A Vienna incontri internazionali: KAICIID e RELIGIONS FOR PEACE per il dialogo e la cooperazione

 

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lisa palmieri-billig.

roma.

Vienna, centro di diversità nella cultura mitteleuropea nell’epoca precedente la sua obliterazione durante la buia notte del nazismo, sembra ora essere ritornata ai suoi antichi splendori.

Un fantastico e vivace incontro multireligioso e multietnico si è svolto recentemente in questa città. Per sei giorni circa 1200 leader e rappresentanti di tutte le principali religioni del mondo, provenienti dai cinque continenti, si sono riuniti presso l’Hilton Park Hotel per due incontri separati ma collegati di 600 partecipanti ciascuno.

Il “King Abdullah Bin Abdulaziz International Center for Interreligious and Intercultural Dialogue (KAICIID)” con sede a Vienna, ha sponsorizzato i primi due giorni. Poi, dal 20 al 22 novembre si è svolta la nona Assemblea Mondiale di Religioni per la Pace, in collaborazione con KAICIID. I temi trattati sono stati, rispettivamente, “L’immagine dell’Altro: Educazione Interreligiosa e Interculturale” per il KAICIID e “Accogliere l’altro: una visione multi-religiosa della Pace” per Religioni per la Pace.

Certamente forum come questi non potrebbero avvenire oggi in Arabia Saudita, uno dei tre paesi fondatori del KAICIID assieme all’Austria e la Spagna, ma il re Abdullah sembra intento a cominciare con le riforme dall’esterno con la speranza che possano finalmente fare breccia nel suo paese. Questa, almeno, sembra essere l’interpretazione prevalente di molti tra i leader religiosi di tutte le fedi che hanno partecipato sia al KAICIID che alle assemblee di RFP.

Le due organizzazioni sono completamente indipendenti, ma cooperano su progetti vitali che promuovono l’educazione al dialogo, rispetto e tolleranza.

Il Cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Consiglio Pontificio per il Dialogo Interreligioso, rappresentando la Santa Sede in veste di Osservatore fondatore di KAICIID, si è rivolto all’Assemblea nella sessione inaugurale. Ha sottolineato che è necessario “stare attenti a non presentare la religione degli altri in cattiva luce nelle scuole, nelle università, nei mass media e, in particolare, nel discorso religioso […] e di considerare la diversità […] come una ricchezza, non come una minaccia.” Questo tema è stato poi ripreso in tutti gli interventi seguenti.

Il Segretario Generale del KAICIID, Faisal Bin Muaammar, ha annunciato accordi concreti di cooperazione sul tema dell’educazione, allo scopo di “perfezionare la comprensione e la costruzione di rapporti migliori che diminuiscano le tentazioni di estremismo.” I partner internazionali comprendono l’Unione Africana, l’Organizzazione Islamica per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (ISESCO), la Scouts World Foundation e l’UNESCO. Le questioni interreligiose e interculturali fondamentali saranno affrontate il prossimo anno nel nuovo formato “Policy Network Globale” da esperti dei Ministeri dell’Istruzione, degli Affari Religiosi e dell’Integrazione di tutto il mondo.

Il rabbino David Rosen, Direttore Internazionale dell’AJC (American Jewish Committee) per il Dialogo Inter-Religioso e membro fondatore del Consiglio di Amministrazione di KAICIID insieme con i leader religiosi dell’Islam, del cristianesimo, del buddismo e dell’induismo – è anche un Presidente internazionale delle Religioni per la Pace. Alla assemblea di apertura di RfP, ha illustrato l’essenza di “accogliere l’altro”, facendo riferimento al racconto di Abramo nella Torah, che corse fuori dalla sua tenda nel deserto per accogliere tre stranieri. Non sapeva che in realtà erano degli angeli, “ma vide l’angelo in ogni essere umano”, ha detto. In risposta ad un commento di un delegato senegalese che lamentava la mancanza di rispetto con cui gli africani sono spesso trattati in Europa, il rabbino Rosen ha risposto: “Dobbiamo anche vedere il Divino in noi stessi e non permettere a noi stessi di essere umiliati.

I delegati alla nona Assemblea Globale di Religioni per la Pace provenivano da una rete di 90 Consigli e gruppi nazionali interreligiosi, da cinque Consigli regionali, dal Consiglio mondiale e dalle reti globali delle donne e dei giovani religiosi baha’i, buddisti, cristiani (tutte le denominazioni), indù, animisti, Jainisti, ebrei, musulmani, sikh, scintoisti, taoisti e zoroastriani. La delegazione italiana era composta dal leader della sezione di RfP e da osservatori fraterni della comunità di S.Egidio e dei movimenti dei Focolari, per un totale di dodici persone circa.

Diversamente da molti altri gruppi impegnati nel dialogo interreligioso, nessuna religione è dominante in RfP. Fondata nel 1960 da un nucleo internazionale di leader multi-religiosi, RfP continua a operare come organizzazione totalmente interreligiosa.

Padre Miguel Ayuso, Segretario del Consiglio Pontificio per il Dialogo Interreligioso, ha partecipato alla assemblea RfP in veste di osservatore delegato della Santa Sede. Un altro esperto del Vaticano presente all’incontro era l’arcivescovo Felix Machado, che è stato in precedenza sottosegretario del Consiglio Pontificio ed è ora presidente della Federazione delle Conferenze Episcopali dell’Asia (FABC), oltre ad essere arcivescovo della diocesi di Vasai in India.

Mons. Machado ha condiviso i suoi sentimenti di profondo impegno per il dialogo interreligioso, e quindi anche di “Religioni per la Pace”, che si è “distinta per il dialogo a tutti i livelli, anche nella società civile”. “Fin dall’inizio”, ha detto,« abbiamo trovato un terreno solido, privo di sincretismi.” Ha espresso apprezzamento per la dichiarazione finale di RfP, che richiama l’attenzione alla necessità che tutte le religioni e le varie organizzazioni lavorino per eliminare tutte le forme di intolleranza e discriminazione da parte degli Stati, della società civile, dei gruppi religiosi, tra i leader e tra gli individui, e che si collabori con urgenza “attraverso l’azione multi-religiosa […] per superare la nuova minaccia per la pace: la crescente ostilità verso il diverso.”

Il dialogo è essenziale”, ha detto S.E. Mons. Machado. “L’odio comincia attraverso la non-comunicazione, quando ci limitiamo a vederci, ma non parliamo mai, non comunichiamo mai. Il dialogo non porta frutti immediati ma i leader religiosi possono lentamente, costantemente, rendere il dialogo accettabile nelle loro comunità.”

Ha ricordato quando presentò le preghiere del rabbino Abraham Heschel ai cattolici indiani, e le opere di Ben Israel, poeta ebreo di Bombay i cui scritti sono in Marathi, lingua parlata da 60 milioni di persone nella zona di Mumbai.

Il dott. Gunnar Stålsett, vescovo emerito di Oslo della Chiesa di Norvegia, uno dei Presidenti Internazionali delle Religioni per la Pace, moderatore del Consiglio europeo dei leader religiosi e membro del Comitato del Premio Nobel della Pace, ha pronunciato un vibrante discorso sulla prevenzione e trasformazione dei conflitti, con riferimento alla situazione in Europa.

Ha parlato in particolare circa i pericoli di un ritorno all’estremismo fascista. In risposta alle “atrocità indicibili” di un terrorista norvegese che ha commesso un massacro ad un raduno giovanile “con il pretesto di salvare l’Europa dall’assalto dell’Islam”, ha detto, “la nostra risposta deve essere quella di onorare il contributo positivo dell’Islam nella storia europea. Non ci devono essere dubbi dopo questa assemblea, l’Islam appartiene al passato, al presente e al futuro dell’Europa”.

Mons. Stålsett ha anche ricordato la recente commemorazione ebraica, cristiana ed islamica del 75° anniversario della Kristallnacht a Vienna quando “più di 1.400 sinagoghe furono distrutte in Germania e in Austria nella prima grande manifestazione del piano di Hitler di annientare gli ebrei europei.”

“Che non ci sia alcun dubbio”, ha aggiunto, “che da questa piattaforma, in nome delle religioni per la pace, noi condanniamo in modo inequivocabile ogni forma vecchia e nuova di antisemitismo […] In quanto servitori delle religioni del mondo, noi siamo qui a chiedere ai cittadini europei, ai loro leader e alle istituzioni di moltiplicare i loro sforzi per porre un freno alla crescente proliferazione di gruppi neonazisti e partiti politici estremisti.”

In un messaggio inviato a Religioni per la Pace, Papa Francesco ha chiesto la cooperazione multi-religiosa per terminare l’indifferenza alla violenza nel mondo.

I diritti umani, ivi compresa la libertà di religione e la libertà dell’individuo di credere o non credere, sono stati sottolineati nel corso degli incontri.

Dopo la lettura della “Dichiarazione di Vienna” finale, il dott. William F. Vendley, segretario generale di RfP ha detto: “Tutte le tradizioni di fede chiariscono che accogliere l’altro è un imperativo religioso. Questo impegno può guidare l’azione multi-religiosa per la pace, antidoto alla crescente ondata di ostilità.”

La sessione di chiusura ha visto alcuni eventi variegati e significativi.

Leader religiosi provenienti dalla Corea del Nord e dalla Corea del Sud sono saliti sul palco insieme, hanno unito le mani, si sono inchinati, e hanno chiesto alla famiglia di RfP di pregare e lavorare per la pace nella penisola coreana. Mons. Igino Kim Hee-joong, presidente della Conferenza coreana per RfP ha detto: “Anche se la Corea è divisa tra nord e sud, nelle nostre comunità religiose non siamo divisi. Stiamo già eseguendo la riunificazione.”

Il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I è arrivato poco prima della fine per salutare il gruppo. “Il tema […] di accogliere l’altro non poteva essere più appropriato e opportuno di adesso. […] Stiamo bussando a tutte le porte in cerca di pace, in cerca di co-esistenza, in cerca di amore”, ha detto.

S.E. Sheikh Shaban Mubajje, Gran Mufti del Supremo Consiglio Musulmano dell’Uganda e co-moderatore del Consiglio Africano dei leader religiosi di RfP ha detto: “Abbiamo bisogno di una piattaforma comune per lavorare sui problemi quotidiani di tutte le persone.”

Il Venerabile Maestro di Dharma Sitagu Sayadaw del Myanmar ha dichiarato: “Trovando ponti di cultura e religione, siamo in grado di ridurre i conflitti.”