Prendersi cura del futuro affrontando insieme le sfide globali: il messaggio di RfP da Lindau / 23 Agosto 2019

Si è conclusa il 23 Agosto a Lindau la 10^ Assemblea Mondiale di Religions for Peace , che ha visto confrontarsi sulle grandi sfide del “cambiamento d’epoca” circa 900 partecipanti provenienti da 125 paesi ed appartenenti a tutte le tradizioni religiose. Durante l’Assemblea è stato eletto il Consiglio Mondiale di RfP, che comprende eminenti leaders delle varie tradizioni; è stata inoltre eletta Secretary General la Dr.ssa Azza Karam, che sostituisce il Dr William Vendley.

Durante l’emozionante cerimonia di chiusura rappresentanti delle varie religioni hanno letto la dichiarazione finale che era stata approvata all’unanimità dai partecipanti durante la mattinata della giornata conclusiva.

DICHIARAZIONE DELLA 10^ ASSEMBLEA MONDIALE DI  RELIGIONS FOR PEACE

         LINDAU, GERMANIA 23 AGOSTO 2019              

      Preambolo

Noi – 900 donne, uomini e giovani – ci siamo riuniti a Lindau, Germania, provenienti da 125 paesi per la 10^ Assemblea Mondiale di Religions for Peace. Siamo grati per il fatto che da 49 anni ci siamo potuti concentrare con determinazione a lavorare per la pace ed a dar voce a quelli che sono più nel bisogno. Siamo un’alleanza per la cura, la compassione, l’amore.  Rappresentiamo un’alleanza di “azione comune” di gran lunga più grande di noi, in continua crescita e diffusione, che Religions for Peace ha la gioia di servire. In questa luce riconosciamo con tristezza i modi più o meno gravi in cui noi e le nostre comunità abbiamo mancato. I nostri cuori soffrono di fronte all’ uso errato delle nostre fedi, specialmente quando sono state distorte per alimentare violenza e odio. La nostra alleanza onora le differenze religiose, proprio mentre serve la pace di cui ha fame il cuore umano. Ci riuniamo con speranza, convinti che il Sacro chiami tutta l’umanità ad una responsabilità condivisa per il bene comune, la cura reciproca e la protezione della terra e della vita in tutte le sue forme.

I pesi che opprimono la famiglia umana ci sono ben noti. Conosciamo fin troppo bene la guerra, come uccida, mutili e distrugga la vita degli innocenti. Conosciamo il peso schiacciante dell’estrema povertà, quanto inibisca, umili e depredi. Il 10 % della famiglia umana è irrimediabilmente povero. Sappiamo che oltre 70 milioni di noi esseri umani non trovano più asilo nel santuario della propria casa. Sono rifugiati, profughi, persone costrette a spostarsi. Sappiamo che siamo entrati in una nuova, terrificante corsa agli armamenti, che include modernizzazione di armi nucleari, militarizzazione dello spazio e dell’intelligenza artificiale e nuove armi energetiche. Queste situazioni che pesano su tutti noi sono esacerbate dal riscaldamento drammatico della terra, dalla decimazione delle foreste pluviali, dall’avvelenamento dei mari e dal soffocamento delle varie forme di vita. Stiamo sperimentando anche ciò che chiamiamo una “meta-crisi” del nostro ordinamento moderno, nel quale consiste il retroterra delle Nazioni Unite, degli accordi fatti dai nostri stati sui diritti umani, del ruolo regolatore  della legge e del commercio internazionale. Ogni genere di libertà, la protezione delle minoranze ed il “tessuto di connessione” che ci tiene uniti hanno subito attacchi in tutto il mondo. Sul fronte economico, pochissime persone tra le più ricche del mondo detengono maggior ricchezza di quattro miliardi di esseri umani. In aggiunta alle dimensioni politiche ed economiche di questa meta-crisi dell’ordinamento moderno, c’è oggi una “meta-crisi” della verità, che mette in discussione la nozione di “verità”, mentre si costruiscono “fake news” per un vantaggio commerciale o politico. Oggi siamo sballottati tra verità scomode e menzogne di convenienza. E’ tardi: siamo chiamati ad intraprendere un’azione urgente.

Prenderci cura del nostro futuro: promuovere il bene comune

Le nostre esperienze più intime del Sacro e la nostra vita sociale pubblica  chiedono a gran voce di essere connesse in uno stato di pace positiva che Religions for Peace chiama “Shared Well-Being” (Ben-essere condiviso). Le nostre diverse esperienze del Sacro dicono chiaramente che, alla radice, siamo relazionali: collegati radicalmente al Sacro e a tutto ciò che è causato o abbracciato dal Sacro. In quanto fondamentalmente relazionali, il nostro bene è intrinsecamente condiviso. Aiutando l’altro, siamo aiutati; se feriamo l’altro, feriamo noi stessi. Riconosciamo appieno il ruolo inestimabile delle donne e dei giovani e continueremo a ricevere come parte integrante il loro insostituibile contributo. Le nostre diverse tradizioni chiariscono che il Sacro ci rende reciprocamente responsabili e al tempo stesso dipendenti l’uno dall’altro e dalla terra che ci sostiene. La ricerca del Ben-essere condiviso ci chiama ad impegnarci in tutti i modi in cui l’ordinamento moderno sostiene la dignità umana. Ci chiama inoltre ad offrire in spirito costruttivo qualsiasi contributo complementare provenga dalle nostre religioni. Confermiamo quanto il moderno ordinamento riconosca la fondamentale importanza della libertà. Al tempo stesso siamo chiamati a mostrare con l’esempio il fondamento sacro della libertà. Ci conduce fuori dalla disperazione del nichilismo, rifiuta il narcisismo proprio del consumismo insensato e si esprime nella cura radicale di tutti.

Al nostro impegno per l’importanza dei diritti umani, aggiungiamo il  fondamentale interesse per la coltivazione delle virtù, ovvero quegli orientamenti nelle abitudini  che concretizzano il potenziale positivo umano. Questi includono le nostre potenzialità verso i gradi più elevati della misericordia, compassione ed amore. Per noi, il lavoro per divenire virtuosi non è un atto solitario, è piuttosto un atto di “solidarietà”, che si può ottenere con la generosità e l’amore reciproco; coltivare la virtù contrasta l’ignoranza, l’egoismo individuale e l’egoismo di gruppo che mutila una comunità autentica.

Il Ben-essere condiviso richiede inoltre una forte nozione del “bene comune”, che può servire  a tutti noi negli sforzi tesi a far esprimere virtuosamente la dignità umana protetta dal diritto. Il bene supremo per noi è il Sacro, anche se compreso in maniera diversa. Il “bene comune” include la terra con la sua aria, acqua, suolo ed ogni forma di vita. Il “bene comune” include anche istituzioni giuste che aiutino ciascuno a sviluppare la propria dignità umana. Queste richiedono da tutti noi una responsabilità condivisa e riconoscente. Ciascuna persona è tenuta ad attingere al “bene comune” ed, allo stesso tempo, ad aiutare a costruirlo.

Promuovere il Ben-essere condiviso è una cosa concreta. Noi ci impegniamo a promuovere il Ben-essere condiviso attraverso la prevenzione e trasformazione dei conflitti violenti, la promozione di società giuste ed armoniose, il sostegno ad uno sviluppo umano sostenibile ed integrale, la protezione della terra.

Prevenire e trasformare i conflitti violenti

Ci impegniamo a prevenire i conflitti violenti promuovendo l’educazione alla pace – dalla prima infanzia all’età adulta attraverso le nostre comunità religiose – concentrandoci sui valori condivisi, l’alfabetizzazione religiosa e narrative di pace. Lavoreremo per sviluppare capacità di gestione dei conflitti che permettano un approccio non violento nei confronti di quanti inducono ai conflitti. I nostri impegni nella prevenzione di conflitti violenti si sono concretizzati durante la nostra Assemblea da parte dei capi religiosi del Myanmar, della Repubblica Democratica del Congo, della Repubblica Centrafricana, della Nigeria e del Sud-Sudan. Il nostro impegno si è inoltre espresso nell’incontro in sede di Assemblea Plenaria delle rappresentanti religiose donne provenienti dal Medio Oriente e dal Nord Africa. Anche in questa sede persone religiose provenienti dalla Corea del Suddel Nord hanno lavorato per costruire condizioni di pace nella penisola coreana. Questi capi religiosi si sono riuniti riservatamente nell’ambito della nostra Assemblea Mondiale per rafforzarsi l’un l’altro in qualità di partners, operatori di pace e promotori di “guarigione”. Noi ci impegniamo a sostenere i loro sforzi nei rispettivi paesi e continenti. Adottiamo la Peace Charter for Forgiveness and Reconciliation ( Carta della Pace per il Perdono e la Riconciliazione ), convinti che trasformare i violenti conflitti richiede la cura di ferite storiche e di dolorosi ricordi, il perdono e la riconciliazione. Ci impegniamo ad integrare gli sforzi per la “guarigione” in tutto il nostro lavoro di risoluzione dei conflitti.

Per rinnovare il nostro impegno per il disarmo nucleare, diamo completa adesione alla Campagna Internazionale per l’abolizione delle armi nucleari. Condanniamo l’esistenza di armi nucleari, dichiariamo il nostro sostegno al Trattato sulla proibizione delle armi nucleari ed educheremo, mobiliteremo e impegneremo le comunità religiose verso questi obiettivi. Chiediamo inoltre che si compiano passi immediati verso un generale disarmo, che includa tutte le armi di distruzione – convenzionali, nucleari, chimiche, biologiche e quelle di nuovo tipo che stanno emergendo.

Promuovere società giuste e armoniose

Ci incoraggia il fatto che persone attive ed istituzioni multi-religiose stiano lavorando per costruire società giuste e armoniose con un forte spirito di cura e dedizione alla giustizia. Ci impegniamo in un’azione comune continua per affrontare le ingiustizie, incluso lo spostamento di persone su larga scala e le sfide che derivano dalle crisi migratorie – sia per i rifugiati ed i migranti sia per le società nelle quali si insediano. La crisi derivante da una globale migrazione forzata sarà per noi una priorità su cui agire. Saremo guidati, per esempio, dall’approccio ”accogliere l’altro”. Ci impegniamo ad infondere rispetto, reciprocità e solidarietà, che sono essenziali per promuovere, costruire e sostenere comunità giuste, armoniose e diverse fra loro. Un impegno trasversale potrà essere l’educazione, inclusa l’alfabetizzazione religiosa dalla prima infanzia all’età adulta, che si focalizza su virtù civiche condivise ed apprezzamento della diversità sociale. Svilupperemo un’Alliance of Virtue ( Alleanza delle Virtù ) basata su una dichiarazione di virtù ampiamente condivise dalle tradizioni religiose e da altre eredità culturali.

Ci impegniamo a proteggere i bambini  così come gli individui e le comunità vulnerabili, a sostenere i loro diritti umani ed il loro benessere a fronte delle loro gravi sofferenze. Faremo sentire con forza la nostra voce e ci attiveremo contro la corruzione e per il buon governo. Ci impegniamo a prenderci cura e ad affrontare con determinazione le cause e la realtà di abusi e violenza diffusi, specialmente contro donne e bambini. Dedicheremo inoltre sforzi comuni all’interno delle nostre comunità e con partners della società civile e dei governi per assicurare nel mondo la libertà religiosa come principio fondamentale. Noi, persone di fede, desideriamo proteggere i luoghi sacri e sentirci al sicuro al loro interno. Conserveremo e proteggeremo i luoghi sacri contro la violenza e la profanazione, lavorando con la United Nations  Alliance of Civilizations  ( Alleanza delle Civiltà delle Nazioni Unite ) per formare attorno ad essi “anelli” protettivi viventi per la pace.

Sviluppo umano sostenibile e integrale, protezione della Terra

Ci impegniamo per lo sviluppo umano così come è esposto negli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs). Incoraggeremo uno sviluppo umano sostenibile e integrale promuovendo giustizia, cittadinanza inclusiva e pari opportunità, obiettivi che si intrecciano con quelli di SDGs. Sosterremo la responsabilità personale per un consumo sostenibile, la dignità del lavoro e l’equa distribuzione della ricchezza. Rispetteremo le intuizioni della scienza e faremo in modo che il progresso della tecnologia digitale sia diretto al bene di tutti. Promuoveremo l’accesso universale all’educazione.

Continueremo a promuovere il ruolo delle donne e dei giovani nella società e la loro leadership nelle istituzioni a livello locale, regionale, nazionale e globale.

Ci impegniamo ad intraprendere un’azione urgente nei confronti della crisi climatica. Mobiliteremo le comunità religiose per proteggere la terra – compresa la promozione di  green congregations ( “comunità verdi” ). Leaders e partners nella lotta contro il degrado ambientale, i nostri fratelli e sorelle indigeni ci ricordano: ”Quando la madre Terra soffre, gli esseri umani soffrono; quando gli esseri umani soffrono, la madre Terra soffre.” Noi, difensori e custodi della terra, appoggiamo la Dichiarazione delle Fedi per le Foreste (Faiths for Forests Declaration). Ci impegniamo ad accrescere la consapevolezza sulla deforestazione tropicale e ad educare le nostre comunità religiose in merito alla terribile crisi spirituale e di sostenibilità. Intraprenderemo azioni per avere uno stile di vita sostenibile ed ecologicamente equilibrato e sostenere politiche governative tese a proteggere le foreste pluviali, a difendere i diritti delle popolazioni indigene e ad onorare gli impegni sul cambiamento del clima presi con gli accordi di Parigi.

Appello all’azione comune

Guidati dai principi delle nostre tradizioni religiose e rispettosi delle differenze religiose, ci impegniamo personalmente a promuovere la pace positiva come benessere condiviso. Ci assoceremo con credenti sinceri di altre religioni e con tutte le donne e gli uomini di buona volontà per:

– Produrre materiale informativo e seminari sul tema della pace positiva per contesti multi-religiosi in   collaborazione con l’Institute for Economics and Peace (Istituto per l’Economia e la Pace);


– Sviluppare strumenti e formazione sul ruolo positivo delle donne nella prevenzione e trasformazione dei conflitti e sulla tematica della violenza contro di esse;


– Riconoscere passate ferite – comprese quelle inflitte attraverso tradizioni religiose – e promuovere atti pubblici di perdono e riconciliazione;


– Lavorare per il benessere di rifugiati e migranti e attuare programmi di accompagnamento e supporto;


– Sollecitare le comunità religiose a investire le proprie risorse in linea con gli obiettivi dello Sviluppo Sostenibile (SDGs);
– Accrescere la consapevolezza dell’opinione pubblica riguardo alla deforestazione , collaborando con la Interfaith Rainforest Initiative (Iniziativa inter-religiosa per le foreste pluviali) e, tramite l’accettazione e la promozione della Faiths for Forests Declaration ( Le Fedi per la Dichiarazione sulle Foreste), intraprendere azioni contro i cambiamenti climatici in generale e sostenere politiche che proteggano la Terra;


– Promuovere la riconciliazione come dimensione vitale della Pace positiva nell’intimo delle persone e tra comunità e nazioni secondo la Carta per il Perdono e la Riconciliazione (The Peace Charter for Forgiveness and Reconciliation);
– Impegnarsi appieno a sostenere la Campagna Internazionale per abolire le Armi Nucleari;


– Creare un’Alleanza delle Virtù (Alliance of Virtue) basata su una dichiarazione delle virtù ampiamente condivise e trasversali alle tradizioni religiose e ad altri patrimoni culturali .

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 Testo originale in Inglese


Declaration of the 10th World Assembly of Religions for Peace Lindau, Germany, 23 August 2019 

Preamble 

We – 900 women, men, and youth – have gathered in Lindau, Germany, coming from 125 countries for the 10th World Assembly of Religions for Peace. We are grateful for 49 years of determined focus on building peace and on speaking for those most in need. We are an alliance of care, of compassion, of love. We represent a far greater, ever growing, and ever-radiating alliance of “common action” that Religions for Peace gladly serves. In that light we acknowledge with sorrow the ways – subtle and gross – that we and our religious communities have fallen- short. Our hearts grieve over the misuse of our faiths, especially the ways they have been twisted to fuel violence and hate. Our alliance honors our religious differences, even as it serves the peace for which the human heart hungers. We gather in hope, convinced that the sacred calls all humanity into shared responsibility for our common good, care for one another, the earth, and its entire web of life. 

The burdens of the human family are well-known to us. We know too well war, how it kills, maims, and destroys the lives of the innocent. We know the crushing weight of extreme poverty, how it stunts, humiliates, and plunders. Ten percent of our human family is desperately poor. We know that more than 70 million of us no longer find shelter in the sanctuary of their homes. They are refugees, internally displaced, and persons forced to be on the move. We know we have entered a terrifying new arms race, one that includes modernizing nuclear arms, weaponizing space and artificial intelligence, and new energy weapons. These burdens are profoundly exacerbated by the cataclysmic heating of the earth, decimation of the rainforests, poisoning of the seas, and choking of the web of life. 

We are also experiencing what we call a “meta-crisis” of our modern order, which lies behind the United Nations and the agreements our states have made on human rights, the rule of law, and international trade. Freedoms of all kinds, the protections of minorities, and the fabric of our connection have come under attack around the world. On the economic front, a meager handful of the richest persons have more wealth than four billion persons. Adding to the political and economic dimensions of this meta-crisis of modern order, there is today a “meta-crisis” of truth, which challenges the notion of “truth,” while “fake news” is tailored for political or commercial gain. Today, we are buffeted between inconvenient truths and convenient fabrications. The hour is late: we are called to urgent action. 

Caring for our Common Future: Advancing Shared Well-Being 

Our heart’s inner-most experiences of the sacred and our outer-most social lives cry out to be connected in a state of positive peace that Religions for Peace calls, “shared well- being.” Our different experiences of the sacred make clear that we are, at root, relational: radically related to the sacred and to all that is caused or embraced by the sacred. As fundamentally relational, our well-being is intrinsically shared. Helping the other, we are helped; injuring the other, we wound ourselves. We fully acknowledge the invaluable roles of women and youth among us and will continually mainstream their irreplaceable contributions. Our different traditions make clear that the sacred establishes us as both responsible for and dependent upon each other and the earth that sustains us. Shared well-being calls us to commit to all the ways the modern order supports our human dignity. It also calls us to offer in a constructive spirit any complementary contributions from our religions. We affirm the modern order’s recognition of the foundational importance of freedom. At the same time, we are called to show by example the sacred grounding of freedom. It leads through the despair of nihilism, rejects the narcissism of mindless consumerism, and expresses itself as radical care for all. 

To our commitment to the importance of human rights, we add our foundational concern for the cultivation of virtues, those habitual orientations to value that sculpt our human potentials. These include our potentials for the most elevated states of mercy, compassion, and love. For us, the labor to become virtuous is not a solitary act; rather, it is an act of “solidarity;” one that can only be achieved by generosity and mutual love. The cultivation of virtue tackles the ignorance, individual egoism, and group egoism that mutilate authentic community. 

Shared well-being also calls for a robust notion of the “common good” that can serve all of us in our efforts to virtuously unfold our rights-protected human dignity. The supreme good for us is the sacred, even as we understand it differently. The common good includes the earth with its air, water, soil, and web of life. The common good also includes just institutions that help each to develop her or his human dignity. These call all of us to a shared and grateful responsibility. Each person is to draw from the common good; each is to help build it up. 

Advancing shared well-being is concrete. We commit to advancing shared well-being by preventing and transforming violent conflicts, promoting just and harmonious societies, nurturing sustainable and integral human development, and protecting the earth. 

Preventing and Transforming Violent Conflicts 

We commit to preventing violent conflicts by advancing peace education – from early childhood to adults across our religious communities – focusing on shared values, religious literacy, and narratives of peace. We will build skills in conflict management that address the drivers of conflicts non-violently. Our commitments to transforming violent conflicts are actualized in our Assembly by the religious leaders from Myanmar, the Democratic Republic of Congo, the Central African Republic, Nigeria, and South Sudan. Our commitment is also expressed in the religious women represented by those from the Middle East and North African Region in the Assembly plenary. Here, also, religious persons from North and South Korea have worked to construct conditions for peace on the Korean Peninsula. These religious leaders have convened 

privately in the Assembly to strengthen one another as partners, peacemakers, and healers. We commit to supporting their efforts in their respective countries and regions. We adopt The Peace Charter for Forgiveness and Reconciliation, convinced that transforming violent conflicts requires the healing of historical wounds and painful memories, forgiveness, and reconciliation. We commit to integrating efforts for healing into all our conflict resolution work. 

To renew our commitment to nuclear disarmament, we pledge to be a full partner of the International Campaign to Abolish Nuclear Weapons. We condemn the existence of nuclear weapons, affirm our support for the Treaty on the Prohibition of Nuclear Weapons, and will educate, mobilize, and engage religious communities toward these ends. We also call for immediate steps toward general disarmament including all weapons of destruction – conventional, nuclear, chemical, biological, and those newly emerging. 

Promoting Just and Harmonious Societies 

We take heart that multi-religious actors and institutions are working to build just and harmonious societies with a vibrant spirit of care and commitment to justice. We commit to continued common action to tackle injustices, including the large scale displacement of persons, and resulting challenges from the migration crises – both for refugees and migrants and the societies where they settle. We will make the global forced migration crisis a priority for action. We will lead by example in “welcoming the other.” We commit to instilling the respect, mutuality, and solidarity that are essential to promote, build, and sustain just, harmonious, and diverse communities. A cross-cutting commitment can be education, including religious literacy, from early childhood to adults, that focuses on shared civic virtues and appreciation for social diversity. We will develop an Alliance of Virtue based on a declaration of virtues widely shared across religious traditions and other virtue heritages. 

We pledge to protect children, vulnerable individuals and communities and advocate for their human rights and well-being in the face of grave suffering. We will speak up forcefully and take action against corruption and for good governance. We commit ourselves to caring and determined effort to address the causes and reality of widespread abuses and violence, especially against women and children. We also commit to common efforts within our communities, with civil society partners and governments to ensure principled freedom of religion worldwide. We, persons of faith, yearn to protect holy sites and feel safe within them. We will preserve and protect holy sites against violence and desecration, partnering with the United Nations Alliance of Civilizations to form living rings for peace around them. 

Sustainable and Integral Human Development and Protecting the Earth 

We commit to human development as set forth in the Sustainable Development Goals (SDGs). We will foster sustainable and integral human development by promoting the justice, inclusive citizenship, and equal opportunities interwoven through the SDGs. We will champion personal accountability for sustainable consumption, the dignity of labor, and equitable distribution of wealth. We will honor the insights of science and steward progress in digital technology toward the good of all. We will advance universal access to education. We will 

continue to promote the role of women and youth in society and their leadership in institutions at the local, national, regional, and global levels. 

We commit to urgent action against the climate crisis. We will mobilize religious communities to protect the earth – including the promotion of “green congregations.” Leaders and partners in the fight against environmental degradation, our Indigenous brothers and sisters remind us, “when Mother Earth suffers, human beings suffer; when human beings suffer, Mother Earth suffers.” We, guardians and caretakers of earth, endorse the Faiths for Forests Declaration. We commit to raise awareness about tropical deforestation and to educate our religious communities about the dire spiritual and sustainability crisis. We will take action to live ecologically balanced and sustainable lifestyles and advocate for government policies to protect rainforests, defend the rights of Indigenous peoples, and fulfill their pledges to the Paris Agreement on climate change. 

Call-To-Common-Action 

Guided by the principles of our own religious traditions, and respectful of religious differences, we personally commit to fostering positive peace as shared well-being. We will be partners with sincere believers of other religions and all women and men of good will to: 

  • produce positive peace materials and workshops for multi-religious contexts with the Institute for Economics and Peace;
  • develop tools and training on the positive roles of women in preventing and transforming conflicts, and on the issue of violence against them;
  • acknowledge past hurts – including across religious traditions – and foster public acts of forgiveness and reconciliation;
  • work for the well-being of refugees and migrants and develop programs of accompaniment and support;
  • urge religious communities to invest their resources in alignment with achieving the SDGs;
  • raise public awareness about deforestation with the Interfaith Rainforest Initiative and through the acceptance and promotion of the Faith for Forests Declaration, take action
    against climate change in general, and advocate for policies that protect the earth;
  • advance reconciliation as a vital dimension of positive Peace within persons and among
    communities and nations as per The Peace Charter for Forgiveness and Reconciliation;
  • commit to being a full-partner to support the International Campaign to Abolish Nuclear
    Weapons;
  • forge an Alliance of Virtue based on a declaration of virtues widely shared across religious
    traditions and other virtue heritages.
    We speak with humility, asking for support and blessings.