Workshop su «Riflessione sulla Cittadinanza», organizzato dalla comunità bahá’í di Tunisia. 

Giovedì 29 marzo 2018 si è tenuto a Tunisi un Workshop organizzato dalla comunità bahà’ í di Tunisia (i responsabili sono: sig. Mohamed Ben Moussa, sig. Ridha Belhsine e sig.ra Sana Ltaif) sul tema della “Riflessione sulla Cittadinanza”. Hanno partecipato all’iniziativa Cristiani, Ebrei, Musulmani, Bahá’í, Atei (tunisini, francesi, marocchini, egiziani..) anche il rappresentante delle nazioni unite sig. Naoufal EL Hammoumi, la deputata dell’Assemblea Costituente della repubblica tunisina sig.ra Jamila Debbech Ksiksi ed i rappresentanti della società civile.

Si è parlato delle aspirazioni della cittadinanza, il rapporto tra la cittadinanza e la giustizia oppure tra la cittadinanza e la convivenza. Nonché, gli ostacoli che limitano l’effettività della cittadinanza. Richiamando i concetti forti di dialogo, di arricchimento reciproco; che mirano a trasmettere un messaggio di pace e di tolleranza.
Diverse comunità si sono riunite, per dedicarsi insieme a questo compito: promuovere e valorizzare il dialogo interculturale ed interreligioso, per mantenere vivi i valori della convivenza e per condividere un futuro comune e plurale. E in questa volontà del dialogo convinti del ruolo che potrebbe la cultura nella lotta contro il fanatismo, l’estremismo e l’intolleranza.

L’evento è stato ricco di spunti ed idee, di ricordi degli eventi storici che hanno cambiato il paese come: l’abolizione della schiavitù con un provvedimento del gennaio 1846, a firma del bey Ahmad (1837-1855) prima della Francia e degli Stati Uniti. E non si scorda  il famoso codice sullo statuto personale nell’agosto 1956 proclamato dal presidente Habib Bourguiba, che abolisce la poligamia. Dopo la rivoluzione, la Tunisia si è confermata una terra dove la tolleranza ed il rispetto non mancano, anzi il dialogo tra le fedi si è intensificato. Quindi, la conseguenza di questo percorso storico, la Tunisia è diventata una nazione plurilingue e multiculturale, un crocevia di civiltà, una terra di incontro tra i popoli, le religioni e le culture.

Nel quadro giuridico relativo alla libertà religiosa, l’articolo 2 afferma che: «la Tunisia è uno Stato civile, basato sulla cittadinanza, la volontà del popolo e il primato della legge». All’articolo 6 si legge inoltre che: «lo Stato è il guardiano della religione. Esso garantisce la libertà di coscienza e di credo, il libero esercizio del culto religioso e la neutralità di tutte le moschee e i luoghi di culto a qualsiasi forma di strumentalizzazione. Lo Stato si impegna esso stesso a diffondere i valori della moderazione e della tolleranza, a proteggere il sacro e a vietare qualsiasi reato ai danni di esso. Lo Stato assicura inoltre di proibire e combattere, gli appelli al takfirismo [accuse di apostasia] e gli incitamenti alla violenza e all’odio»

Per quanto riguarda le prospettive per la libertà religiosa, per esempio i cattolici locali hanno considerato la costituzione tunisina del 2014 come un progresso. Difatto, vi sono tentativi di rafforzare le rispettive identità confessionali sono stati oggetto di numerosi studi, incontri…Il sogno di una convivenza pacifica di culture, di etnie e di religioni diverse ha animato il dibattito politico e sociale e spingendo in alcuni casi il governo a perseguire iniziative e programmi politici concreti. Altrimenti, la convivenza pacifica dovrebbe essere un progetto concreto e non un’utopia irrealizzabile.

Ma ciò che è più importante è che noi possiamo riconoscere l’Altro se vi è un’accettazione della differenza culturale e della diversità.

Soumaya Bourougaaoui