Intervento del Presidente del Parlamento Europeo David Sassoli allaCatena Umana della Pace e della Fraternità Assisi, 11 ottobre 2020

Cittadine e cittadini, cari amici del Sacro Convento, grazie per il vostro invito! Volevo essere con voi oggi nella città di San Francesco, ma purtroppo la pandemia e le precauzioni sul virus non me lo consentono.

In questa giornata così bella e significativa desidero salutare tutti voi e esprimere il mio incoraggiamento a tutti coloro che ogni giorno camminano sulle strade dell’impegno civile e della solidarietà. 

Siamo qui per dire che è tempo di Pace, è tempo di prenderci cura delle nostre comunità e del nostro futuro. 

Siamo qui giovani, adulti e persone anziane uniti da convinzioni profonde ma ancor più dalla coscienza di una responsabilità comune. 

Se vogliamo che la società ci restituisca giustizia, diritti, coesione, equità, sappiamo di dover noi per primi fare il possibile per anticipare e preparare un mondo diverso. 

Questo è il messaggio forte, popolare, come ha detto il nostro Presidente della Repubblica che tradizionalmente proviene dalla Marcia PerugiAssisi. 

Le nostre generazioni in Europa hanno avuto il privilegio di vivere il più lungo periodo storico in assenza di guerre, decenni di sviluppo economico, sociale, di crescita, di diritti e di conoscenze. Non sono mancati però grandi contraddizioni e grandi squilibri che hanno fatto comprendere come la Pace sia assai più che l’assenza di conflitti armati. 

L’Europa ha conosciuto un periodo di assenza di guerra ma adesso dobbiamo farla diventare uno strumento di Pace, perché la lotta alle povertà e all’economia che uccide è un’azione costante per ridurre le disuguaglianze e le marginalità. Il rispetto per la donna, il rispetto per l’uomo, per la vita di ognuno, per le differenze che ci arricchiscono. Nessuno deve sentirsi scartato, messo al margine. 

La Pace è sviluppo sostenibile, il che vuol dire correggere i nostri modelli sociali per ricostruire quell’equilibrio con la natura che è stato travolto da molteplici interessi. La Pace è amicizia tra i popoli, cooperazione tra gli Stati, condivisione di sovranità con gli organismi internazionali. 

La Pace è oggi minacciata dalle armi che sparano, dalle bombe che esplodono, dal riarmo nucleare su cui troppo spesso colpevolmente si estende un silenzio ipocrita. Ma è minacciata anche dalla fame, dalle carestie, dai fanatismi, dalla desertificazione, dalla volontà di potenza, dai nazionalismi vecchi e nuovi, dalle crescenti disparità di risorse e di opportunità, dalla mancanza di mezzi e di scolarizzazione come vediamo in questo momento così particolare del pianeta, da collegamenti che talvolta diventano muri, muri invalicabili per milioni di giovani e adulti. La pace è minacciata dalle migrazioni forzate e al tempo stesso dalla mancanza di solidarietà da chi invece dispone di maggiori risorse e deve sentire su di sé la responsabilità verso gli altri. 

La Pace è naturalmente anche cultura, conoscenze, alfabetizzazione, dialogo, incontro, amicizia, sentiamo di dover curare la qualità della nostra vita nella comunità. 

Non vogliamo un‘economia senza morale, uno sviluppo senza giustizia, una crescita a scapito delle generazioni future. 

Non esiste una Pace ristretta chiusa nel bunker, pagata al prezzo della sofferenza altrui, ecco perché oggi abbiamo bisogno di Europa! Di un Europa che sia e diventi uno strumento di Pace. 

Essere costruttori di Pace significa essere tessitori, educatori. Se per le precauzioni dovute alla Pandemia quest’anno la Marcia PerugiAssisi è diventata una Catena, questo anche simbolicamente ci ricorda che la cultura della pace è la cultura del passaggio del testimone. Si va avanti insieme, si condivide il lavoro, così si diventa più forti, anche i mezzi e fini della Pace devono convergere fino a coincidere, questa è una pietra angolare del pensiero di Aldo Capitini apostolo della non violenza e ideatore della Marcia. Il quale non accettava che si rappresentasse la guerra come via alla Pace, la violenza come via all’amore, la dittatura come via alla libertà. 

La scelta dei mezzi non può essere slegata da un criterio etico. Questo richiama alla nostra azione quotidiana i valori di legalità, di solidarietà, di giustizia, la capacità di donare la fermezza nel rifiuto delle discriminazioni. 

Ormai abbiamo scoperto che la Pace ha carattere integrale. Lo diceva un profeta della Pace Don Tonino Bello, che la pace ha acquisito una dimensione trinitaria, non è più concepibile senza il legame con la giustizia e con l’ambiente. 

La Pace riguarda la libertà e l’equità, il diritto al lavoro, la tutela della salute, la crescita del benessere e la sua diffusione. 

L’Europa è stata ed è una delle più importanti costruzioni storiche della Pace. Non soltanto perché ha fermato guerre che hanno prodotto ogni genere di devastazioni, ma perché ha saputo costruire un modello che per una lunga stagione ha favorito crescita economica, crescita nei diritti civili e sociali. Il compromesso tra capitale e lavoro ha dato valore alla democrazia e l’ha radicata nelle nostre Costituzioni. 

L’unità di Europa è stata il contesto nel quale diverse generazioni hanno fatto esperienza di Pace ed hanno elaborato una ancor più esigente domanda di Pace. L’unità d’Europa è ora anche il motore necessario per andare avanti. 

La Costruzione Europea ha rallentato pericolosamente nei primi due decenni del nuovo secolo, perché una visione economica imperniata sul neoliberismo, su una globalizzazione senza regole e un mercato sempre più dominato dalle logiche finanziarie hanno prodotto ferite, ferite nel corpo sociale, talvolta vere e proprie fratture. Ma soltanto dalla dimensione Europea la politica può ripartire per incidere sulla realtà che intanto si è modificata e chiede di noi. 

Dal mondo globalizzato non si può tornare indietro e anche se lo volessimo non sarà possibile. Ma possiamo andare verso un mondo globale in cui regole e diritti fondamentali vengono tutelati. Come ci ricorda Papa Francesco c’è un artigianato della Pace che coinvolge tutti, ciascuno secondo le proprie competenze. Dunque abbiamo bisogno di ricostruire una trama di relazioni tra le persone, tra le comunità, tra le istituzioni.

Credo che l’Europa possa essere molto utile, molto utile non solo ai nostri Paesi, ai nostri cittadini, ai nostri Stati, ma anche al mondo. 

Se c’è una lezione che abbiamo imparato da questa pandemia è il senso della nostra interdipendenza. Siamo tutti legati gli uni agli altri sia nel male che nel bene, bisogna agire insieme e non da soli. Sono convinto che senza Europa saremmo più poveri, soprattutto non saremmo in grado di affrontare nessuna priorità, pensiamo alla lotta alle povertà alle grandi questioni finanziarie, alle sfide ambientali, alla sicurezza agli investimenti, all’immigrazione, alla politica agricola, all’industria, alla sfida tecnologica. Quali di queste grandi questioni possono essere affrontate dai nostri singoli e piccoli Paesi? Nessuna, e per molte sfide lo spazio europeo è già troppo piccolo. Occorre invece investire su una nova dimensione e oggi l’Europa può farlo. Investire sulla persona umana, sul valore della comunità, sul valore delle forze sociali, sulla loro autonomia, sui corpi intermedi. 

Questa è la moderna frontiera su cui ruota gran parte del nostro modello sociale europeo perché tutto il corpo delle relazioni sociali, civili, solidali sono la spina dorsale della nostra democrazia. Senza un pieno coinvolgimento della società risulterebbe molto difficile costruire politiche in grado di rispondere con efficacia ai bisogni dei nostri cittadini. 

Ricercare la pace oggi vuol dire mettere le persone al centro dell’agire politico, ma soprattutto ridurre le disuguaglianze. Lottare, come ci invita a fare Papa Francesco, contro le cause strutturali della povertà, della mancanza di lavoro, della negazione dei diritti sociali e lavorativi, la marcia della pace diventa catena attenta agli anelli più deboli della nostra società. 

Come sapete siamo davanti ad una trasformazione importante, epocale, una trasformazione ecologica e digitale, che cambierà nel profondo il nostro modo di essere e i nostri stili di vita. L’ambiente è la chiave che tiene insieme tutto, il lavoro, l’economia, le questioni sociali, l’immigrazione. 

Dobbiamo capire che il progresso ecologico e il progresso sociale devono andare di pari passo e alimentarsi a vicenda. Non possiamo porre fine alla povertà e costruire una società più giusta lasciando che la crisi ecologica distrugga il nostro pianeta. 

Ma non possiamo porre fine alla crisi ecologica se continuano ad esistere alti livelli di povertà e di disuguaglianze, per questa ragione è necessario affrontare subito la dimensione sociale di questa transizione epocale che presuppone un utilizzo efficace delle energie rinnovabili, maggiori investimenti nei progetti di economia circolare, di agricoltura sostenibile, di gestione concreta degli ecosistemi terrestri. 

La vera sfida di oggi è riuscire ad accompagnare le nostre società verso questo cambiamento. 

Il prossimo quadro finanziario pluriennale dell’Unione Europea avrà come obiettivo tanti di questi traguardi da raggiungere, occorre definire però un nuovo governo democratico di queste trasformazioni. In questo l’Europa deve compiere molti sforzi e tanti passi in avanti. Abbiamo bisogno di una nuova governance socio-ecologica che garantisca la partecipazione di tutta la società alla realizzazione della trasformazione possibile del nostro modello produttivo. 
Dobbiamo riappropriarci delle nostre radici, rimettere al centro del pensiero un’etica della persona che vada oltre la semplice logica del profitto economico. Dobbiamo abbandonare la cultura dello spreco e assicurare che nessuno resti escluso o troppo indietro. 

Questo ci impegna a definire anche una nuova idea di Europa come ci hanno chiesto milioni di cittadini quando l’anno scorso alle elezioni europee hanno dato fiducia a un cambiamento possibile. In questo momento abbiamo molte sfide da compiere, abbiamo tante marce da continuare a percorrere insieme, dobbiamo sentire tutti, credenti, laici la necessità di riedificare quella casa comune per continuare insieme a combattere gli idoli. Gli idoli di una falsa modernità e abbattere i muri, costruire i ponti, non lasciare che nessuno possa essere ingoiato dal nostro mare mediterraneo ma debba essere accolto come persona umana dalle nostre società umanizzate. 

Abbiamo bisogno di tutto questo, abbiamo bisogno che questa marcia continui e che questa esperienza continui ad essere feconda, perché uomini, donne e le generazioni future possano dire di aver compiuto una grande impresa.

Grazie! Buon lavoro e Buona Marcia!