Tratto dagli Stati Generali delle donne

Donne e religione 

Il tema del ruolo delle donne all’interno delle liturgie delle diverse religioni è un tema molto attuale, infatti le religioni sembrano non adeguarsi alle nuove scoperte scientifiche e anzi a volte sembrano regredire per paura di perdere i propri principi tradizionali.

I cambiamenti nella vita delle donne sono stati tanti, dall’ aiuto dei “robots” domestici, alla pillola anti-concezionale, alla inseminazione artificiale, e hanno permesso loro una vita sociale molto più attiva che ha costretto i paesi più democratici a permettere loro il voto e partecipare alla vita politica della propria nazione.

I testi religiosi, rispetto ai tempi in cui sono stati composti, erano illuminati seppur redatti da uomini. Oggi bisogna trovare il modo di interpretarli diversamente e attualizzarli e ciò potrà essere fatto solo con l’aiuto delle donne che nonostante rappresentino metà dell’intera umanità spesso in questi testi ricoprono ruoli che riguardano la sfera intima e sono soggette alle decisioni maschili.

Il dibattito su questo argomento riguarda tutte le religioni e me ne occupo attivamente da alcuni anni , prima con la creazione del gruppo donne nella Consulta delle Religioni del Comune di Roma ed ora nel Coordinamento Nazionale di Religioni per la Pace ho il ruolo di coordinatrice di un gruppo di donne appartenenti a diverse fedi che con buona conoscenza dei loro testi sacri e tradizioni intendono approfondire il tema del ruolo femminile nelle religioni e del suo adeguamento ai tempi attuali in cui la parità dei sessi è una realtà nelle istituzioni laiche, nonostante le differenze e le difficoltà ancora esistenti nell’applicazione delle leggi, ma spesso non in ambito religioso.

Con il gruppo “Donne in dialogo”di Religioni per la Pace ci proponiamo di approfondire le nostre esperienze e conoscenze delle differenti tradizioni allo scopo di raggiungere un dialogo costruttivo che possa servire a individuare quale è l’origine delle preclusioni che impediscono alla donna di ricoprire ruoli che siano strategici nella società civile e religiosa.

Ci domandiamo se esiste l’equivalenza di genere che si evince al momento della Creazione. Infatti ad una attenta lettura si direbbe che le scritture esprimano meno pregiudizi e discriminazioni delle norme da esse derivanti ed imposte oggi dalle religioni. cerchiamo di analizzare più attentamente, esaminando i testi sacri e le diverse tradizioni, quale è il compito delle religioni nel riconoscere alle donne un ruolo che dia loro sicurezza, fiducia in se stesse, che crei equilibrio tra spiritualità e vita quotidiana e restituisca loro dignità, superando pregiudizi e stereotipi.

Poiché temiamo che atti violenti contro le donne possano essere anche dovuti ad una interpretazione non equilibrata delle normative religiose, in occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne (25 novembre 2014) abbiamo organizzato un convegno a Roma dal titolo “Un tetto di pergamena”- (“ Responsabilità delle religioni nel destino delle donne”), parafrasando “Il tetto di vetro” coniato dai movimenti femministi per indicare il limite, seppur invisibile, alla libertà delle donne; in questo caso il limite simbolico è la pergamena su cui sono redatti i testi sacri.

di Franca Coen

Dal convegno di al-Azhar una dura condanna dell’estremismo: “l’Islam dei jihadisti è falso” ( CAIRO , 5 Dicembre 2014)

L’estremismo che giustifica la violenza e il terrorismo, citando versetti del Corano, rappresenta una perversione della religione islamica, una comprensione distorta e manipolata degli scritti del Corano”

E’ con queste parole che il Grande Imam di al-Azhar, Ahmed al-Tayyeb, ha aperto il Convegno internazionale sul rapporto tra mondo islamico ed estremismo, organizzato presso la celebre università cairota, il più importante centro teologico dell’islam sunnita. “Gli estremisti e i terroristi – ha aggiunto – assumono nomi come quello dello ‘Stato islamico’ nel tentativo di esportare il loro falso Islam”. Al-Tayyeb ha quindi annunciato che l’università al-Azhar promuoverà studi per confutare le manipolazioni degli scritti coranici e corsi di formazione per fornire agli imam argomenti chiari e convincenti per respingere le teorie degli estremisti.

Insieme a una delegazione della Comunità di sant’Egidio, invitata dal Grande Imam, hanno partecipato al convegno circa 700 persone provenienti da 120 Paesi, studiosi e rappresentanti di istituzioni politiche, sociali e religiose, tra cui alcuni rappresentanti delle comunità cristiane d’Oriente.

Al convegno ha preso la parola anche il Patriarca copto Tawadros II, che ha ricordato come l’Islam sia una religione di tolleranza e non è responsabile delle atrocità compiute dai jihadisti.

Il convegno è stata quindi l’occasione di denunciare pubblicamente e con forza la perversione attuata dal Takfirismo, il movimento settario fondato nel 1971 da Moustafà Choukri, che considera la società islamica minacciata dagli “infedeli”, e definisce eretici, e meritevoli di morte, tutti i musulmani che non condividono il suo punto di vista.

Articolo di Lisa Palmieri Billig, Co-Presidente di Religions for Peace/Italia, sullo storico incontro ebraico-cristiano di Salerno

I vescovi italiani sponsor del colloquio internazionale ebraico-cristiano

Nei giorni scorsi si è svolto a Salerno un incontro che ha coinvolto leader ebrei e cristiani provenienti dall’Italia e da altre nazioni europee, dagli Stati Uniti, da Israele e dall’Iraq                                                                                                 

La città di Salerno è stata il teatro di un evento storico nei giorni scorsi (26-26 Novembre 2014).     Sotto l’egida della Conferenza Episcopale Italiana e organizzato da don Cristiano Bettega, Direttore dell’Ufficio Nazionale della Cei per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso (UNEDI), prestigiosi leader ebrei e cristiani provenienti dall’Italia e da altre nazioni europee, dagli Stati Uniti, da Israele e persino dall’Iraq, si sono incontrati, hanno parlato, ascoltato e delineato nuovi percorsi teologici ed educativi da cui non si può più tornare indietro. Si è stabilito infatti che ora l’unica mossa possibile è di andare avanti.

Questa era la prima volta che un’iniziativa di tale importanza per le relazioni ebraico-cristiane si è svolta sul suolo italiano con il patrocinio della Cei: era presieduta dal suo Segretario Generale, S.E. mons Nunzio Galantino, da S.E. mons. Mansueto Bianchi, presidente della Commissione per l’Ecumenismo e il Dialogo e da don Cristiano Bettega. Oltre 400 persone di tutte le età e provenienti da tutto il paese hanno riempito la sala della conferenze per 3 giorni, prestando la massima attenzione al continuo flusso di discorsi.

 L’incontro di Salerno è stato il frutto di un intenso dialogo interreligioso nato a Milano in decenni di amicizia e di incontri regolari tra il cardinale Carlo Maria Martini  e l’ex rabbino capo della città, il Prof. Giuseppe Laras, ora Presidente delle Corti Rabbiniche del Centro e Nord Italia.

 Nel corso dell’incontro è stato rivelato un momento toccante di intimità tra il cardinale e il rabbino. E’ stato detto che un giorno prima della morte il Cardinal Martini, avesse chiesto di ricevere la benedizione del Rabbino Laras, presente al suo capezzale. Ciò fu fatto, e, a sua volta, il Rabbino Laras, ricevette quella del Cardinale Martini.

 I principali artefici del Colloquio di Salerno sono stati il cardinale Francesco Cocopalmerio, ex vescovo ausiliare di Milano e ora Presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi assieme al Rev. Bettega e, da parte ebraica, il rabbino Laras e Vittorio Bendaud, Coordinatore della fondazione Maimonide.

 Il Cardinale Coccopalmerio ha ricordato che “Tra I messaggi più preziosi che il Cardinale Martini ci ha lasciato possiamo senz’altro considerare l’amore per il popolo di Israele:  egli ce lo ha insegnato, sia con la parola che con l’esempio:” Riferendosi poi a Rom.11,29 ha sottolineato che “Israele è il popolo dalle promesse divine mai revocate, ‘perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili!’ Da ciò logicamente deriva la ormai chiara falsità della dottrina cosiddetta della sostituzione, secondo la quale la Chiesa, nuovo popolo di Dio avrebbe sostituito Israele, precedente popolo di Dio.  Nessuna sostituzione e, soprattutto, nessuna possibilità di tale sostituzione!” dice il Cardinale.  “Noi cristiani diciamo con convinzione, però con umiltà che la Chiesa è il popolo di Dio o è il nuovo popolo di Dio.  Ma rifiutiamo con pari convinzione di ritenere che il popolo di Israele non sia più il popolo di Dio.  Il popolo di Israele era un tempo, è attualmente e sarà sempre il popolo di Dio.!”  Quindi, concludeva, “immediatamente illogico e inaccettabile appare ogni desiderio o, peggio, ogni tentativo di convertire gli ebrei alla fede cristiana.”

 Questi ed altri concetti sono stati ripresi ed esplorati in profondità da altri eminenti oratori cristiani, quali ad esempio S.E. Mons. Bruno Forte, Arcivescovo di Chieti-Vasto e membro della Commissione della Cei per l’ecumenismo e il dialogo; il Prof. Pierre Lenhardt della Ratisbonne Christian Center for Jewish Studies; il Biblista Mons. Luigi Nason; Mons Finantonio Borgonovo, Arciprete del Duomo di Milano; Mons. Simone Giusti, vescovo di Livorno; Il professor Daniele Garrone, Pastore della Facoltà teologica valdese; il p. Philipp Renczes, Rettore del Centro Cardinal Bea per gli Studi ebraici, Frére Giovanni Di Taizé e Sr. Mary Ragazzi, Professore presso l’Union Theological Seminary di New York.

Anche Mons. Forte ha parlato dell’alleanza eterna…la fede cristiana e Israele, la sua ‘radice santa’ (cf Rom 11,16-18)Ha detto …molte delle interpretazioni, proposte nel passato per comprendere la relazione fra Israele e la Chiesa, devono essere abbandonate o superate.  Dal punto di vista storico i modelli interpretativi con cui la comunità cristiana si è rapportata all’antico Testamento sono andati dal dualismo di contrapposizione fra l’antico e il nuovo Israele, all’allegorismo di semplice sostituzione, all’uso strumentale delle testimonianze dell’antico Patto, alla ricerca di un ‘effettiva complementarietà.”  Tutto “non solo fu causa di immani sofferenze per il popolo ebraico…ma è anche motivo di impoverimento e di alienazione per lo stesso cristianesimo.”…”Ciò che occorre allora salvaguardare nel rapporto fra la Chiesa e Israele è il valore dell’antica Alleanza in se stessa e il permanente significato religioso d’Israele…l’Antico Testamento ha un valore strutturale, fatto proprio dallo stesso Gesù, ‘ebreo per sempre’.”

Gli oratori di parte ebraica erano tutti in rappresentanza dell’ebraismo Ortodosso. Per via di una improvvisa malattia, Rav. Laras non era presente, ma il suo discorso è stato letto dal podio. Laras ha affermato che “Non dobbiamo perdere mai la fiducia nei confronti del dialogo, cioè nella forza buona insita nella nostra e nell’altrui parola. I nostri doveri comuni, ha detto, sono 1) contrastare e fattivamente combattere  l’antisemitismo, 2)promuovere una convivenza umana dignitosa e il più possibile pacifica, 3) scongiurare…la profanazione del Nome di Dio dando credito e forza …a fanatismo, violenza e guerra 4) …”rafforzare…la nostra Santa Torah, esaltandone ancor più la bellezza, impreziosendola.”  Mentre rimaniamo fedeli alle nostre rispettive tradizioni, “Noi sentiamo che, quando Dio vorrà, le nostre strade, che nel passato si sono tanto divaricate ed allontanate l’una dall’altra, si ricongiungeranno. Questo cammino è già iniziato e, se persevereremo e investiremo in esso, con l’aiuto di HaShem, servendolo entrambi spalla a spalla, dimoreremo alla Sua presenza. Noi non sappiamo quando questo avverrà, ma avvertiamo che avverrà….

Tra gli altri oratori ebrei d’eccezione presenti ricordiamo il Rabbino Irving Greenberg Yitzhak Greenberg, professore presso il National Jewish Center for Learning and Leadership USA e sua moglie, Blu Greenberg, della Alleanza Femminista degli Ebrei Ortodossi; Il rabbino David Rosen, direttore internazionale per gli affari interreligiosi del AJC (American Jewish Committee) e membro della Commissione bilaterale tra Israele e la Santa Sede; il Rabbino Shlomo Riskin, presidente dell’OHR Torah Pietra Colleges, il Prof. David Meghnagi, direttore del programma di Master Internazionale in Didattica della Shoah di Università Roma Tre e il Rabbino Eugene Korn, Direttore Accademico del Centro per la comprensione ebraico-cristiana e la cooperazione in Israele.

Il Rabbino Rosen, in un’acuta analisi, ha analizzato le ragioni sia dell’opposizione che del supporto della comunità ebraica per il dialogo con la Chiesa …”. “Il punto di vista ebraico, storicamente negativo del cristianesimo, è sostanzialmente il risultato di ciò che gli ebrei hanno vissuto, in nome del cristianesimo … la cui immagine è ancora fortemente influenzata dal tragico passato”, ha detto. Tuttavia la visita di san Giovanni Paolo II in Israele, “a Yad Vashem, dove ha versato lacrime di solidarietà con la sofferenza ebraica …. e al Muro Occidentale, rendendo omaggio alla tradizione ebraica e ponendo lì il testo che chiede il perdono divino per i peccati commessi dai cristiani nei secoli contro gli ebrei … sono state rivelazioni incredibili per gran parte della società israeliana….Una delle conseguenze significative della sua visita è stata la creazione della Commissione Bilaterale tra il Gran Rabbinato di Israele e la Commissione della Santa Sede per i rapporti religiosi con l’ebraismo. Oggi siamo certamente entrati in una nuova fase in termini dell’impegno ortodosso ebraico con il mondo cristiano …”.

Rabbi Rifkin ha parlato dei doni dell’ebraismo, l’etica e il monoteismo; Blu Greenberg ha dato una ispirata lezione in esegesi biblica ebraica dei dieci comandamenti; il Rabbino Eugene Korn ha presentato una sintesi stimolante del suo libro, “Ripensare il Cristianesimo: le posizioni e le possibilità rabbiniche”, ora disponibile anche in italiano.

L’analisi ebraica del cristianesimo da parte di Rabbi Korn è stata spesso presentata in collaborazione con la professoressa Suor Mary Boys, che offre una perspettiva cristiana sul “ripensare” le relazioni storiche del cristianesimo con gli ebrei. Lei ha costruito una tesi chiara e dettagliata per “collocare i testi nel loro contesto storico” come chiave per superare vestigia di stereotipi antiebraici e sottolineando “l’importanza di una rinnovata attenzione allo studio biblico – non solo esegesi, ma anche interpretazione”.

Il Rabbino Greenberg ha discusso i punti in comune e le differenze delle nostre due “religioni della redenzione“. Le differenze tra le nostre due fedi, ha detto, “… sono secondarie rispetto a quello che abbiamo in comune – soprattutto se si considera – come faccio io – che era intenzione di Dio raggiungere le nazioni attraverso il cristianesimo assieme al mantenimento dell’alleanza con Israele.” Per quanto riguarda” la missione della nostra epoca“, ha detto “ringraziamo Dio per il privilegio di essere vivi in questo momento e per la concessione della possibilità di riparare la nostra storia e di unirci insieme per riparare il mondo di Dio.”

Con un tocco di umorismo ebraico, il rabbino Greenberg ha concluso il suo discorso con una azzeccata barzelletta. “Finalmente arriva il Messia e convoca una conferenza stampa. Risponde a tutte le domande, al chè gli viene chiesto: “è la Sua prima o seconda venuta?”, e Lui: “No comment”.

Oltre ai discorsi, la platea ha potuto ascoltare alcune belle preghiere vocali delle tradizioni ebraiche e cristiane. E, infine, un focus sulla crisi che sta mettendo alla prova tutti noi è stato dato dal Rev. Georges Jahola, che vive a Mosul. Ha presentato una testimonianza molto commovente, chiedendo aiuto per la sorte dei cristiani la cui sopravvivenza è minacciata oggi in Iraq.

Lisa Palmieri Billig  (Vatican Insider / LA STAMPA)