” Adamo, dove sei ? ” Così inizia la Meditazione / Preghiera di Papa Francesco a Yad Vashem

“Adamo, dove sei?”

foto papa francesco a Yad Vashem

Dove sei, uomo? Dove sei finito? In questo luogo, memoriale della Shoah, sentiamo risuonare questa domanda di Dio: “Adamo, dove sei?”. In questa domanda c’è tutto il dolore del Padre che ha perso il figlio. Il Padre conosceva il rischio della libertà; sapeva che il figlio avrebbe potuto perdersi… ma forse nemmeno il Padre poteva immaginare una tale caduta, un tale abisso! Quel grido: “Dove sei?”, qui, di fronte alla tragedia incommensurabile dell’Olocausto, risuona come una voce che si perde in un abisso senza fondo… Uomo, chi sei? Non ti riconosco più. Chi sei, uomo? Chi sei diventato? Di quale orrore sei stato capace? Che cosa ti ha fatto cadere così in basso? Non è la polvere del suolo, da cui sei tratto. La polvere del suolo è cosa buona, opera delle mie mani. Non è l’alito di vita che ho soffiato nelle tue narici. Quel soffio viene da me, è cosa molto buona (cfr Gen 2,7). No, questo abisso non può essere solo opera tua, delle tue mani, del tuo cuore… Chi ti ha corrotto? Chi ti ha sfigurato? Chi ti ha contagiato la presunzione di impadronirti del bene e del male? Chi ti ha convinto che eri dio? Non solo hai torturato e ucciso i tuoi fratelli, ma li hai offerti in sacrificio a te stesso, perché tu ti sei eretto a dio. Oggi torniamo ad ascoltare qui la voce di Dio: “Adamo, dove sei?”. Dal suolo si leva un gemito sommesso: Pietà di noi, Signore! A te, Signore nostro Dio, la giustizia, a noi il disonore sul volto, la vergogna (cfr Bar 1,15). Ci è venuto addosso un male quale mai era avvenuto sotto la volta del cielo (cfr Bar 2,2). Ora, Signore, ascolta la nostra preghiera, ascolta la nostra supplica, salvaci per la tua misericordia. Salvaci da questa mostruosità. Signore onnipotente, un’anima nell’angoscia grida verso di te. Ascolta, Signore, abbi pietà! Abbiamo peccato contro di te. Tu regni per sempre (cfr Bar 3,1-2). Ricordati di noi nella tua misericordia. Dacci la grazia di vergognarci di ciò che, come uomini, siamo stati capaci di fare, di vergognarci di questa massima idolatria, di aver disprezzato e distrutto la nostra carne, quella che tu impastasti dal fango, quella che tu vivificasti col tuo alito di vita. Mai più, Signore, mai più! “Adamo, dove sei?”. Eccoci, Signore, con la vergogna di ciò che l’uomo, creato a tua immagine e somiglianza, è stato capace di fare. Ricordati di noi nella tua misericordia

Grave attentato antiebraico nel cuore dell’Europa: nessuno rimanga indifferente al persistere della barbarie antigiudaica

Quattro vite di ebrei stroncate a Bruxelles da un attentato terroristico che ha preso di mira un luogo simbolo della cultura e della memoria ebraica nella città.

Contrastare la cultura del disprezzo , dell’odio e della banalizzazione della vita è compito di tutti, a partire dalle comunità religiose, che attraverso la preghiera e l’azione possono portare luce là dove l’ossessione dell’insicurezza e la paura dell’altro, alimentate dalle ideologie prevalenti nella modernità, possono spingere le personalità più fragili verso mostruosi progetti omicidi.
Vogliamo considerare le vittime di Bruxelles come dei “martiri della fedeltà” al proprio popolo, Israele.
La loro memoria sia in Benedizione!

VESAK 2014: una riflessione di Riccardo Venturini

VESAK

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Possiamo dire che non esista alcuna religione priva di qualche forma di festa. Anche se nella nostra cultura secolarizzata siamo portati a vedere le ricorrenze religiose come incisioni nella scansione del tempo “oggettivo” del calendario “utilitario”, le feste costituiscono i cardini dei vari sistemi calendariali, nati probabilmente proprio dalla necessità di stabilire il tempo “giusto” per le feste periodiche. Rito essa stessa, la festa costituisce anche la cornice all’interno della quale diversi riti sono celebrati.

Dal punto di vista religioso, la festa non è una mera “commemorazione”, ma comporta la sospensione del tempo ordinario, il tempo profano della durata, per far posto a un tempo diverso, sacro, che irrompe in quello comune e conferisce significato all’esistenza. E anche nelle feste “laiche”, pubbliche o private, si può osservare il permanere di questa diversità nell’uso di particolari cibi o vestiti, riconosciuti appunto come festivi.

Il buddhismo, in quanto religione, non fa eccezione e, nei vari Paesi in cui si è inculturato, possiamo trovare numerose festività. In tempi recenti, da parte del World Fellowship of Buddhists, si è convenuto di rendere il giorno di luna piena del mese di maggio (da qui il significato del termine Vesak che, nel calendario Hindu, indica il mese lunare di aprile-maggio) una festa pubblica in onore del Buddha. Attualmente, il giorno del Vesak è osservato dall’Organizzazione delle Nazioni Unite e, nel nostro Paese, in base all’intesa tra l’Unione buddhista italiana e il Governo, si celebra l’ultima domenica di maggio, per ricordare la nascita, l’illuminazione e la morte (o parinirvana) del Buddha storico. Il Vesak consente anche di vivere occasioni di socialità differenti da quella ordinaria, realizzando, come afferma l’Unione buddhista italiana, un «incontro tra i vari Centri e le rispettive comunità di praticanti, un momento di preghiera comune, un momento di studio ed approfondimento del Buddhismo e delle sue relazioni con la società italiana ed anche un momento di festa e di gioia per aver incontrato gli Insegnamenti del Buddha».

Va d’altra parte ricordato che, in una visione strettamente non-dualista come quella propria del buddhismo, in particolare mahayana, in cui sacro e profano non sono disgiunti e il Nirvana coincide col samsara, la distinzione di un tempo sacro da un tempo profano non avrebbe senso. Tuttavia, la nostra mente ordinaria, immersa nelle attività del mondo convenzionale sembra avere, paradossalmente, bisogno di “separarsi” per ritrovare l’unità, realizzando in tal modo il non-dualismo nel dualismo.

Riccardo Venturini