NON SOLO PAURA E RIFIUTO VERSO IMMIGRATI E RIFUGIATI

  

CONDIVIDAMO L’ESPERIENZA DELL’AMICO SILVIO DANEO PRESSO IL CENTRO BAOBAB DI ROMA

Giorni fa un amico medico pediatra, focolarino come me, carissimo amico, mi ha inviato una mail:
“Caro Silvio, ti scrivo a proposito del centro di raccolta profughi di stazione Tiburtina, che si chiama Baobab. Ci sono 400 eritrei somali e sudanesi, età media bassissima, ragazzi e ragazze, cristiani ma anche musulmani. Ci sono andato per visitare i bambini. Necessitano di molte cose, tra cui cibo…
Forse il Banco alimentare potrebbe dare una mano? Li c’è un felice, caldo, libero, caotico e anarchico volontariato autoconvocato, ognuno va, vede cosa c’è bisogno e aiuta, chiama amici, c’è bisogno di animare, curare, giocare… E funziona benissimo!! Insomma sai benissimo cosa intendo perché’ fai da decenni cose simili.”

Avevo visto delle immagini al telegiornale su questo centro accanto alla Stazione Tiburtina. Non mi sembrava vero che Riccardo mi avesse inviato questo invito a fare qualcosa di concreto per loro.
Ottenuto il generoso consenso dai Responsabili del Banco Alimentare di Roma, insieme con Fabio, un giovane laureato di Roma che coordina tutto il vorticoso volontariato del Centro Baobab, siamo andati a Fiano Romano ed abbiamo caricato una ventina di quintali di ottimo cibo (pasta, zucchero, carne in scatola, 600 yogurt, scatoloni di olio, 120 ananas, 30 cassette fra pesche e pesche noce, 100 pezzi di grana padano, e molto di più).
Già alle 10 c’erano una quarantina di gradi di caldo! Siamo arrivati al Centro verso le ore 13 dove erano già in fila per il pranzo almeno 500 giovani, ragazze e ragazzi, ordinatissimi, pazienti e bene educati, nella maggioranza eritrei, tutti provenienti dagli sbarchi di quei famigerati barconi che vediamo al telegiornale.
I gradi erano almeno 42 a quell’ora. Nell’arco di una decina di minuti, i ragazzi, senza nemmeno bisogno di chiederlo, si sono messi in fila ordinata ed hanno scaricato, molto ordinatamente, il ducato strapieno, portando tutto il materiale nel magazzino. Non un solo yogurt o una bibita è stata presa, tutto perfettamente riposto al posto giusto. Poi, sono tutti rientrati nella fila di attesa del pranzo. Anche a me è stato servito un piatto che ho condiviso con molta gioia con loro.
Fabio mi ha raccontato delle esperienza meravigliose su come centinaia di giovani romani sono accorsi ad aiutare e sono riusciti ad organizzare una assistenza di volontariato fantastica. Sono ormai decisi ad organizzarsi in Associazione per portare avanti questa esperienza che si profila anche molto innovativa. Infatti non punta alla assistenza soltanto, ma soprattutto al coinvolgimento ed alla integrazione dei rifugiati stessi. Bellissimo! Questo garantisce il rispetto della dignità di ciascuna e ciascuno di coloro che vengono accolti. Molti poi, appena possono, raggiungono parenti ed amici in altri Paesi Europei.
L’efficienza dei volontari è superlativa. Mentre ero lì era da poco saltato tutto il sistema elettrico. Dopo soli dieci minuti ecco già all’opera il volontario “elettricista” che con grande professionalità ha sistemato tutto in breve tempo.
La fila dei cittadini romani che portano aiuti di ogni genere è costante ed è spesso anche commovente. Arrivano tali e tanti aiuti che, spesso, mi diceva Fabio, portano scatoloni di roba ad altri centri di assistenza.

Mentre ero lì a stringere mani, a fare delle conoscenze, è arrivata la prima bimba nata da una ragazza rifugiata accolta nel Centro. E’ arrivata dall’ospedale all’età di 20 giorni. Medici, infermieri, volontari, tutti intorno a farle un sorriso, volendo almeno vederla. Un piccolo Gesù Bambino nero, rifugiata anche lei, come lo era Gesù quando nacque. Un segno di come la vita va avanti, sempre.

Sono tornato a casa, decisamente stanco, sudato come non mai … Ma nel cuore e nell’anima una gioia molto speciale, una serenità impagabile, la vera ricompensa per un piccolo gesto in favore di quelle bellissime creature che in questo momento vengono chiamati “rifugiati”…

A fine mese siamo già d’accordo di fare un altro carico. Inoltre, attraverso un amico la cui famiglia gestisce cinque supermercati qui ai Castelli Romani, organizziamo anche una raccolta periodica di quei prodotti che scadrebbero a breve e che, invece, portati al Centro possono essere consumati in un paio di giorni.

Innumerevoli sono le storie come questa, ma i media non ne parlano … preferiscono dare visibilità a quelle poche decine di cittadini lividi di odio e di rabbia, che sbraitano, che inveiscono contro tutto e tutti, strumentalizzati da politici senza scrupoli e in cattiva fede, che sperano di ottenere un volo in più lucrando sulle tragedie del prossimo. Fanno molta pena, sono i più poveri di tutti, sconfitti dall’inizio, sono già morti ora, nel cuore e nell’anima.

Ringrazio i rifugiati eritrei ed i volontari del Campo Baobab per avermi dato l’opportunità di vivere un momento veramente bello, prezioso, che, sono certo, si ripeterà nei prossimi giorni e in futuro.
Mi sento un privilegiato, lo sono veramente!

Silvio Daneo