Roma, 30 Ottobre 2014 : SI INAUGURA ALLA FONDAZIONE SANTA LUCIA LA “STANZA DEL SILENZIO”

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SI INAUGURA ALLA FONDAZIONE SANTA LUCIA LA “STANZA DEL SILENZIO” 

All’interno della struttura sanitaria creato un ambiente di preghiera e raccoglimento concepito per essere utilizzato da appartenenti a tradizioni religiose diverse. Alla cerimonia invitati esponenti di varie religioni.

L’IRCCS Fondazione Santa Lucia in collaborazione con Religions for Peace – Italia ha allestito all’interno della sua struttura la “stanza del silenzio”, un ambiente di preghiera e raccoglimento concepito in modo da poter essere utilizzato da appartenenti alle varie tradizioni religiose oltre che, naturalmente, da quanti vogliano trovare uno spazio di raccoglimento e aprirsi a momenti di spiritualità.

L’iniziativa è tra le poche esistenti in Italia all’interno di ospedali e realtà sanitarie ed acquista – in un momento delicatissimo dal punto di vista religioso sul piano nazionale ed internazionale – una valenza etica tutta particolare.

L’inaugurazione della “stanza del silenzio”, strategicamente collocata in posizione facilmente raggiungibile da pazienti, familiari e operatori, è prevista per giovedì 30 ottobre alle ore 15:00.  Sarà presente S.E. Mons. Zygmunt Zimowski Presidente del Pontificio Consiglio per la Pastorale degli Operatori Sanitari. Alla cerimonia sono stati invitati il Rabbino Capo di Roma Rav. Riccardo Shmuel Di Segni, il Pastore della Chiesa Valdese di Roma Rev. Antonio Adamo, il Segretario Generale del Centro Islamico Culturale d’Italia Dott. Abdellah Redouane, il Presidente dell’Unione Induista Italiana Dott. Franco Jayendranatha Di Maria, il Vice Presidente dell’Unione Buddista Italiana Dott. Maria Angela Falà, il Dirigente Nazionale della Comunità Bahà’ì Dott. Guido Morisco.

Successivamente, nel centro congressi della Fondazione, alle ore 15:30, sarà proiettato il film documentario “Il cuore dell’assassino” (di Catherine McGilvray, prodotto da Renato Spaventa – Catherine McGilvray – Arnaldo Colasanti) la cui particolare tematica è strettamente legata ai rapporti e ai conflitti tra tradizioni religiose di segno diverso. Al termine della proiezione ci sarà un dibattito a cui parteciperanno gli autori e gli attori del film.  A tutti gli intervenuti sarà distribuito in omaggio il calendario 2015 di Religions for Peace.

MESSAGGIO DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER IL DIALOGO INTERRELIGIOSO IN OCCASIONE DEL DEEPAVALI 2014

CRISTIANI E INDU’. INSIEME PER PROMUOVERE LA CULTURA DELL’ “INCLUSIONE”

Cari amici indù,

1. Il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso è lieto di porgervi gli auguri in occasione della festa di Deepavali che, quest’anno, ricorre il 23 ottobre. Possa la Luce Trascendente illuminare i vostri cuori, le vostre case e comunità, e possano tutte le vostre celebrazioni far approfondire il senso di appartenenza reciproca nelle vostre famiglie e nel vicinato, e ancor più l’armonia e la felicità, la pace e la prosperità.

2. Quest’anno vorremmo riflettere con voi sul tema “Insieme per promuovere la cultura dell’inclusione”. Di fronte alla crescente discriminazione, violenza ed esclusione in tutto il mondo, il ‘far crescere la cultura dell’inclusione’ si può, a ragione, considerare ovunque una delle aspirazioni più genuine della gente.

3. E’ vero che la globalizzazione ha aperto molte frontiere innovative ed ha offerto nuove opportunità di sviluppo, fra le quali, migliori servizi educativi e sanitari, accrescendo la consapevolezza del bisogno di democrazia e di giustizia sociale nel mondo, al punto che il nostro pianeta è veramente divenuto ‘un villaggio globale’, grazie anche ai moderni mezzi di comunicazione e di trasporto. Si deve anche dire, tuttavia, che la globalizzazione non ha raggiunto il suo scopo principale, che era quello di integrare le popolazioni locali nella comunità globale. Piuttosto, la globalizzazione ha inciso notevolmente su molti popoli facendogli perdere la propria identità socio-culturale, economica e politica.

4. Gli effetti nocivi della globalizzazione si sono fatti sentire a livello mondiale anche sulle comunità religiose che sono intimamente legate alle culture circostanti. Infatti la globalizzazione ha contribuito alla frammentazione della società e a far crescere in materia religiosa il relativismo ed il sincretismo così come ha condotto all’individualismo religioso. Il fondamentalismo religioso, la violenza etnica, tribale e settaria in varie parti del mondo sono ampie manifestazioni del malcontento, dell’incertezza e dell’insicurezza, diffusi fra la gente, in particolare fra i poveri e gli emarginati esclusi dai benefici della globalizzazione.

5. Le conseguenze negative della globalizzazione, come il diffondersi del materialismo e del consumismo, hanno quindi reso gli individui ancor più egocentrici, assetati di potere e indifferenti nei confronti dei diritti, dei bisogni e delle sofferenze degli altri. Ciò, come dice Papa Francesco, ha portato alla «‘globalizzazione dell’indifferenza’ che ci fa lentamente ‘abituare’ alla sofferenza dell’altro, chiudendoci in noi stessi» (Messaggio per la Giornata mondiale della Pace, 2014). Questa indifferenza genera la ‘cultura dell’esclusione’ (Cf. Discorso del Santo Padre Francesco agli aderenti al Movimento Apostolico Ciechi (MAC) e alla Piccola Missione per i Sordomuti, 29 marzo 2014), che nega i diritti dei poveri, degli emarginati e degli indifesi, così come le opportunità e le risorse che sono invece a disposizione di altri membri della società. Essi sono trattati come insignificanti, irrilevanti, sono considerati un peso, superflui, si possono usare e poi gettare via come oggetti. In diversi modi, lo sfruttamento dei bambini e delle donne, l’abbandono degli anziani, dei malati, dei diversamente abili, dei migranti e dei rifugiati, la persecuzione delle minoranze sono indicatori evidenti di questa cultura dell’esclusione.

6. Far crescere una cultura dell’inclusione diviene perciò una chiamata comune ed una responsabilità condivisa, che ci si deve assumere con urgenza. E’ un progetto che coinvolge tutti coloro che hanno a cuore la salute e la sopravvivenza della famiglia umana qui sulla terra e che si deve portare avanti in mezzo alle forze che perpetuano la cultura dell’esclusione e nonostante esse.

7. Come persone radicate nelle nostre rispettive tradizioni religiose e con delle convinzioni comuni, possiamo noi, indù e cristiani, unirci ai seguaci di altre religioni e alle persone di buona volontà per promuovere la cultura dell’inclusione in vista di una società giusta e pacifica.

Auguriamo a tutti voi un felice Deepavali!                                                                                  Jean-Louis Cardinal Tauran Presidente                                                                                        Miguel Ángel Ayuso Guixot, MCCJ Segretario