Filippine, la pace dopo 40 anni di lotte. Firmato l’accordo tra il governo e il Fronte islamico di liberazione moro

Le autorità Filippine e i ribelli del Fronte islamico di liberazione moro (Milf) hanno raggiunto un accordo di pace per mettere fine a oltre quarant’anni di lotte nel sud del paese, che hanno causato la morte di migliaia di persone. Lo riporta la Bbc online. Il documento è stato firmato a Kuala Lumpur, in Malesia. L’accordo per l’autonomia del Bangsamoro, nella regione di Mindanao nel Sud del paese, insieme ad altri tre, è parte di una road map che stabilisce lo scioglimento del movimento e la consegna della armi da parte dei ribelli, in cambio di un ruolo di autonomia nel sud del paese, aprendo ad un trattato di pace definitivo e completo. Il Fronte, nato da una rottura interna tra i separatisti islamisti, mirava alla secessione dalle Filippine e alla creazione di uno stato islamico comprendente le isole Sulu, Palawan e Mindanao teatro di numerosi attacchi nel corso degli anni. Si stima che dal 1971 siano stati più di 150 mila i flippini morti nel Sud del paese nel conflitto per l’indipendenza cominciato poco dopo la fine della sudditanza dagli Stati Uniti nel 1946.

Roundtable in Brussels: RELIGIONS HAVE A DUTY TO PROMOTE EQUAL CITIZENSHIP IN EUROPE

“Openness and tolerance are fundamental for a good society” stated Secretary of State of the German State of Hessen Mr. Mark Weinmeister in the Roundtable convened by ECRL in cooperation with Brussels office of the Council of Europe (CoE) and hosted by the State of Hessen.  CoE ambassador Torbjørn Frøysnes pointed out that conventions and legal frameworks are in place to secure citizenship with equal treatment.  Active participation from all groups in society is needed to secure their implementation, and religious leaders have particularly opportunities and responsibilities to contribute.

The Roundtable that took place 27th March that was moderated by ECRL Moderator Thomas Wipf brought around 35 participants from Council of Europe, EU Commission, EU member state missions, human rights organisations, religious communities and NGOs together with members of ECRL under the theme: “Welcoming the Other: Equal citizenship in Europe – the contribution of religion”.   ECRL General Secretary Stein Villumstad suggested in his introduction that citizenship goes beyond the legal framework.  There are social aspects that represent the mutual social responsibility that needs to be part of an inclusive society and spiritual aspects that represent values that are for the common good and claimed that “Religious and belief communities are well placed to promote an inclusive ‘we’ society, in which freedom of religion or belief is not only respected but promoted.  ‘Citizenship’ should be the sense of fraternity in diversity, and religion and belief in the public sphere should be visible contributions to a ‘wholesome society’”.

Brigitte Degen from the European Commission reviewed the outcome of “2013, European Year of Citizens”, and pointed particularly to the broad engagement of civil society through “The European Year of Citizens Alliance (EYCA)”.  Through broad consultations the alliance came up with a number of recommendations for follow-up. Recommendations are formed around three main themes: Active European citizenship as a project of society, An open and inclusive European democracy, and One European democreacy, three democratic pillars (see http://ey2013-alliance.eu/itsabouteuropeitsaboutus/ ) Degen formulated the following challenge to the roundtable:  “Most of  these policy recommendations are in line with ECRL recent Declarations. How can ECRL members reinforce those inclusion, solidarity, equality and non-discrimination messages?”

Ilya Subbotin of Council of Europe gave an overview of the European Social Charter, and pointed out that everyday living conditions, including workplace, health and education are important factors for achieving true participation in the society.  He encouraged religious communities to actively monitor the implementation of the provisions in the Social Charter, with reference to its Article 17 about dialogue and promoting a “New Narrative”.

Minorities are often vulnerable to discrimination, and Mark Barwick of Human Rights Without Frontiers posed the question:  “What can religious leaders and communities do to promote greater inclusion and equal citizenship?” and he goes on: “ I propose three words that can help guide us in our response to this question: Respect, Understanding and Solidarity”, and in conclusion he summed up: “In the end, as religious leaders and communities live respectfully, are intentional about promoting greater understanding and act in solidarity with one another in these ways, they begin to see that the Other is really not another after all. It is really about us, it is about becoming more human and living humanely in our diverse societies. It is about equal citizenship and the best that democracy has to offer.”

ECRL council member Rabbi Arie Folger challenged the European trend of showing disrespect for religious traditions, including male circumcision, use of religious symbols in the public space and removal of teaching about religion in educational institutions.  Through these attempts, he claimed, religious followers, particularly from minority traditions, will be regarded as less than equal citizens.  Council member Bhai Sahib Bhai Mohinder Singh commented that language is a problem: “We need a better understanding about each other, and we do not yet have the language to share the realities of our worldviews”.  ECRL council member Bharti Tailor raised the question of recognition of religious communities by governments.  She was referring to Hindu communities that were not recognized in some European countries:  “How can we be equal citizens if we are not recognised?”

The roundtable did not come up with concrete recommendations, but the exchanges based on the introductions clearly indicated the need to improve interaction between stakeholders in the European society in order to promote equal citizenship for all

Gerusalemme 30 marzo 2014: DONNE DI FEDE PER LA PACE

muro occidentale gerusalemme e cupola della roccia Gerusalemme, città simbolo delle tre religioni monoteiste

Domenica 30 marzo 2014, 8 donne leader di 5 religioni della Terra Santa presenteranno la loro esperienza di dialogo e di riconciliazione, durante l’incontro “WOMEN OF FAITH FOR PEACE”, a partire dalle ore 15 presso The Jerusalem Cinemateque in Gerusalemme. Al termine, si terrà la presentazione di Aurora Network, per la prima volta a livello internazionale. L’iniziativa è organizzata da Aurora Network e Fondazione Fontana Onlus, con la collaborazione di Fondazione Fidapa onlus e The Jerusalem Cinemateque.

 Sarà relatrice Adina Bar-Shalom, vincitrice del prestigioso premio Israel for Life e proposta alla presidenza di Israele.

Saranno presenti l’ambasciatore italiano Francesco Maria Talò e la giornalista Maria Cecilia Sangiorgi.

Interverranno: Adina Bar Shalom, ebrea ortodossa; Faten Zenaty, musulmana, Nuha Farran, cristiana; Suha Ibrahim, impegnata per le donne beduine; Basema Halabi, drusa; Tehilabila Barshalom, ebrea; Dganit Fachima, haredi.

 Proprio nella città emblema dell’incrocio-scontro di culture e religioni, Aurora Network vuole spendere il proprio impegno per suscitare un dialogo interreligioso a partire dalle donne: donne di fede per un cammino di riconciliazione, donne leader impegnate concretamente nella direzione dell’apertura, dell’incontro, dello scambio e della pace.

 AURORA, nei suoi due settori AuroraVision e Aurora Network, nasce dall’incontro tra la comunità Nuovi Orizzonti, fondata da Chiara Amirante, e Lia G.Beltrami.

AURORA NETWORK è una rete di donne e uomini che nelle diverse parti del mondo portano avanti, nella verità, i valori del dialogo, della vita e del cammino di riconciliazione e di pace.

AURORA VISION è un centro di produzione di film, documentari, reportages e format televisivi, comunicazione on line, per dare voce a chi non ha voce.

www.auroravision.it      www.facebook.com/auroravision

 FONDAZIONE FONTANA ONLUS è un’organizzazione non profit che dal 1998 opera a servizio della crescita globale della donna e dell’uomo per realizzare progetti di pace, cooperazione, solidarietà internazionale e educazione alla mondialità. Promuove la cultura della solidarietà sia a livello nazionale che internazionale, con un approccio dal basso, che parte dalla comunità. Ciò comporta un coinvolgimento della comunità sin dall’ideazione dei progetti/processi, attraverso il modello organizzativo della rete che sostiene, favorisce e gestisce forme di coordinamento tra soggetti diversi che operano nel campo della promozione umana.

Opera nella cooperazione internazionale principalmente in Kenya, Ecuador e Balcani, nell’educazione allo sviluppo con il programma World Social Agenda sugli Obiettivi del Millennio e nell’informazione con il portale www.unimondo.org. Ha prodotto, in collaborazione con la Provincia Autonoma di Trento, il filmato “Let’s make a difference” che viene presentato in questa occasione in prima nazionale per Israele.

www.fondazionefontana.org     www.unimondo.org

Chiara Lubich e le religioni, tessitori di unità

A Roma, dall’Aula Magna dell’Università Urbaniana, il 20 Marzo 2014, una testimonianza corale di membri di diverse religioni, sul cammino di dialogo aperto da Chiara Lubich. Il giorno precedente, l’udienza privata di una rappresentanza interreligiosa con Papa Francesco.

“Mentre siamo nell’oscurità e qualcuno ci porta una luce, non ci si chiede se costui è uomo o donna, giovane o anziano”, così con Chiara che “ci parlerà della luce che ha scoperto”. Sono diventate celebri le parole pronunciate dal Gran Maestro Buddista Ajahng Thong nel 1997 in Thailandia, durante la visita di Chiara Lubich in un monastero, su suo invito.

Non solo un ricordo, quello di oggi, ma un passo per lanciarsi verso il futuro, radicato nell’esperienza aperta da Chiara Lubich, ma vissuta da molti al di là delle diversità di ciascuno. “Ci siamo incontrati in diverse parti del mondo, scoprendo che possiamo diventare fratelli. Insieme siamo chiamati a continuare su questa strada e renderla realtà nel quotidiano. Una testimonianza corale, una polifonia, conferma di una scelta e impegno comune” – afferma Roberto Catalano, corresponsabile del Centro per il dialogo interreligioso del Movimento dei Focolari. E nel dirlo ha di fronte, tra la platea delle 500 persone radunate, i 250 che hanno partecipato ai 3 giorni precedenti di convegno interreligioso a Castel Gandolfo.

Tra loro, una rappresentanza di 20 persone di 8 religioni aveva incontrato Papa Francesco prima dell’udienza generale del 19 marzo: “Una figura paterna che aumentava la fratellanza fra noi”, ha commentato la teologa musulmana iraniana Shahrzad Houshmand, che ha consegnato al Papa una lettera a nome dei musulmani riuniti nel convegno organizzato dai Focolari, in cui si esprime “il profondo amore e rispetto per la Sua persona e per la mano tesa più volte verso i musulmani nel mondo”. Kala Acharya, indù, docente a Mumbai, riferisce di aver accolto con gioia l’invito del Papa a camminare senza fermarsi: “Anche per noi la gioia di camminare è più importante di quella dell’arrivare a destinazione”. A tutti poi il Papa ha chiesto: “Pregate per me”.

Arricchiti da questo momento, il convegno interreligioso ha aperto le porte per un pomeriggio pubblico. La sede scelta è la Pontificia Università Urbaniana, un’accademia caratterizzata dall’attenzione particolare alle culture dei popoli e alle grandi religioni mondiali. Il titolo è “Chiara e le religioni”, ma si potrebbe parlare anche di Chiara  e i credenti di diversi cammini religiosi. “Fra le sue grandi capacità quella che forse più di altre ha parlato al nostro mondo è stata il ‘saper dialogare’” – ha affermato la presidente dei Focolari Maria Voce.  “Aveva intuito, Chiara, che la strada dell’umanità poteva essere diversa, indirizzata alla pace, ma a condizione di un cambio radicale di mentalità” perché l’altro “non solo non è una minaccia, ma è un dono”. Quale il suo segreto? Maria Voce lo spiega così. “L’amore, che lei, cristiana, ha scoperto nel Vangelo e in Gesù, ma di cui ha trovato la presenza anche nelle altre fedi e culture”. Una proposta che trasforma così un “potenziale scontro di civiltà in un vero incontro di uomini e donne di culture e religioni diverse”.

Riflessioni sull’impatto del carisma di Chiara sul dialogo sono quelle proposte dal Card. Arinze, già Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, e che ha conosciuto personalmente Chiara Lubich: “I Focolarini e focolarine sono un popolo in cammino, in comunione, in movimento. Vanno nella periferia: escono, incontrano, dialogano, ascoltano e collaborano”.

(C) CSC Media

E, infine, una serie di testimonianze dal mondo musulmano, buddista, indù e dal mondo ebraico, mostra un poliedro dalle mille sfaccettature: il dott. Waichiro Izumita, giapponese, buddista della Risho Kosei Kai; il monaco tailandese Phra Thongrattana Thavorn, che ama farsi chiamare col nome che affettuosamente gli ha dato Chiara: Luce Ardente. Racconta del suo primo incontro faccia  a faccia con Chiara: “Fui travolto dalla sua persona, dai suoi occhi, la sua semplicità, la premura, il rispetto per quello che sono, l’ascolto profondo, dall’atmosfera indicibile… Mi parlò della sua vita cristiana, del carisma dell’unità… mi sento anche io un figlio suo, oltre che per la luce che ho ricevuto, per la passione di diffondere la luce dell’unità fra tutti”.  C’è il rabbino David Rosen, di Gerusalemme: “il comandamento di amare Dio ci richiede di seguire l’esempio di Abramo: fare in modo che Dio venga amato anche dagli altri. Questo lo vediamo nel Movimento dei Focolari”. Parlano poi l’Imam Ronald Shaheed, della Moschea di Milwaukee, tra i più stretti collaboratori dell’Imam W.D. Mohammed e Ahmer Al-Hafi, docente di religioni comparate in Giordania: “Chiara mi ha aiutato a capire il Corano in tutti i suoi sensi più profondi. Ho capito da Chiara che l’amore è l’essenza di Dio, e che la religione dell’amore è una”. E Vinu Aram, indù, presidente onoraria di Religioni per la pace, racconta di aver conosciuto Chiara da ragazzina, perché “amica dei suoi genitori”, e di averne scoperto da grande il messaggio, da cui si sente costantemente ispirata, nel cammino per “costruire un mondo unito, un mondo dove ciascuno possa sentirsi a casa”.