo di una crisi spirituale che si può riassumere nella perdita della centralità della divino-umanità  nella vita delle persone. Se la vita non si organizza in base alla volontà di Dio e della centralità dell’uomo, essa si focalizzerà sulle cose, concepite come realtà neutrali il cui unico scopo è lo sfruttamento economico (Arcivescovado per le Chiese Ortodosse Russe in Europa occidentale)
Alcune comunità hanno dato peso ai problemi morali e etici, ambientali, o all’egoismo e all’indifferenza.
Secondo Lei, quale dovrebbe essere il ruolo delle comunità religiose in relazione a questi problemi? Avevamo dato tre possibili risposte a questa domanda: Responsabilizzazione delle proprie comunità, Iniziative nei confronti delle istituzioni ed Azione comune di sensibilizzazione delle comunità religiose e di intervento nei confronti delle istituzioni Le scelte degli intervistati si sono complessivamente distribuite equamente tra le tre risposte: in molti hanno dato più di una risposta, spiegando che a loro parere devono esistere azioni comuni e combinate tra due o tre aspetti:
Responsabilizzazione delle proprie comunità: E’ quello che, noi, facciamo già. Ma molti altri…. Iniziative nei confronti delle istituzioni: Purtroppo bisogna essere molto battaglieri. Le istituzioni, non hanno una cultura multietnica e multireligiosa. I comuni e le province non ci aiutano, per mera ignoranza; sostengono chi gli garantisce voti. Azione comune di sensibilizzazione delle comunità religiose e di intervento nei confronti delle istituzioni: E’ quello che facciamo spesso, ma senza risultati, perché sono sottomessi a chi non vuole la multi integrazione (Comunità autonoma Metropolia Ortodossa di Milano e Aquileia)
Responsabilizzazione delle proprie comunità Prima di tutto responsabilizzare ogni membro della propria comunità e fare in modo che poi questi operi nella sua comunità di vita, quindi all’esterno della organizzazione religiosa. Altri: Sensibilizzazione dei cittadini che non appartengono al nostro gruppo religioso su temi fondamentali per il benessere di tutti: diritti umani, disarmo nucleare, nonviolenza (Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai)
Si sono aggiunti ulteriori aspetti, come riflettere, parlare, scrivere (Comunità Bohidharma, La Spezia); altri ancora, come la comunità Il Dojo zen Sanrin, sostengono che le comunità religiose non debbano intercedere a livello istituzionale: Le istituzioni rispecchiano spesso il peggio che il collettivo proietta inconsapevolmente. Si deve aspettare che arrivi “da fuori” o da chissà dove il cambiamento. La collaborazione solidale di cui la società umana oggi necessita così profondamente, sarebbe meglio che possa realizzarsi attraverso il cambiamento responsabile e compassionevole di ogni individuo perché è così che può realmente maturare una condizione di vita che sia di beneficio a tutti gli esseri… ambiente naturale ed animali inclusi.
Quale è, secondo Lei, il contributo più importante della religione all’individuo o alla società? La maggior parte delle risposte date a questa domanda si possono dividere in due grandi categorie.
Da un lato c’è l’aspetto di crescita individuale: la religione è vista come un aiuto nella ricerca della propria spiritualità, un’apertura alla trascendenza, al valore sacro della vita ed alla conoscenza di Dio. La religione avrebbe così un ruolo fondamentale nello sviluppo delle qualità più nobili ed altruiste dell’uomo, con evidenti e dirette ripercussioni sulla società, vista come somma delle singole individualità; in questo modo la religione contribuisce ponendo le basi per la giustizia, la pace e la fratellanza. Dall’altro lato alcune comunità intervistate mettono invece l’accento sulle influenze negative che, secondo loro, la religione avrebbe sull’individuo e sulla società: in particolare parlano della religione come fonte di ignoranza, intolleranza, settarismo e avidità. La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, infine, dà alla religione un doppio compito: Da una parte quello di istruire i fedeli – soprattutto attraverso l’esempio dei propri leader spirituali, dall’altra quello di mantenere una posizione ferma riguardo alle decisioni delle istituzioni sempre nel rispetto e nei confini dei propri ruoli (Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni) Quale è la sua opinione sul ruolo della Chiesa Cattolico-Romana come religione maggioritaria in Italia? Le risposte a questa domanda sono variegate. In generale tutte sono d’accordo nel dare una grande importanza al ruolo della chiesa cattolica come religione maggioritaria in Italia, ma mentre alcuni valutano questo ruolo in maniera positiva, altri credono che sia stato (e sia tuttora) negativo in tanti aspetti. Alla chiesa cattolica viene riconosciuta una influenza positiva in termini di trasmissione di valori etici: La Chiesa cattolica ha un ruolo storico imprescindibile nella difesa dei valori cristiani nella società italiana e offre un grande contributo in termini di coscienza morale della società e di impegno sociale concreto. Oggi costituisce la principale voce di richiamo ai valori dell’accoglienza e della pace con le diverse culture portate dall’immigrazione (Arcivescovado per le Chiese Ortodosse Russe in Europa occidentale)
Fondamentale, si dice, è stata anche la sua importanza per la storia e la cultura italiana. È molto apprezzato anche il rispetto che generalmente ha avuto per le altre identità e minoranza religiose:
Prevalentemente positivo come Istituzione che ha saputo ispirare la storia e la cultura dei popoli e, quasi sempre, rispettare anche le altre minoranze e identità religiose in Italia e nel resto del mondo senza monopolizzare o pretendere una uniformità di interpretazioni sia tra i propri fedeli che tra i fedeli di altre confessioni (COREIS).
Tra gli aspetti negativi si pone essenzialmente l’accento su quello che si considera un eccessivo potere di intromissione negli affari dello stato italiano da parte della chiesa cattolica, un ostacolo per la laicità dello stato. Si dice inoltre che la chiesa cattolica, che a parole si dice a favore dell’uguaglianza religiosa, in realtà non vuole rinunciare ai suoi privilegi, ostacola de facto l’uguaglianza e si mantiene impermeabile a contributi di altre correnti religiose.
Siamo estremamente preoccuppati dal programma restaurazionista del pontificato di Ratzinger, che tende a distruggere le conquiste di laicità ed indipendenza dello Stato dalla religione che secondo il nostro punto di vista dovrebbero essere una conquista irrinunciabile di qualsiasi società civile ed evoluta (Assemblea Musulmana Italiana)
Secondo me, essa dovrebbe rinunciare a situazioni di privilegio che non sono automaticamente derivate dal fatto di essere maggioritaria (Comunità Ebraica di Venezia)
Quello di una chiusura dogmatica verso temi e concetti portati da altre religioni (Centro Nisargadatta Ashram) Molti tra gli intervistati insistono nella necessità di distinguere tra istituzioni e persone dicendo che, anche se criticano molte delle abitudini della chiesa cattolica ufficiale, apprezzano molto le iniziative individuali di molti sacerdoti e credenti cattolici.
Tutti gli intervistati, in un modo o nell’altro, sollecitano la chiesa cattolica affinché operi evitando l’esclusivismo e tenendo in conto la diversità e i suggerimenti delle differenti entità religiose. Credono che il ruolo della chiesa cattolica come chiesa maggioritaria in Italia le fornisca, al tempo stesso, una grande responsabilità e che i suoi atteggiamenti possano influenzare in maniera decisiva il progresso e lo sviluppo della società italiana:
È innegabile che gran parte della cultura e dei valori espressi dalla nostra società dipenda dall’educazione religiosa promossa dalla Chiesa Cattolica nel corso dei secoli. Oggi, quale religione maggioritaria, riveste un ruolo importantissimo di osservatore, e allo stesso tempo di promotore, dell’attività legislativa. Questo ruolo è tanto importante quanto delicato e può portare a risultati diversi a seconda del livello di esclusività con il quale decide di operare in questo senso (Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni) La Chiesa deve aumentare il dialogo interreligioso nello spirito del documento “Nostra Aetate” del Concilio Ecumenico Vaticano II (Centro d’Informazione Buddhista)
Secondo Lei perché ci sono tante persone che si dichiarano atee o agnostiche? Quali rapporti pensa che ci debbano essere con queste persone?
Per quello che riguarda il perché così tante persone si dichiarino atee o agnostiche alcune comunità intervistate sostengono che ciò sia collegato alla incapacità, da parte delle religioni, di soddisfare le necessità spirituali dell’individuo. Si accusano le religioni (in particolare la Chiesa Cattolica o alcuni suoi membri) di non aver saputo rispettare i propri valori o di aver agito in maniera dogmatica, di fatto allontanando alcune persone dalla religione:
Il problema è che non vengono soddisfatti i loro bisogni spirituali (Ramakrishna Math)
In Occidente il Cristianesimo ha instillato nelle coscienze l’aspirazione decisiva alla libertà, alla pace, all’uguaglianza e alla giustizia. Laddove i rappresentanti della Chiesa hanno tradito questo ideale, mettendo in secondo piano il messaggio evangelico, rispetto a interessi politici, economici, confessionali ecc., si registrano le più significative reazioni contro la Chiesa e, di conseguenza, contro l’elemento religioso. Sia l’ateismo collettivo, sia quello personale costituiscono paradossalmente una reazione purificatrice contro la secolarizzazione dell’ideale evangelico (Arcivescovado per le Chiese Ortodosse Russe in Europa occidentale)
Molte persone sono deluse dalla religione e vedono lo scandalo fra ciò che affermano e ciò che praticano. (Monastero Zen di Scaramuccia)
Moltissimi di loro provengono dalla Chiesa di Roma, gente che è stata presa in giro sia teologicamente che spiritualmente; non conoscono il cristianesimo, perché nessuno li ha istruiti adeguatamente (…) (Comunità autonoma Metropolia Ortodossa di Milano e Aquileia)
In Italia penso che tante persone non siano interessate ad un percorso spirituale come reazione al fatto che l’istituzione cattolica tende ad una visione dogmatica del sacro, e ha sempre condizionato la vita politica italiana oltre misura. (Centro Buddhista di Unificazione Ewan) Purtroppo i diversi scandali e gli abusi sessuali su minori fanno sì che molte persone si allontanino dalla religione  (Centro d’Informazione Buddhista) Altre comunità vedono invece ateismo e agnosticismo come atteggiamenti normali in una società moderna dove il processo di secolarizzazione ha fatto sì che non ci si senta più costretti ad adottare la religione della propria famiglia o a credere negli stessi valori. La crescita dell’ateismo e dell’agnosticismo si accompagnerebbe, quindi, ad una ricerca di razionalità e di nuove credenze che vanno al di là delle religioni e filosofie tradizionali:
Credo che sia dovuto al processo di secolarizzazione in atto da anni in Italia (Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai)
Penso sia una normale conseguenza dell’evoluzione di una società libera ed avanzata, in cui un cittadino istruito e consapevole non si sente in alcun modo costretto a condividere quelle che erano le convinzioni religiose o filosofiche proprie ai suoi genitori o all’ambiente in cui è vissuto. (Assemblea Musulmana Italiana) C’è un crescente numero di atei perché la secolarizzazione ha contribuito ad illudere molte persone spingendoli a cercare nuove forme di adorazione al di fuori dalla religione, dalla dottrina, dai riti e dai simboli sacri (COREIS) Per ciò che concerne la seconda parte della domanda, tutte le comunità insistono sulla necessità di rispettare gli atei e gli agnostici, persone che hanno fatto una scelta libera e consapevole, e dalle quali è anche possibile imparare qualcosa:
Queste posizioni vanno considerate con rispetto e con comprensione umana, con disponibilità al dialogo e persino con la possibilità, mai da rinnegare, di poter imparare qualcosa anche da loro. (Comunità Ebraica di Venezia) Con loro si debbono avere rapporti normali,laici e fraterni come con tutti gli altri esseri. Anche loro sono entità di luce(hanno la loro natura spirituale),anche se non lo sanno o non lo ammettono. (Monastero Zen Scaramuccia)
I religiosi hanno comunque il dovere di rispettare tutte le persone nel ricordo che esse sono tutte parte della creazione di Dio e, in un modo o in un altro, bisogna cercare insieme di collaborare per un Bene Comune. (COREIS)
Alcune comunità pongono inoltre l’accento sulla necessità di mantenere attivi il dialogo e la cooperazione con atei ed agnostici basandosi su principi comuni, che per alcuni saranno valori religiosi e per altri principi laici:
Con queste persone si può ovviamente collaborare ad edificare un mondo migliore, sulla base di quelli che per noi sono valori religiosi, e per loro principi laici di civiltà umana. Dobbiamo essere sempre disponibili a fornire il massimo sostegno a quanti di loro volessero incrementare la loro conoscenza (anche soltanto culturale) dell’Islam ed anche a quanti volessero convertirsi, evitando però accuratamente il proselitismo. (Assemblea Musulmana Italiana)
Dialogo sui temi comuni della pace – giustizia – ecologia. ( Chiesa Vetero-Cattolica di Firenze)
Qual è la sua opinione sull’incontro di Assisi in 1986? Fino a che punto considera che fu un momento importante e fino a che punto considera che le sue premesse sono state rispettate? Per quanto concerne l’incontro di Assisi le opinioni sono variegate: alcuni degli intervistati considerano che l’incontro fu molto importante perché inizia un nuovo ciclo di relazioni di dialogo interreligioso e rappresenta un momento di riferimento (anche simbolico) per la convivenza pacifica e tollerante.
È stato indubbiamente un momento significativo, che ha mostrato come il “diverso” – categoria centrale nel pensiero religioso nonché nell’organizzazione religiosa – non sia foriero di “impurità” o “contaminazione” (anche se questa resta l’opinione dei gruppi fondamentalisti) (Arcivescovado per le Chiese Ortodosse Russe in Europa occidentale) L’incontro di Assisi è stato un incontro storico che ha iniziato un nuovo ciclo delle relazioni tra i dignitari della varie religioni e i credenti. Rimane tuttora un momento fondamentale di riferimento per la convergenza fraterna e rispettosa dei fedeli per la Pace e come antidoto alle varie strumentalizzazioni (COREIS) L’incontro di Assisi è stato, certamente, un grande momento e un segnale di vitale importanza. Ma i tempi e le condizioni sociali sono dappertutto sempre in continuo cambiamento, richiedono sforzi e costante lavoro da parte di tutti, e molti sono gli ostacoli accumulati attorno alla continuazione di ciò che Papa Wojtyla aveva iniziato ad Assisi. Non è questione di rispettare delle premesse ma, a mio avviso, è questione di non sfiduciarsi mai e di andare avanti nella collaborazione al massimo delle proprie possibilità. (Dojo Zen Sanrin)
Alcuni intervistati pensano, tuttavia, che nonostante la grande importanza simbolica dell’incontro le sue premesse non sono state rispettate; mentre altri ne vedono semplicemente un mero atto scenografico privo di contenuto reale. Altri pensano che l’incontro di Assisi abbia rappresentato un falso ecumenismo, poiché si trattò di un incontro tra dirigenti di gruppi religiosi mentre il vero ecumenismo deve farsi per strada e nei luoghi di culto con i credenti comuni.
Assisi è sempre sotto una valenza positiva ed è sempre importante che ci sia,ma le sue premesse sono spesso disattese per tutti i problemi aperti che ho toccato nelle risposte precedenti (Monastero Zen di Scaramuccia) Secondo noi l’incontro di Assisi ha avuto un ruolo meramente scenografico, e rappresenta proprio  l’esempio di quel dialogo privo di contenuti specifici che conviene evitare. (Assemblea Musulmana Italiana)
Queste manifestazioni lasciano il tempo che trovano. L’Ecumenismo va fatto per la strada, o nei centri di culto (chiese, sinagoghe e moschee) mettendo insieme i fedeli, e non i capoccia (Comunità autonoma Metropolia Ortodossa di Milano e Aquileia) Infine, alcuni intervistati non conoscevano le premesse di Assisi perché la propria comunità non era stata invitata a partecipare all’incontro ed esprimono nel contempo la volontà di partecipare a simili incontri futuri:
Non siamo stati invitati e non ne conosciamo i contenuti. A tal proposito auspichiamo di poter partecipare a eventi simili in futuro, convinti della genuinità del nostro contributo, sia a livello nazionale che mondiale. Nonostante tutto, l’evento di Assisi fu straordinario nei suoi intenti di riunire i maggiori leader politici e religiosi sotto la bandiera della pace e della fratellanza (Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni) Considero quell’incontro molto importante. La Soka Gakkai non è mai stata invitata malgrado sia una realtà buddista molto importante nel nostro Paese. Per questo motivo non so dire se le premesse siano state rispettate (Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai)
Qual è, secondo Lei, il ruolo della religione nel processo migratorio? Pensa che i gruppi religiosi siano un importante punto di riferimento per gli immigrati quando arrivano in un nuovo paese? Come valuta il ruolo delle comunità religiose in Italia in relazione alla immigrazione? La maggior parte degli intervistati pensa che le comunità religiose possono avere un ruolo, più o meno importante, nel processo migratorio. Alcuni, tuttavia, sostengono che questo ruolo è essenzialmente assistenziale e che si incarica di aiutare le persone appena arrivate provvedendo ai beni di base, colmando così una carenza di servizi dello stato che, a volte, non arrivano a tutti gli immigrati.
Questo ruolo assistenziale è importante in principio, però dovrebbe diventare qualcosa di più, che favorisca l’integrazione dell’immigrato nella società di arrivo e la sua propria autonomia:
In linea generale è importantissimo, soprattutto perché le religioni possono favorire il processo d’integrazione degli immigrati nella società ospitante. Tuttavia è necessario riconoscere come talvolta il rapporto tra immigrato e religioni si limiti ai servizi offerti da queste ultime ai primi, riducendosi in semplice assistenzialismo. Questo è utile nell’immediato ma controproducente nel lungo termine, annullando quasi completamente l’effetto di supporto all’integrazione dell’individuo. Il passo successivo per le comunità religiose dovrebbe essere quello di offrire un supporto strutturato con l’obiettivo di rendere l’individuo autosufficiente (Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni) Altre comunità, invece, pensano che il ruolo delle comunità religiose già va più in là della semplice assistenza e che sono un punto di riferimento molto importante per le persone che arrivano da altri paesi. Così facendo, l’importanza della religione presso gli immigrati si rinforza, e la comunità religiosa diventa un luogo di incontro con consimili, con persone della stessa nazionalità o persone con problemi simili ai propri:
Penso che, rispetto all’accoglienza degli immigrati, alla loro integrazione e per contrastare i processi di xenofobia in atto in italia, sia molto importante (Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai)
Il ruolo dovrebbe essere sempre solo quello dell’offrire sostegno e base “interiore” alle persone, di modo che, in qualsiasi luogo o situazioni si trovino a qualunque età, possano attingere dentro se stesse alla luce della saggezza compassionevole che può aiutare chiunque. Ma si può e si dovrebbe fare ancora molto di più. La comunicazione reale fra comunità religiose diverse è davvero fondamentale anche in questo caso e può portare conforto a chi arriva e pacificazione a chi, abitante nel luogo, possa erroneamente sentirsi minacciato dal fenomeno-migrazione. (Dojo Zen Sanrin)
Importante, perché raggruppa e unisce le persone facendole sentire insieme ai propri consimili, anche se nel proprio paese non si è mai praticato più di tanto. In alcuni casi di sostegno, in altri completamente assente (Scienza Cristiana) (…) Chiaramente per questi immigrati avere un punto di riferimento a livello religioso è importante. Penso che ogni comunità svolga un ruolo preponderante per i diversi gruppi religiosi che arrivano nel nostro paese, e che sarà poi anche utile per il processo di integrazione.  (Centro d’Informazione Buddhista) Dall’altro lato, due delle comunità intervistate esprimono la propria preoccupazione per quello che esse condiderano una eccessiva intromissione delle istituzioni religiose dei paesi di origine sulle comunità religiose installate all’estero (e concretamente in Italia). Pensano che per interessi di vario tipo le istituzioni religiose dei paesi di origine possono mantenere, seppur a distanza, un controllo sugli emigrati e sulle comunità religiose che essi fondano nei paesi di arrivo. Questo fatto, sostengono, è ancora più preoccupante quando le istituzioni religiose dei paesi di origine tendono al fondamentalismo.
Gli immigrati musulmani in genere appartengono agli strati più poveri della società, e solo in rari casi possono permettersi di autotassarsi per affittare un locale capiente con ingresso sul piano strada da adibire a luogo di culto.  Le organizzazione fondamentaliste questo genere di problemi non ne hanno: regimi come l’Arabia Saudita e l’Iran finanziano più che generosamente i gruppi integralisti, che possono permettersi di mantenere non solo centinaia di luoghi di culto, ma anche di stipendiare qualche centinaia di propagandisti fondamentalisti a tempo pieno. In questo modo, può accadere che colui che nel suo paese di origine era un normale musulmano, finisce invischiato nella militanza dei gruppi fondamentalisti proprio nel paese d’immigrazione. (Assemblea Musulmana Italiana) Infine, alcuni intervistati richiamano l’attenzione sulla necessità di tenere in conto che non tutti i processi migratori sono uguali e che possono avere caratteristiche molto diverse, per il momento storico o la zona geografica. Si richiama anche l’attenzione sulla necessità di vedere a questi immigrati soprattutto persone che fuggono dai problemi dei propri paesi di origine, più che come portatori di credenze religiose determinate:
Occorre chiarire che gli immigrati appartengono a varie confessioni religiose e che tale fenomeno può assumere caratteristiche molto diverse in momenti storici e in regioni geografiche particolari (COREIS) Domanda complessa e difficile, ma forse se si considerassero gli individui come persone bisognose e che fuggono da guerra,fame e carestie e non come portatori di diverse credenze religiose, saremmo più vicini a una soluzione più normale del fenomeno migratorio (Monastero Zen di Scaramuccia)
Come valuta il ruolo e la situazione attuale della donna nelle comunità religiose? E negli ambiti non religiosi come il lavoro, la politica etc…? Ci sono molte differenze tra le varie sfere? Le risposte a questa domanda sono variegate ed interessanti.
Alcune sostengono che non dovrebbero esistere differenze tra uomo e donna a livello sociale, politico o lavorativo perché a livello spirituale queste differenze non esistono. Alcune delle comunità intervistate affermano che le diseguaglianze di genere non esistono in seno alla propria comunità, però esistono in altri ambiti, tanto religiosi come sociali. Altre comunità, invece, affermano che le discrepanze sono in questo momento generalmente minime:
Non ci sono differenze fra uomo e donna sul piano spirituale, quindi non ci dovrebbero essere sul piano comunitario, lavorativo, politico e sociale e dei diritti (Monastero Zen di Scaramuccia) Nell’ambiente buddista non esiste un pregiudizio nei confronti della donna, anche se poi la dimensione culturale tibetana privilegia i maschi nella gerarchia religiosa. Nei vari ambiti della società moderna non esistono ancora le pari opportunità di genere (Centro Buddhista Terra Unificazion Ewam) La donna oggi ha un ruolo determinante nelle diverse comunità religiose; ovviamente nell’Islam questo processo deve ancora avvenire. Invece nell’ambito del lavoro e della politica è ben determinato in ogni aspetto. Penso che le differenze siano minime (Centro d’Informazione Buddhista) Eppure molti intervistati affermano che si è ancora lontani da una mentalità di rispetto e valorizzazione della donna e quasi la totalità degli intervistati sono concordi nel dire che nella società italiana predominano ancora valori maschilisti. Per ciò che concerne concretamente l’ambito religioso, alcuni degli intervistati affermano che esistono differenze tra le religioni e che mentre alcune sono egualitarie, altre continuano a perpetrare valori maschilisti:
Penso che siamo molto lontani dall’avere una mentalità di rispetto e valorizzazione del ruolo femminile: questo succede in tutti gli ambiti sociali (Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai) La situazione è pressoché ancora medioevale in “tutte” le comunità religiose nel mondo (qui e altrove, dovunque), pertanto la situazione che si presenta è errata visto che continua il ripetersi di una visione limitatissima e del tutto inammissibile a giorno d’oggi. Non solo ci sono molte differenze riguardo al trattamento e al rispetto delle persone riguardo alla propria appartenenza ad un genere o l’altro (il rispetto delle diversità di genere non deve mai implicare discriminazioni relative al genere) ma si perpetuano pure dannosi stereotipi cui si fa fatica a cambiare. C’è un grande lavoro da fare beneficio di donne e uomini, a beneficio della mentalità umana da aggiornare. (Dojo Zen Sanrin)
La situazione delle donne è diversa nelle diverse comunità religiose; ci sono religioni maschiliste e altre più egualitarie.  Nella politica italiana la situazione delle donne è al livello di molti paesi del terzo mondo   –   qualche volta nel terzo mondo è meglio (ad es. donne premier e presidenti in Tailandia, Filippine ecc) (Comunità Bodhidharma, La Spezia) Al contrario, due delle comunità intervistate mettono l’accento sulla necessaria differenza tra uomo e donna. Affermano che l’uguaglianza non deve essere totale ma che si devono differenziare il ruolo dell’uomo e della donna senza che per questo si debba valorizzare di più uno dei due. Si deve, perciò, riconoscere la differenza e onorare le caratteristiche di entrambi i sessi.
Credo che occorra riconoscere nella differenza tra uomo e donna una pari dignità e una reciproca opportunità di crescita e sviluppo in tutti gli ambiti interiori ed esteriori della persona (COREIS)
La società occidentale si è gradualmente evoluta passando dalla rigorosa differenziazione dei ruoli sociali, tra cui in primis la differenziazione tra quelli maschili e quelli femminili, a un primato della persona, che ha fatto cadere pressoché tutte le tradizionali distinzioni di ruolo. Questo comporta la caduta delle barriere, ma anche la crescita delle frustrazioni per l’impossibilità di raggiungere tutti gli obiettivi del proprio libero desiderio, da cui l’imputazione a latenti forme di discriminazione della mancanza di successo della donna in determinati ambiti della società. Le religioni conservano il principio della differenziazione dei ruoli come regola della propria organizzazione tradizionale. In ambito cristiano-ortodosso la distinzione dei ruoli non costituisce una contraddizione al primato spirituale della persona, che costituisce il vero scopo della vita ecclesiale (Arcivescovado per le Chiese Ortodosse Russe in Europa occidentale)
Infine, una comunità segnala la necessità di non giudicare il ruolo che la donna ha nelle altre religioni se non si può conoscere la situazione reale in cui vive. Fa l’esempio delle donne musulmane delle quali spesso sentiamo parlare come esempio di maschilismo della religione islamica:
Sento spesso parlare della donna musulmana, ma chi giudica non ha la minima conoscenza del loro mondo sociale e religioso. Prima di giudicare bisogna entrare nel loro ambiente, capire esattamente cosa succede e quindi chiedersi i perché. (…)In ogni cultura la donna ha un ruolo diverso, quella che a noi sembrare più emancipata per altri può essere molto progressista, ognuno ha il proprio metro. Noi vediamo le donne musulmane troppo arretrate, e loro vedono le nostre donne troppo emancipate.  facciamo una guerra per questo? No!(…) (Comunità autonoma Metropolia Ortodossa di Milano e Aquileia)
Come valuta il ruolo e la situazione attuale dei giovani nelle comunità religiose? E negli ambiti non religiosi come il lavoro, la politica etc…? Nota delle differenze nella maniera di vivere la religione tra anziani e giovani? Tenendo in contro l’apertura della domanda, ci sono state risposte differenti.
A livello sociale, politico, lavorativo ecc. si parla degli svantaggi e dei problemi che hanno i giovani nella società attuale per autoaffermarsi, per organizzare la propria vita e trovare lavoro e una certa stabilità. Si parla anche che i giovani sono stati trascurati, si sentono persi e confusi e sono stati poco educati nei valori fondamentali, cosa della quale vengono incolpate essenzialmente le famiglie. A livello religioso si parla dell’indifferenza e del disinteresse che sentono molti giovani verso la religione, cosa che, secondo alcuni degli intervistati, sta cambiando un poco con la crisi, che fa in modo che alcuni giovani si interessino nuovamente per la religione. Alcuni intervistati pensano, tuttavia, che questo disinteresse verso la religione ha relazione con la possibilità che attualmente i giovani hanno di decidere se far parte o meno di una tradizione religiosa, cosa che una volta non succedeva. Così quindi, l’adozione della religione di famiglia come propria si converte in una scelta personale ed i giovani  entrano in una comunità religiosa solo se veramente in essa riconoscono come propri i suoi valori fondamentali. In relazione a quest’ultima osservazione, si parla delle differenze con i credenti più anziani, indottrinati alla paura del peccato e discepoli rigidi dei precetti. In cambio i giovani cercano di porsi in relazione con la religione in maniera diversa rispetto alla dottrina tradizionale.
Infine, molti intervistati sono d’accordo nell’affermare la centralità dei giovani, futuro tanto delle comunità religiose quanto della società in generale.
Il suo gruppo sarebbe disposto a partecipare ad attività di dialogo e cooperazione con altri? Con quali gruppi pensa che questo sarebbe più facile? Con quali più difficile?
La quasi totalità degli intervistati assicurano di essere interessati ed aperti al dialogo. Chiedono, tuttavia, che questo dialogo si faccia in termini di uguaglianza e franchezza e che si tengano in conto tutte le tradizioni religiose allo stesso livello, senza che ci siano comunità preponderanti sulle altre. Altri gruppi sottolineano, però, che il dialogo non è una via percorribile con alcuni altri gruppi o persone che, a loro avviso, non basano i propri atteggiamenti sui valori del rispetto, della libertà di coscienza e della dignità umana o con quelli che, con atteggiamenti di proselitismo, cercano di convincere l’interlocutore della verità delle proprie convinzioni. Infine, alcuni gruppi dicono che il dialogo può essere più facile con gruppi di tradizioni simili alle proprie, ma più proficuo con gruppi di tradizioni diverse.