Aiutiamo Aung San Suu Kyi nella difficile riconciliazione in Myanmar

 

E’ tornata recentemente all’attenzione dell’opinione pubblica internazionale la situazione di grave sofferenza della minoranza musulmana dello stato birmano del Rakhine in Myanmar, i  Rohingya.

Le violenze ripetute e le vessazioni nei loro confronti hanno costretto anche ad esodi drammatici sopratutto verso il Bangladesh, da dove queste comunità erano immigrate durante il periodo della dominazione britannica.

Le tensioni tra i Rohingya ed il resto della popolazione locale, di tradizione buddhista, sarebbero esplose nel 2012, allorché si sarebbero verificati episodi di criminalità che avevano coinvolto persone di etnia rohingya. La reazione della maggioranza sarebbe stata sproporzionata, causando centinaia di vittime, e sarebbe continuata finora .

Sappiamo bene quanto Aung San Suu Kyi sia impegnata con molte iniziative a livello interno ed internazionale per riportare pace in un paese che esce da un lungo periodo di dittatura militare e di guerra civile.

E’ necessario, data la delicatezza e la gravità della situazione, l’apporto delle istituzioni e dell’opinione pubblica mondiale, affinché questa difficile sfida abbia un esito positivo.

Il prossimo novembre Papa Francesco visiterà il Myanmar, oltre al Bangladesh. Certamente darà il suo contributo come “pellegrino di pace” sostenendo anche gli amici di varie religioni che in Myanmar sono già impegnati a favorire la riconciliazione tra le varie etnie ed a promuovere il bene comune.