Solidarietà al popolo egiziano ed ai musulmani vittime della strage jihadista

È di almeno 184 morti e 120 feriti il tragico bilancio dell’attentato contro una moschea vicino ad Arish nel nord del Sinai, in Egitto. Secondo quanto riferito da fonti di sicurezza, l’attacco è stato condotto da un gruppo armato piazzando una «bomba all’interno» del luogo di culto e sparando sui fedeli che fuggivano dopo l’esplosione.
Il commando ancora non è stato identificato, ma i sospetti delle autorità ricadono su gruppi islamisti filo Daesh attivi nella regione. L’attacco – che ha preso di mira la moschea al-Rawdah, a Bir al-Abed, a ovest della città di Arish – non è stato rivendicato.
Il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, ha convocato una riunione di emergenza con i responsabili della sicurezza. Il governo del Cairo ha proclamato 3 giorni di lutto nazionale.

C’erano almeno 200 persone all’interno della moschea al momento dell’attacco: lo ha riferito all’agenzia Ansa un consigliere comunale di Bir El Abd.

I terroristi hanno bruciato «una decina» di auto dei fedeli parcheggiate davanti alla moschea, ha riferito ancora il consigliere, Salama El Rokei. Il luogo di culto islamico si trova lunga la cosiddetta «autostrada internazionale» ed è frequentato anche da automobilisti di passaggio.

«Hanno sparato alle persone mentre stavano uscendo dalla moschea», ha riferito all’agenzia Reuters un residente con parenti sul posto. «Hanno sparato anche alle ambulanze». La tv Arabiya e alcune fonti locali riferiscono che alcuni fedeli erano Sufi, che gli estremisti sunniti filo Daesh considerano apostati poiché venerano santi e santuari, ritenuti dagli altri islamici equivalenti all’idolatria.