ASIA BIBI libera dopo 8 anni di prigione per ingiusta condanna di blasfemia in Pakistan

Asia Bibi è libera. Dopo otto anni in prigione, trascorsi sopportando un’ingiusta condanna a morte per il reato di blasfemia, mercoledì mattina la Corte Suprema di Islamabad ha prosciolto la 47enne cattolica del Punjab.

Asia Bibi è stata scarcerata poche ore dopo la decisione dei tre giudici e poi  scortata in un luogo sicuro dove attende di essere trasferita all’estero e di riunirsi al marito e ai cinque figli.

Contemporaneamente migliaia di manifestanti islamisti contrari all’assoluzione hanno bloccato le strade delle principali città del Pakistan, a dimostrazione di quanta violenza può suscitare la religione quando viene vissuta in modo settario, assolutista e politicizzato.

Adnane Mokrani, teologo musulmano, ha affermato in merito: ” Un passo importante, ma non basta. Adesso bisogna cancellare il reato di Blasfemia “.

Di seguito il testo dell’intervista che ha rilasciato al giornalista Marco Ansaldo.

D: Professor Mokrani, a leggere il dispositivo della sentenza su Asia Bibi pare un trattato di grosso rigore giuridico e di tolleranza islamica; in essa si citano Mohammed e Shakespeare. Come ci è arrivata la Corte Suprema del Pakistan, che ha completamente ribaltato il verdetto di colpevolezza della donna?

R: Sì, è stata una bella notizia. Però non è sufficiente. Perché la legge sulla blasfemia è un grande errore.

D: Anche se quello fatto dal Pakistan è un passo decisivo?

R:  Certo. Però non è l’abrogazione della legge, ma la dichiarazione di innocenza di Asia Bibi. Un passo importante, ma c’è ancora molto da fare. Il Pakistan deve andare avanti e fare ora un passo decisivo per abolirla in modo definitivo.

D: I fondamentalisti difendono la cosiddetta “legge nera”. Il Premier pachistano Imran Khan invita alla calma e a rispettare la sentenza, mentre l’esercito si è dispiegato tutte le grandi città per evitare le proteste delle frange estremiste. C’è pericolo per Asia Bibi?

R. La misura non è sufficiente sopratutto perché ora gruppi estremisti possono essere un pericolo per la vita della minoranza cristiana e per la stessa famiglia di Asia Bibi. Penso sia necessario che lasci il Paese.

D: Eppure i suoi avvocati sono tutti musulmani.

R: È vero. Il Pakistan è una società giovane e Asia è stata difesa da tanti legali musulmani dalla mentalità aperta. Anzi è stata una vera e propria rete. Dunque ora speriamo in un’apertura maggiore. Anche perché questa legge sulla blasfemia è una norma che fa soffrire. Ed è  successo, purtroppo con i Cristiani e con i  Musulmani .

D. Ci sono però voluti 9 anni e mezzo per arrivare alla sentenza. Come mai così tanto tempo?

R: Perché c’è una lotta politica in Pakistan. E una grande tensione nazionale ed internazionale. Nove anni e mezzo sono tanti nella vita di una persona. Speriamo davvero che questo provvedimento sia l’inizio della fine di questa legge.

D: Ma come nasceva la legge sulla blasfemia? Ricordarlo può essere utile.

R: Il Pakistan è nato come uno stato laico. E la legge sulla blasfemia è nata nel 1986 sotto il generale Zia ul Haq, il quale, dopo il colpo di Stato, ha cercato di applicare la “Sharia”, la legge islamica. Però non è l’unico esempio al mondo. Parliamo anche di altri dittatori, come in Sudan, oppure nel mondo arabo, che hanno usato la “Sharia” come strumento di propaganda politica.

D: A proposito del Corano , e del suo libro*, perché leggerlo a Roma dovrebbe essere diverso rispetto ad altrove?

R: Perché è il contesto della lettura ad essere decisivo. Il Corano non è sospeso nell’aria, ma deve essere calato e letto dove si vive. Bisogna dunque leggere il Corano, rivelato quindici secoli fa, ma qui ed ora. È una risposta alle sfide della modernità e della democrazia. È quello che ho provato a fare.

  • “Leggere il Corano a Roma” è un libro di Adnane Mokrani pubblicato nel 2010