Lea Sestieri ha avuto il suo “passaggio”, lasciandoci in eredità l’insegnamento del dialogo fondato su disponibilità, lealtà, profondità

Affidiamo il suo ricordo a due nostri soci di Religions for Peace Italia che hanno avuto con lei un intenso scambio affettivo, culturale ed operativo : Lisa Billig Palmieri e Marco Cassuto Morselli 

Lisa Billig : ” Lea Sestieri sarà ricordata come una donna coraggiosa e visionaria.  Per me, la sua è stata una presenza che mi ha indirizzato e guidato verso la conoscenza dei valori formativi che costituiscono la forza del dialogo ebraico-cristiano. 

 

Era grazie a Lea che sono diventata la prima presidente dell’Amicizia ebraicocristiana a Roma, nel 1982, e quello ha determinato per me l’inizio di un coinvolgimento e impegno che dura da una vita.  Quando Lea, insieme ad un altro paio di amici fondatori dell’Amicizia, si è avvicinata a me per invitarmi ad accettare questo onore, io mi sono domandata due cose:   perché c’era bisogno di una struttura formale per le amicizie fra persone di religioni o culture diverse? e perchè scegliere me?  Le risposte erano semplici:  la struttura di una associazione  era necessaria per permettere lo svolgimento di attività pedagogiche (conferenze, tavole rotonde, corsi)  intese ad abbattere i pregiudizi millenari e ad aprirsi alla conoscenza e al dialogo interreligioso; e hanno scelto me perchè come ebrea americana, e dunque “outsider”, non ero condizionata dalle posizioni di un ebraismo ancora chiuso in se stesso, anche per motivi storici che lo giustificavano.
Lea, che era direttrice e ideatrice dei corsi sull’ebraismo dell’Amicizia, mi ha insegnato molte cose.  Era perfettamente in linea con la tradizione dei Padri e, nello stesso tempo capace di interpretare quell’insegnamento nella modernità.  Si era formata negli studi ebraici presso il collegio rabbinico. Era straordinario il suo modo di avvicinarsi alla cultura del mondo ebraico che era sempre stata dominata dalla presenza maschile, una tradizione che lei non combatteva ma della quale era capace di esprimere una visione feminile con competenza, decisione, ragionevolezza, rispetto e amicizia. Quanto Lea Sestieri è riuscita a fare nella sua lunga vita, costituisce non solo un esempio, ma ha significato l’avvento della presenza feminile nello studio dell’ebraismo, nella sua visione esemplare e magistrale, una realtà che oggi si manifesta nei libri, negli articoli, nei saggi, che arrischiscono l’inesausta ricerca storica e spirituale che ha sempre carattereizzata la cultura ebraica nel mondo.  
Una delle specifiche capacità di Lea Sestieri, direi un dono, era quella di riuscire a stabilire un rapporto nello stesso tempo paritario e magistrale con i suoi allievi durante numerosi corsi culturali sull’ebraismo da lei organizzati e diretti. Sono rimaste nella memoria le ponderate discussioni, talvolta anche provocatorie, che lei venivano rivolte da una platea sempre sospettosa e, direi sorpresa, dalla sicurezza amabile ma determinata con la quale conduceva le discussioni, sempre impegnata a conservare un’apertura verso ulteriori approfondimenti perchè, come ben lei sapeva, non tutto quello che era stato detto conteneva tutto quanto era necessario dire. Quando è iniziato il tempo che ha visto Lea Sestieri impegnata a sciogliere i nodi che bloccavano un aperto dialogo  ebraico-cristiano, quel tempo coincideva con una visione tradizionalmente ostile e sospettosa di quanto poteva trasmettere il mondo ebraico nel mondo in cui aveva scelto di stare. Devo dire che accanto a Lea ho vissuto l’esperienza  che ha unito apprendimento e un modo di trasmettere il mondo ebraico con la consapevolezza di dare risposte prevenendo le tradizionali obiezioni dell’antisemitismo storico. D’altra parte il percorso storico degli ebrei italiani non aveva facilitato certamente un’approccio sereno delle comunità nel Paese che li vedeva presenti da più di duemila anni.  Era quindi compito di Lea compensare un sospetto ragionato da parte ebraica con un pregiudizio irragionevole da parte cristiana. 
Si potrebbe dire ancora molto di più — per esempio raccontare su come lei capiva la necessità di creare un ambiente “post- conciliare”  dove ebrei e cristiani si.potevano incontrare, socializzare, studiare insieme e dunque pian’ piano abbattere i pregiudizi e i preconcetti millenari.   È molto difficile rendere giustizia alla sua memoria, non si può mai dire abbastanza.
Tra i suoi libri più noti: Gli ebrei nella storia di tre millenni: vicende di un anticonformismo (1980),  Le chiese cristiane e l’ebraismo  (1947-1982) di CERETI Giovanni e SESTIERI Lea (1983)*,  La spiritualità ebraica (1987), David Reubeni: un ebreo d’Arabia in missione (1991) Ebraismo e cristianesimo. Percorsi di mutua comprensione (2000),     
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*Vorrei notare che Giovanni Cereti, co-fondatore con me e Riccardo Venturini della sezione italiana di Religioni per la pace (WCRP), ha pubblicato insieme a Lea una raccolta essenziale dei documenti delle chiese cristiane nel dopoguerra, sul dialogo con l’ebraismo. “
(di Lisa Palmieri-Billig, presidente onoraria di RfP)
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Marco Cassuto Morselli: ” Se ne è andata di Shabbat Lea, il giorno prima di questo incontro inaugurale della AEC, quasi a darci modo di ricordarla nel modo giusto: continuando a fare il lavoro che lei ha fatto per così tanti anni della sua lunga vita. E trattando un tema così importante per lei, sefardita, e su cui ha parlato e scritto in tante occasioni: i Marrani.Ho conosciuto Lea nel 1985, nella vecchia sede dell’AEC in via Calamatta. Aveva già superato i 70 anni, era una persona “anziana”, in piena attività: aveva forse appena lasciato l’insegnamento alla Pontificia Università Lateranense, dirigeva i corsi dell’AEC (letture bibliche a due voci, in particolare con Padre Innocenzo Gargano, camaldolese, e storia dell’ebraismo post-biblico), dirigeva una collana presso la Casa editrice Marietti, partecipava ai Colloqui di Camaldoli, teneva conferenze ovunque la chiamassero, scriveva articoli e libri.

Fino a quando abbiamo festeggiato i suoi 90 anni, nel 2003, è quello il periodo in cui l’ho frequentata di più. Ci incontravamo, al Sidic, all’AEC, a Camaldoli, ma soprattutto ci sentivamo per telefono. La chiamavo ogni giorno, più volte al giorno, ogni volta che nella mia scoperta dell’ebraismo avevo qualcosa da chiederle. A pensarci ora, mi sembra di essere stato una sorta di molestatore seriale, ma lei non mi ha mai dato l’impressione che la disturbassi.

A volte la vedevo, ma molto più spesso ascoltavo la sua voce, ed è attraverso questa voce quasi materna che scoprivo un po’ alla volta il Santuario sconosciuto. Lea è stata così importante nella mia vita che parlando di lei parlo anche di me, me ne scuso ma non so fare altrimenti.

Lea è stata importante nella vita di molte persone: di sé parlava poco, era sempre rivolta agli altri e alle cose da fare, era diretta, essenziale, severa, a volte sapeva anche essere dura. Era laica, ma ci sono molti modi per essere laici. Quello di Lea non le impediva di scrivere, a proposito del Hassidismo renano, parole come queste: «Tra le qualità specialmente richieste al hassid primeggia la seniyut, l’umiltà, la virtù che più di ogni altra riesce ad elevare l’anima di una persona. Bisogna sopportare insulti e umiliazioni per amore di Dio, perché l’uomo non è niente di fronte a Lui».

Avremo modo di ricordare Lea più a lungo in altre occasioni. Per ora, cara Lea, vogliamo tranquillizzarti: continueremo a lavorare per il dialogo ebraico-cristiano, come tu ci hai insegnato. “